Concetti Chiave
- Antifonte, un sofista del V secolo a.C., critica la legge per la sua opposizione alla natura umana, che tende al benessere personale anche a scapito degli altri.
- Secondo Antifonte, gli uomini seguono le norme giuridiche non per loro natura, ma per paura delle conseguenze di eventuali trasgressioni.
- Il "patto sociale" è un accordo tra gli uomini per evitare la sopraffazione reciproca, stabilendo regole per garantire la loro conservazione.
- Le norme giuridiche sono imposte dagli stessi uomini per evitare un conflitto permanente di tutti contro tutti, che rappresenta la condizione naturale.
- Antifonte considera il patto sociale come una violenza inflitta alla natura, evidenziando la tensione tra legge e istinti naturali.
Antifonte e la natura umana
La riflessione sul rapporto tra natura e legge assume in alcuni sofisti un’importanza davvero centrale. Antifonte, per esempio, oppone in forma radicale i due termini, sostenendo che la legge prescriva una serie di norme che sono sostanzialmente contrarie alla tendenza naturale degli uomini. Nato nella seconda metà del V secolo a.C. ad Atene, dove vive e insegna durante la guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), egli ricopre infatti un ruolo piuttosto rilevante nello sviluppo delle teorie sulla natura umana e sulla vita in società. Gli uomini, secondo Antifonte, sarebbero portati per natura a ottenere la massima soddisfazione e il benessere personale, anche a scapito degli altri individui. I sistemi giuridici, invece, frenano questa tendenza naturale, costringendo gli uomini a non danneggiarsi a vicenda.
Il patto sociale e la legge
Di conseguenza ciascuno di noi si attiene a queste norme non perché le reputa naturali (e dunque in sintonia con il proprio intimo sentire), ma solo perché teme di subire le conseguenze che deriverebbero dalla loro trasgressione. Se si potesse commettere ingiustizia – pare perfino sostenere Antifonte – senza doverne pagare le conseguenze (per esempio rendendosi invisibili), lo si farebbe senza alcuna esitazione. Questo avverrebbe perché il principio naturale che guida le azioni umane è quello della sopraffazione. Tuttavia, temendo di finire vittime della sopraffazione altrui, gli uomini decidono di stipulare una sorta di “patto di non aggressione”, che viene garantito dalle norme giuridiche. Esse sono dunque stabilite dagli stessi uomini, i quali, temendo gli effetti che si produrrebbero nel caso di un perenne conflitto di tutti contro tutti (che è la condizione naturale), decidono di stipulare delle regole finalizzate alla loro conservazione.
La violenza della legge sulla natura
Il “patto sociale” viene dunque percepito come una violenza imposta alla natura. Non è sicuro che Antifonte sviluppi interamente il ragionamento che abbiamo riportato; non ci sono però dubbi che a partire dalla distinzione, da lui accettata e approfondita, tra natura e legge, tesi come quelle appena menzionate circolassero negli ambienti culturali della sofistica e siano state riprese e confutate da Platone.
Domande da interrogazione
- Qual è la posizione di Antifonte riguardo al rapporto tra natura umana e legge?
- Perché gli uomini seguono le norme giuridiche secondo Antifonte?
- Come viene percepito il "patto sociale" da Antifonte?
Antifonte sostiene che la legge impone norme contrarie alla tendenza naturale degli uomini, i quali sono portati a cercare il benessere personale anche a scapito degli altri. La legge, quindi, frena questa inclinazione naturale (testo).
Gli uomini si attengono alle norme giuridiche non perché le considerano naturali, ma per paura delle conseguenze della loro trasgressione. Se potessero agire senza subire punizioni, lo farebbero senza esitazione (testo).
Antifonte percepisce il "patto sociale" come una violenza imposta alla natura, poiché le norme giuridiche sono stabilite per evitare il conflitto naturale tra gli uomini, che tenderebbero a sopraffarsi a vicenda (testo).