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Nietzsche

Nietzsche (1844-1900 / tedesco)

La vita e le opere

Nel corso della sua vita non fu molto apprezzato, ma soltanto verso la fine della sua vita fu apprezzato, quando però lui ormai era in condizioni molto precarie.

Si appassiona alla filosofia di Schopenhauer, sarà un punto di riferimento importante, anche se lo criticherà dopo aver fatto una sua riflessione filosofica.

Sua opera principale: “Così parlò Zarathustra”.

Mentre stava a Torino impazzì, gli venne un attacco nervoso e lo chiusero in manicomio.

Nietzsche nazista?

Da questa mancata lucidità, lui è stato prima accusato di essere un anticipatore del nazismo, poi al contrario di non c’entrare nulla con il nazismo.

La sorella di Nietzsche pubblicò le sue opere e nelle ultime opere di Nietzsche si può vedere un carattere che sembra anticipatorio del nazismo.

I nuovi studi hanno analizzato che la sorella di Nietzsche ha maneggiato gli appunti di suo fratello ed ha garantito che Nietzsche non è nazista (?). Non si sa.

Alcuni elementi di esaltazione della violenza, di esaltazione di una élite superiore, di critica verso l’ebraismo, c’erano in Nietzsche, quindi qualche supposizione che Nietzsche fosse nazista c’era, ma dire che lo era per certo è troppo.

Lo stile e le fasi

Nietzsche ha uno stile un po’ particolare, che può essere interpretato da più punti di vista.

Lo stile di Nietzsche è difficile, complesso, strano per il mondo della filosofia.

All’inizio i saggi non sembravano strani, ma col passare del tempo i suoi ultimi saggi avevano uno stile più aforistico, profetico, turbolento.

I discorsi lunghi non servono a niente, perché gli aforismi, che sono ambigui e difficili, costringono il lettore poi a un lavoro personale, costringono il lettore a cercare di capire che cosa intende con le sue parole, quindi è un lavoro di interpretazione che porta a scavarti dentro.

Nietzsche vuole anche che il suo messaggio non sia troppo facile, non sia troppo aperto a tutti, perché ha un’idea che pochi possono comprendere, pochi possono arrivare alla verità, pochi possono diventare superuomo.

Fasi

  • 1) Periodo schopenhaueriano-wagneriano

In cui Nietzsche è particolarmente attratto dall’influenza di Schopenhauer.

  • 2) Periodo illuministico

Quello della filosofia del mattino.

  • 3) Periodo del meriggio

Dopo il mattino arriva il pomeriggio.

  • 4) La fase del tramonto

Dal mattino, pomeriggio e tramonto.

  • 5) La fase degli ultimi scritti

Quelli della pazzia e gli scritti di quando era ricoverato in manicomio.

La nascita della tragedia: periodo schopenhaueriano

Opera sospesa tra la filosofia e la filologia.

Si occupa della tragedia greca, vuole studiare questo genere letterario drammatico della tragedia greca.

E studiandola però si allarga una riflessione più ampia della cultura greca.

Noi siamo abituati a una cultura greca che esprime armonia e ordine, ma in realtà, dice Nietzsche, non è così. In origine il mondo greco non era affatto così, coesistevano nel mondo greco due spiriti:

Spirito apollineo

Spirito apollineo: Apollo è il dio della razionalità.

Spirito razionale, quello che cerca un ordine del cosmo, che cerca di ragionare, che cerca di capire e comprendere e trovare l’armonia.

Spirito dionisiaco

Spirito dionisiaco: Dioniso è il dio della dismisura.

Capiva che il mondo era caos, mancanza di senso, distruzione, era caotico.

E lo spirito dionisiaco portava ad accettare tutto questo.

Questi due spiriti convivevano, a seconda delle fasi storiche, convivevano in modo diverso.

Inizialmente non si mescolavano tra loro, poi però, dice Nietzsche studiando la tragedia, è arrivato un momento in cui gli spiriti si sono fusi ed è stato il momento in cui ha trionfato la tragedia attica, regione della Grecia dove si trovava il grande teatro dell’epoca.

Perché lo spirito apollineo viene ben espresso dall’epopea, dal fatto che in scena nella tragedia viene messo un mito, una storia, dove tutto ha un senso, dove le cose avvengono per uno scopo.

Ma in contemporanea sulla scena c’è anche il coro, che canta e fa musica, esprime il lato più caotico dell’esistenza, perché la musica è caos, la musica è mancanza di ordine, la musica è emotività.

Nella tragedia convivevano:

  • Ordine e caos
  • Epopea e musica
  • Equilibrio e disordine

Quindi questi due spiriti arrivano a compenetrarsi perfettamente.

Poi l’equilibrio si è rotto perché, dalla comparsa di Euripide, dal punto di vista letterario e teatrale, e dalla comparsa di Socrate, lo spirito razionale ha iniziato a sopraffare lo spirito dionisiaco, la razionalità ha iniziato a soffocare l’irrazionale, fino a farlo scomparire.

D’ora in poi si è creduto e si è sempre più pensato che il mondo greco fosse una civiltà occidentale, dimenticando la natura dionisiaca delle origini.

Dioniso e Schopenhauer

Schopenhauer ha detto che esiste una volontà di vivere che è la vera essenza del mondo, nascosta al di sotto della superficie delle cose, e questa volontà di vivere è caos, distruzione e disordine, è una forza libera e cieca.

Schopenhauer ha detto che c’è una patina che ci nasconde la verità sul mondo e questa patina di razionalità, di ordine, è il mondo fenomenico alla rappresentazione.

Al di là della quale si è squarciato il velo di Maya, troviamo il disordine, il caos, la volontà di vivere. Quindi Schopenhauer l’aveva già capito, Nietzsche lo descrive e lo fa proprio, è convinto che effettivamente la natura caotica del mondo sia stata nascosta.

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Sintesi

Nietzsche

La vita e le opere

Nietzsche, la vita e le opere: (1844-1900 / tedesco). Nel corso della sua vita non fu molto apprezzato, ma soltanto verso la fine della sua vita fu apprezzato, quando però lui ormai era in condizioni molto precarie. Si appassiona alla filosofia di Schopenhauer, che sarà un punto di riferimento importante, anche se lo criticherà dopo aver fatto una sua riflessione filosofica. Sua opera principale: “Così parlò Zarathustra”. Mentre stava a Torino impazzì, gli venne un attacco nervoso e lo chiusero in manicomio.

Nietzsche nazista? Da questa mancata lucidità, lui è stato prima accusato di essere un anticipatore del nazismo, poi, al contrario, di non c’entrare nulla con il nazismo. La sorella di Nietzsche pubblicò le sue opere e, nelle ultime opere di Nietzsche, si può vedere un carattere che sembra anticipatorio del nazismo. I nuovi studi hanno analizzato che la sorella di Nietzsche ha maneggiato gli appunti di suo fratello e ha garantito che Nietzsche non è nazista. Alcuni elementi di esaltazione della violenza, di esaltazione di un’élite superiore, di critica verso l’ebraismo, c’erano in Nietzsche, quindi qualche supposizione che Nietzsche fosse nazista c’era, ma dire che lo era per certo è troppo.

Lo stile e le fasi

Nietzsche ha uno stile un po’ particolare, che può essere interpretato da più punti di vista. Lo stile di Nietzsche è difficile, complesso, strano per il mondo della filosofia. All’inizio i saggi non sembravano strani, ma col passare del tempo i suoi ultimi saggi avevano uno stile più aforismatico, profetico, turbolento.

I discorsi lunghi non servono a niente, perché gli aforismi, che sono ambigui e difficili, costringono il lettore poi a un lavoro personale, costringono il lettore a cercare di capire che cosa intende con le sue parole. Quindi è un lavoro di interpretazione che porta a scavarti dentro. Nietzsche vuole anche che il suo messaggio non sia troppo facile, non sia troppo aperto a tutti, perché ha un’idea che pochi possono comprendere, pochi possono arrivare alla verità, pochi possono diventare superuomo.

Fasi

  • Periodo Schopenhaueriano-wagneriano, in cui Nietzsche è particolarmente attratto dall’influenza di Schopenhauer.
  • Periodo illuministico, quello della filosofia del mattino.
  • Periodo del meriggio: dopo il mattino arriva il pomeriggio.
  • La fase del tramonto: dal mattino, pomeriggio e tramonto.
  • La fase degli ultimi scritti, quelli della pazzia.

La nascita della tragedia

Ecco quali sono alcuni degli scritti di quando era ricoverato in manicomio.

La nascita della tragedia: (periodo schopenhaueriano). Opera sospesa tra la filosofia e la filologia, si occupa della tragedia greca, vuole studiare questo genere letterario e drammatico della tragedia greca. Studiandola, però, si allarga a una riflessione più ampia sulla cultura greca. Noi siamo abituati a una cultura greca che esprime armonia e ordine, ma in realtà, dice Nietzsche, non è così. In origine il mondo greco non era affatto così: coesistevano nel mondo greco due spiriti.

Spirito apollineo: Apollo è il dio della razionalità. È lo spirito razionale, quello che cerca un ordine del cosmo, che cerca di ragionare, che cerca di capire e comprendere e trovare l’armonia.

Spirito dionisiaco: Dioniso è il dio della dismisura. Capiva che il mondo era caos, mancanza di senso, distruzione, era caotico. E lo spirito dionisiaco portava ad accettare tutto questo. Questi due spiriti convivevano e, a seconda delle fasi storiche, convivevano in modo diverso.

Inizialmente non si mescolavano tra loro, poi però, dice Nietzsche studiando la tragedia, è arrivato un momento in cui gli spiriti si sono fusi ed è stato il momento in cui ha trionfato la tragedia attica, regione della Grecia dove si trovava il grande teatro dell’epoca. Lo spirito apollineo viene ben espresso dall’epopea, dal fatto che in scena, nella tragedia, viene messo un mito, una storia, dove tutto ha un senso, dove le cose avvengono per uno scopo.

Ma in contemporanea sulla scena c’è anche il coro, che canta e fa musica, esprime il lato più caotico dell’esistenza, perché la musica è caos, la musica è mancanza di ordine, la musica è emotività. Nella tragedia convivevano ordine e caos, epopea e musica, equilibrio e disordine. Quindi questi due spiriti arrivano a compenetrarsi perfettamente.

Poi l’equilibrio si è rotto perché, dalla comparsa di Euripide, dal punto di vista letterario e teatrale, e dalla comparsa di Socrate, lo spirito razionale ha iniziato a sopravanzare lo spirito dionisiaco. La razionalità ha iniziato a soffocare l’irrazionale, fino a farlo scomparire. D’ora in poi si è creduto e si è sempre più pensato che il mondo greco fosse una civiltà occidentale, dimenticando la natura dionisiaca delle origini.

Dioniso e Schopenhauer

Schopenhauer ha detto che esiste una volontà di vivere che è la vera essenza del mondo, nascosta al di sotto della superficie delle cose, e questa volontà di vivere è caos, distruzione e disordine, è una forza libera e cieca. Schopenhauer ha detto che c’è una patina che ci nasconde la verità sul mondo e questa patina di razionalità, di ordine, è il mondo fenomenico o della rappresentazione. Al di là della quale, squarciato il velo di Maya, troviamo il disordine, il caos, la volontà di vivere.

Quindi Schopenhauer l’aveva già capito, Nietzsche lo descrive e lo fa proprio, è convinto che effettivamente la natura caotica del mondo sia stata nascosta. La soluzione di Schopenhauer, però, era che noi dovevamo rifiutare la vita, rifugiarci da qualche parte in ascesi. Nietzsche pian piano inizia a capire che questa soluzione non gli va bene: noi non dobbiamo smettere di accettare le virtù dell’apollineo e dobbiamo accettare nuove virtù del dionisiaco.

Abituandoci all’apollineo e abituandoci alla razionalità abbiamo fatto nostre delle virtù che dicono “no” alla vita, che rifiutano la vita. Noi invece dobbiamo dire di “sì” alla vita, dobbiamo fare come Dioniso che balla, si diverte, gode della vita, non scappa, sviluppa le proprie passioni, si dà alla violenza, all’amore eccetera. Forse queste sono le vere virtù.

La storia e il passato

Poco dopo Nietzsche inizia a scrivere un’altra opera, anzi una serie di opere, le cosiddette “considerazioni inattuali”, tra le quali la più importante e la più famosa è “Sull’utilità e il danno della storia per la vita”, in cui affronta il tema della storia, un tema di grande interesse dell’Ottocento, un secolo di storicismo assoluto, in cui Hegel, Marx, il positivismo, tutti si occupano di storia e tutti vedono nella storia una chiave di volta per capire l’esistente reale, l’essere e il mondo. Nietzsche non è d’accordo con tutto ciò: per lui la storia ha più effetti negativi che positivi, perché l’uomo può rimanere paralizzato dalla storia.

Nietzsche è autore di un uomo nuovo, del superuomo, che supera l’uomo vecchio, che segna una cancellazione del passato, il passato che ci pesa, e noi dobbiamo liberarci di questo passato. Quindi la storia va ridisegnata, in chiave completamente diversa rispetto a come la filosofia la studia.

E inizia, in particolare, individuando tre tipi di storia che sono tipici dell’uomo, che lui chiama storia monumentale, storia antiquaria, storia critica.

La storia monumentale è la storia di chi guarda il passato per cercare nel passato dei modelli, degli esempi di grandezza: visto che qualcosa di grande è stato possibile in passato, forse posso fare qualcosa di grande anche in futuro. Tende a mostrare il passato più bello di quello che era, tende a portare il fanatismo nei confronti del passato, “esempi da replicare”.

La storia antiquaria è la storia in cui ci si sente eredi del proprio passato, ci si sente strettamente connessi al passato. Il problema è che questa storia spinge a guardare il passato rispetto al futuro, ti paralizza e non ti spinge ad andare avanti, ti affezioni al tuo passato e non vai oltre.

La storia critica è la storia che fa il processo al passato, che guarda il passato per prevederne difetti e limiti, quindi questa potrebbe essere una storia che porta al futuro, processare il passato per guardare avanti. Però anche questa è portata all’eccesso: ci porta a pensarci completamente staccati dal passato, quando non lo siamo mai del tutto. Quindi noi dobbiamo anche ricordarci che siamo legati al passato, non possiamo sbarazzarcene.

Quindi, se questi tre tipi di storia da soli portano degli eccessi che non vanno bene, la soluzione di Nietzsche è quella di ripensare alla storia come a qualcosa a cui guardare, fondendo questi tre spiriti. Se noi le mettiamo insieme, superiamo i limiti di ognuno e acquisiamo un nuovo e buon approccio nei confronti della storia, che va superata, ma ricordandosi che esiste.

Illuminismo e metamorfosi

Questo lo si vede anche quando Nietzsche affronta il cosiddetto periodo illuministico, perché, criticato Schopenhauer per il fatto di non aver mostrato come superare il dolore e il caos, criticato Schopenhauer perché spinge a scappare dalla vita, e superati i rotti rapporti anche con Wagner, Nietzsche cerca un nuovo metodo, una nuova soluzione dei problemi della vita e inaugura il periodo illuministico.

Derivato dall’Illuminismo come parola, ma non come nuovo atteggiamento, perché lui dall’Illuminismo vuole prendere soprattutto la metodologia e vuole una metodologia storico-genealogica, proprio perché la storia va superata ma bisogna anche capirla per superarla. Lui va a vedere nella storia come si sono formate certe credenze, certe civiltà; ha visto che queste credenze, questi fondamenti hanno un’origine storica, quindi hanno anche origine umana, e potremmo sbarazzarci più facilmente di tutto questo. Quindi bisogna capire l’origine del passato della nostra civiltà per smascherare l’inganno.

L’obiettivo però non è solo guardare al passato, è andare avanti. Per questo possiamo fare riferimento alle cosiddette tre metamorfosi dello spirito: l’idea inizia a essere questa, quella che bisogna fare un passaggio da cammelli, diventare leoni e da leoni diventare fanciulli.

Vuol dire che l’uomo occidentale, secondo Nietzsche, assomiglia a un cammello, è un uomo che si è piegato sotto il peso della storia, che si è piegato sotto il peso delle tradizioni, che porta con sé tutto il passato, e questo passato lo abbatte, non gli permette di dire sì alla vita, lo costringe a piegare la testa e obbedire a un costrutto valoriale che non è suo.

Allora l’uomo, se capisce veramente che questo passato che si porta sulle spalle, come un cammello, non è suo, deve ribellarsi contro questo passato e quindi deve passare da cammello al leone. Il leone è simbolo della fase distruttiva di Nietzsche, in cui si attacca al passato, si attacca alla storia, si diventa dinamite e, come un animale feroce, l’uomo deve scagliarsi contro tutto questo rifiutandolo, mostrandone anche la natura umana.

Ma il leone non è il punto di arrivo. Il leone è un punto di passaggio, perché poi dal leone bisogna diventare fanciullo: il fanciullo è simbolo del superuomo, cioè bisogna diventare uomini nuovi. Il fanciullo è il bambino rinato che, dopo aver demolito tutto, non si ferma a contemplare il deserto, ma lo ricostruisce, diventa artefice del proprio mondo, diventa il bambino creatore, che dà il significato alle cose.

La morte di Dio

Nietzsche, in questo racconto metaforico, che va interpretato, racconta che c’è un folle che va al mercato e con sé ha una lanterna. Arriva in mezzo alla folla che è presente al mercato dicendo che cerca Dio e la folla inizia a prenderlo in giro. Diceva che l’ha perso, che se l’è dimenticato, come se fosse, appunto, un pazzo da deridere.

Il folle, appena si sente preso in giro, scaglia a terra la sua lanterna, riguarda tutti con occhi infuocati e inizia a dire che lui sa dove è finito Dio, che loro l’avevano ucciso e che è morto e resta morto. Si lancia in una lunga tiritera dove accusa le persone attorno a lui e anche se stesso di aver ucciso Dio, e si chiede come è stato possibile un gesto così grande, come abbiano potuto fare qualcosa di così maestoso.

Si lancia in parole infuocate e anche terribili, che atterriscono il popolo che è lì presente al mercato, che lo guarda stupefatto. Poi questo folle se ne va via, pare che entri in qualche chiesa recitando una preghiera a favore di Dio, dicendo che Dio è morto anche nelle chiese. Però lui viene anche cacciato dalle chiese.

Ma cosa significa il racconto? Perché Nietzsche si esprime in maniera così dura? Cosa vuol dire che Dio è morto davvero? Nietzsche è ateo, come era Schopenhauer, ormai convinto che il mondo sia privo di senso. È ormai convinto che lo spirito dionisiaco sia l’unico spirito che ben rappresenta la verità sul mondo. Lo spirito apollineo è un inganno, un inganno che l’uomo ha inventato per sopportare la verità sul mondo, ma la verità è che non c’è senso, che la vita è completamente priva di senso, che il mondo è completamente privo di senso.

Siamo soli nell’universo, secondo Nietzsche, siamo persi, niente ha significato vero, tutto è inutile. L’uomo antico e anche l’uomo moderno, quando si rende conto di questo, non può sopportare una verità così tremenda e preferisce inventarsi tutta una serie di bugie, come bugie consolatorie, che gli permettono di sopportare questa verità.

L’uomo non può accettare che il mondo non abbia senso, che la sua vita non serva a niente, pertanto si crea delle bugie, si crea dei costrutti apollinei. La filosofia è un tentativo di spiegare il mondo quando il mondo non ha spiegazione del senso. Quindi l’uomo, da secoli, secondo Nietzsche, si racconta delle bugie perché non vuole accettare la verità e queste bugie sono esemplificate da Dio.

Dio è la più antica delle nostre bugie, afferma Nietzsche, Dio è il simbolo di tutte le illusioni metafisiche. Per Dio tutto ha un senso: questa è una bugia consolatoria per non accettare la verità, e Dio è il simbolo di tutte le bugie. Quando, quindi, il folle va al mercato e dice che Dio è morto, intende dire che la nostra fede in tutte queste bugie sta crollando e non ve ne siete ancora accorti.

La morte di Dio è già avvenuta, ma voi non l’avete ancora capito. Tutte le fedi sono illusione.

Chi è il superuomo

Fase del meriggio. Tutto questo porta Nietzsche alla fase del meriggio e a “Così parlò Zarathustra”, una sua opera importante. È un’opera strana, scritta con un linguaggio profetico, quasi paragonabile al Vangelo. Zarathustra è un profeta che va in giro a predicare l’avvento del superuomo e si esprime per parabole, per esempio, per frasi spesso criptiche, incontra dei personaggi che quasi fungono da apostoli, ha contatti con gli animali, eccetera.

È un personaggio molto particolare, come il libro. Sceglie Zarathustra come personaggio perché ha ritenuto lui il responsabile, il primo ad aver creato un altro mondo per l’assenza a questo mondo e quindi, visto che lui ha colpito nel segno, ha fatto quello che poi Platone aveva fatto in Occidente, allora lui deve essere responsabile dello svelamento che non c’è un altro mondo.

Però soprattutto Zarathustra presenta la figura del superuomo, una figura nuova, una figura che deve superare tutti i problemi che abbiamo visto finora, perché il superuomo è uno stato evolutivo. L’uomo normale, l’uomo che abbiamo visto fino adesso, l’uomo che la civiltà occidentale ha partorito, non può sopportare queste verità e vuole vivere nelle illusioni.

E allora c’è bisogno che l’uomo faccia uno scatto evolutivo, diventi qualcos’altro. Bisogna superare quello che Nietzsche, nello Zarathustra, chiama l’ultimo uomo: è l’uomo moderno, l’uomo che crede di essere felice, che crede di aver raggiunto il progresso, ma sono tutte illusioni. Devi superare l’ultimo uomo e diventare superuomini.

Cosa vuol dire superuomo? Cosa fa questo superuomo, che caratteristiche ha il superuomo? Il superuomo è un uomo che dice di “sì” alla vita, smette di cercare consolazione in altri mondi che non esistono, smette di rifugiarsi nell’apollineo, che è tutta un’illusione.

È un uomo che vive unicamente e dice “sì” a tutto ciò che la vita terrena offre, che non scappa, ma affronta la vita. È dolore, il superuomo accetta il dolore. L’uomo quindi deve cambiare, deve trasvalutare i propri valori, perché finora la civiltà occidentale si è abituata a dei valori, tipo quelli del cristianesimo, finalizzati alla vita ultraterrena. Se non c’è questa vita ultraterrena, bisogna cambiare i valori.

Bisogna che il superuomo accetti che Dio è morto e che non c’è più nessuna illusione. Uccidere Dio vuol dire anche diventare dei di noi stessi. Diventare superuomini vuol dire usare una capacità propria del superuomo, la cosiddetta volontà di potenza, per creare nuovi valori, dare nuovi significati.

L’eterno ritorno dell’uguale

Il tempo non ha un vero significato. Il tempo ci porta sempre a guardare avanti, sempre nella prospettiva del futuro. Nietzsche però dice che il tempo è un cerchio, tutto ritorna. Ad esempio, passa il 2022, arrivano gli altri anni, il mondo finisce e ricomincerà esattamente uguale, oppure il serpente che si morde la coda.

La critica alla morale

Nietzsche dice che la morale è una morale che dice di no alla vita, quindi bisogna sbarazzarsi di questa morale. Per farlo usa il metodo genealogico, cerca di andare alle origini. Nietzsche dice che la morale non è un’invenzione eterna, è un’invenzione umana. La morale ha uno scopo ben preciso, ad esempio permettere a chi è al potere di rimanere al potere. La voce della nostra coscienza, per Nietzsche, è la voce delle classi dominanti.

La morale va sempre rifiutata perché è inventata dall’uomo, per rovinare l’altro uomo. Il superuomo non si fa dominare, quindi rifiuta il dominio degli altri. Sulla base dell’accettazione della vita, Nietzsche opera la critica della morale e del cristianesimo, che è alla base della cultura occidentale, ritenuti responsabili dell’atteggiamento antivitalistico della cultura occidentale.

La morale, da sempre considerata evidente di per sé, è invece per Nietzsche un problema e va pertanto “guardata” con sospetto. Nietzsche conduce un’analisi genealogica della morale, per scoprirne la genesi psicologica effettiva e mostrare il carattere storico dei valori etici e le motivazioni umane, troppo umane, che ne sono alla base.

Tale metodo genealogico è come una “chimica delle idee e dei sentimenti”, che consente di scomporre in parti semplici la morale per demistificarla, smascherarla. Nietzsche riflette, ad esempio, sul valore fondamentale del cristianesimo, l’amore per il prossimo, che in realtà non è altro che un anelito verso una nuova proprietà: di fatto, colui che si pone come benefattore di affetto aiuta la persona che soffre per impossessarsene, per renderla dipendente da sé.

Pertanto, i valori etici sono uno strumento di dominio, il risultato di una prospettiva di proprietà. Nietzsche prosegue con il ricostruire la storia della morale.

  • Morale dei signori, che si incarna nelle aristocrazie del mondo classico ed è imperniata su valori vitali quali la forza, la salute, la fierezza, la gioia.
  • Morale degli schiavi, che sgorga da un sentimento di debolezza e di risentimento; è improntata ai valori antivitali dell’umiltà, della pietà, della bontà. Risentimento = odio impotente dei deboli verso i forti, ovvero verso ciò che inconsciamente vorrebbero essere; tale odio è teso a sottomettere i forti attraverso una tavola di valori antivitali.

La morale degli schiavi si incarna storicamente nel popolo ebreo, popolo sacerdotale per eccellenza, per poi estendersi al di là di questo gruppo mediante il cristianesimo, che è dunque religione di massa, nonché negazione istituzionalizzata della volontà di vivere.

I vari nichilismi

Avendo Nietzsche disvelato le presunte certezze religiose e metafisiche, il nichilismo diviene la categoria fondamentale del suo filosofare. Secondo il filosofo, è possibile dare al termine due accezioni di significato:

  • “La volontà del nulla”, ovvero ogni atteggiamento di fuga e rinuncia nei confronti del mondo, che egli vede incarnato nel platonismo e nel cristianesimo.
  • La situazione dell’uomo moderno e contemporaneo che, non credendo più nei “valori supremi”, né in un senso o scopo metafisico delle cose, finisce per avvertire, di fronte all’essere, lo sgomento del vuoto e del nulla.

Questo venir meno dei valori supremi cui l’Occidente, a partire da Platone, si è affidato, scaturisce dall’illusione svelata come tale, a cui però subentra un equivoco: eliminati quei valori, si tende a considerare la mancanza di ogni altro tipo di valore; si cade così nello svuotamento totale di senso.

Nietzsche si dichiara nichilista, avendo dimostrato il carattere menzognero delle presunte verità, in modo tale da superare il nichilismo stesso. A tal proposito, distingue due tipi di nichilismo:

  • Nichilismo attivo, che consiste nel mettere in discussione i valori della tradizione, non ponendone però di nuovi.
  • Nichilismo passivo, che produce un atteggiamento di arrendevolezza e di stordimento di fronte all’insensatezza del mondo.

Nietzsche rifiuta il nichilismo passivo e procede oltre quello attivo, tendendo a un nichilismo radicale che deve, dopo aver annullato i valori supremi, riproporre un nuovo senso delle cose.

Da qui la figura del superuomo, che deve proporre un senso alla caotica mancanza di senso del mondo, deve reinventare il senso del mondo, ma non attraverso altre favole, piuttosto nella consapevolezza che il mondo è caos e che l’uomo ne è al centro e lo interpreta. Il superuomo, insomma, dovrà sopportare la morte di Dio, l’annullamento dei valori e riemergere, ovvero rielaborare la sua condizione nel mondo.

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