Concetti Chiave
- L'opinione pubblica italiana era prevalentemente neutralista, con molti che preferivano non schierarsi né a favore né contro l'entrata in guerra del paese.
- Giovanni Giolitti, pur avendo precedentemente condotto guerre, si oppose all'entrata in conflitto per motivi economici e militari, prevedendo un disastro per l'Italia.
- I cattolici, sostenuti dal papato, erano contrari a combattere contro l'Austria-Ungheria, temendo le pesanti conseguenze umane della guerra.
- Il partito socialista italiano si schierò a favore della neutralità, mantenendo una posizione intermedia senza opporsi attivamente alla guerra.
- Nonostante l'euforia di altri partiti, in Italia non ci fu un clima di entusiasmo per la guerra, con il partito socialista che adottò il motto "né aderire né sabotare".
L'opinione pubblica italiana
L’opinione pubblica italiana era formata perlopiù da neutralisti, ossia da coloro che decisero di non prendere parte alla guerra e di rimanere in una posizione neutrale, né a favore e né contro l’entrata in guerra dell’Italia.
Giovanni Giolitti e la neutralità
Tra i neutralisti è sicuramente da prendere in considerazione lo stesso Giovanni Giolitti che aveva governato fino al 1914. Egli era neutralista non perché era contrario alla guerra (infatti lui stesso mosse guerra all’impero ottomano per la conquista della Libia), ma per il fatto che essendo un uomo abile ed esperto del governo, sapeva benissimo che la guerra sarebbe durata a lungo e sapeva anche benissimo che l’Italia dal punto di vista economico e militare non era in grado di sostenere e fronteggiare al meglio questa guerra di lunga durata. Secondo Giolitti infatti sarebbe stato un vero e proprio disastro.
Il ruolo dei cattolici
Accanto a Giolitti poi c’erano i cattolici, i quali erano ovviamente sostenuti dal papato. Essi erano molto preoccupati di dover combattere una guerra contro l’impero asburgico, perché fin dal momento in cui si scelse la neutralità, divenne subito chiaro che se l’Italia fosse scesa in guerra, sarebbe scesa accanto all’Intesa e non accanto alla triplice alleanza. (L’Italia sarebbe stata dunque contro l’Austria-Ungheria). Questo non poteva essere accettato dal papato perché la guerra avrebbe inevitabilmente portato a centinaia di migliaia di morti, soprattutto persone povere. Infatti, durante il conflitto, Papa Benedetto XV, il pontefice, definì la guerra come un'inutile strage.
Il partito socialista e la guerra
L’altro movimento che si era schierato a favore della pace, e che sosteneva dunque la neutralità dell’Italia, era il partito socialista (gli unici socialisti ad essere convinti della neutralità erano infatti gli italiani). Nonostante vi fosse una grande euforia collettiva tra i vari partiti, i quali si attestarono a posizioni di tipo interventista (a favore della guerra), in Italia questo clima di forte euforia ed entusiasmo non ci fu.
Il partito socialista italiano si mantenne dunque sulle stesse posizioni dell’internazionale, ma quando la guerra scoppiò, l’Italia assunse una posizione intermedia con il motto “né aderire né sabotare”, l’Italia scelse cioè di non aderire come partito alla guerra, ma al tempo stesso non voleva e non aveva alcuna intenzione di ostacolarla e di opporsi, perché altrimenti sarebbe significato andare contro la propria patria e la propria nazione.
Domande da interrogazione
- Qual era la posizione di Giovanni Giolitti riguardo alla guerra?
- Qual era la preoccupazione dei cattolici riguardo all'entrata in guerra dell'Italia?
- Quale posizione assunse il partito socialista italiano riguardo alla guerra?
Giovanni Giolitti, pur avendo una carriera militare alle spalle, si dichiarò neutralista perché consapevole che l'Italia non era in grado di sostenere una guerra lunga e dispendiosa, ritenendo che sarebbe stato un disastro per il paese.
I cattolici, sostenuti dal papato, temevano che l'entrata in guerra dell'Italia contro l'Austria-Ungheria avrebbe portato a un elevato numero di morti, in particolare tra le persone più povere, e il Papa Benedetto XV definì la guerra come un'"inutile strage".
Il partito socialista italiano mantenne una posizione di neutralità, con il motto "né aderire né sabotare", evitando di schierarsi a favore della guerra, ma senza opporsi attivamente, per non andare contro la propria nazione.