Concetti Chiave
- Nel 64 d.C., un vasto incendio distrusse dieci quartieri di Roma, aggravato dalla presenza di edifici in legno nei quartieri popolari.
- Nerone fu accusato di aver appiccato l'incendio per ricostruire la città a suo piacimento, mentre i cristiani divennero capri espiatori per il malcontento popolare.
- Le fonti storiche principali, Svetonio, Tacito e Cassio Dio, offrono prospettive divergenti sull'incendio e sul ruolo di Nerone.
- Nerone, al suo ritorno, cercò di supportare i cittadini traumatizzati aprendo i suoi giardini e abbassando i prezzi del grano, contrariamente alle accuse di colpevolezza.
- Dopo l'incendio, Nerone iniziò la ricostruzione di Roma, realizzando la lussuosa Domus Aurea e una grande statua dedicata al Sole, riflettendo la sua megalomania.
Che cos'è l'incendio di Roma?
Nel 64 d.C., a Roma scoppiò un grande incendio. Il fuoco divampò facilmente perché nella città esistevano dei quartieri popolari con edifici nei cui ultimi anni prevalevano le strutture di legno; furono distrutti dieci quartieri su quattordici, con gravi perdite umane.
Accuse e persecuzioni
Nerone fu accusato di esserne stato l’autore con lo scopo di concedersi lo spettacolo di una nuova Troia in fiamme e per dare un aspetto più degno alla città che sarebbe stata ricostruita. Invece, altri attribuirono la colpa ai cristiani, cioè ai seguaci di Gesù di Nazareth, crocifisso circa 30 anni prima a Gerusalemme. Benché a Roma i cristiani fossero ancora pochi, la gente li avversava perché non arrivava a capire il loro distacco dalle cose del mondo. Nerone si affrettò a fare di essi il capro espiatorio su cui scaricare la colpa dell’incendio. Può anche darsi che ad alimentare realmente l’incendio, scoppiato per cause naturali, avessero contribuito con delle torce ardenti, alcuni schiavi seguaci del cristianesimo, in servizio nella casa di Nerone e da questo deriverebbe la duplice accusa rivolta ai cristiani e all’imperatore. Sembra che tali schiavi, con il loro gesto, volessero favorire la fine del mondo che si riteneva essere imminente. I cristiani furono sottoposti a supplizi estremamente crudeli e ci furono anche dei cittadini che vi assistevano come forma di divertimento. Questa persecuzione, del tutto occasionale e indiscriminata, costituì un precedente delle Institutum Neronianum, in cui la religione cristiana è definita “religione illecita” e che portarono a delle continue vessazioni.
Le fonti storiche
Per capire chi sia stato veramente l’autore o il mandante dell’incendio abbiamo tre fonti: Svetonio, Tacito e Cassio Dio. Svetonio viveva alla corte dell’imperatore e scrisse le sue Biografia sugli imperatori romani 50 anni dopo la morte di Nerone. Egli attribuisce l’evento a Nerone, giustificandone l’azione e sottolineando la bruttezza dell’architettura romana e le sue stradicciole strette e tortuose. Tacito, invece esprime un parere totalmente opposto. Innanzitutto, ricorda che nel momento dell’incendio, Nerone si trovava ad Antium, sulla costa, e che rientrò nella capitale soltanto quando il fuoco arrivò a minacciare il suo palazzo. Addirittura, egli aggiunge, che esso intervenne ad aiutare i cittadini traumatizzati e che fece del suo meglio per soccorrere i più afflitti aprendo per loro i suoi giardini e riducendo il prezzo del grano destinato ai più poveri. La terza fonte è Cassio Dio il quale, nell’aver scritto le sue opere 150 anni dopo l’evento, in realtà si rifà alle biografie di Svetonio. Probabilmente, Nerone è stato indicato colpevole sono in modo retrospettivo dai suoi nemici politici; d’altra parte, il suo comportamento all’indomani dell’incendio contribuì ad alimentare le voci.
La ricostruzione di Roma
Infatti, terminato l’incendio, Nerone si trovò davanti al nuovo compito: la ricostruzione di Roma con un impianto urbanistico che fosse degno del ruolo di capitale del mondo. La sua megalomania si espresse innanzitutto nella costruzione della sua residenza, la Domus Aurea, dalle decorazioni lussuose e dalle dimensioni inimmaginabili, edificata proprio in uno spazio che si era reso disponibile dall’incendio. Sul colle Palatino fece erigere una grande statua dedicata al Sole ma con la sua effigie.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza storica dell'incendio di Roma del 64 d.C.?
- Come reagì Nerone alle accuse di essere l'autore dell'incendio?
- Quali fonti storiche sono utilizzate per analizzare l'incendio di Roma?
- In che modo l'incendio influenzò la ricostruzione di Roma?
- Qual è il ruolo dei cristiani nell'interpretazione dell'incendio di Roma?
L'incendio di Roma del 64 d.C. è significativo perché distrusse dieci quartieri su quattordici, causando gravi perdite umane e dando origine a accuse contro Nerone e i cristiani, che furono perseguitati in seguito all'evento.
Nerone si affrettò a scaricare la colpa sui cristiani, facendoli diventare capri espiatori, mentre cercava di mostrare il suo impegno per la città, aprendo i suoi giardini e riducendo il prezzo del grano per i più poveri, secondo Tacito.
Le principali fonti storiche sono Svetonio, Tacito e Cassio Dio. Svetonio accusa Nerone, mentre Tacito lo difende, evidenziando la sua assenza durante l'incendio e il suo aiuto ai cittadini.
Dopo l'incendio, Nerone intraprese la ricostruzione di Roma, realizzando un impianto urbanistico ambizioso e costruendo la Domus Aurea, una residenza lussuosa, in un'area liberata dal fuoco.
I cristiani furono accusati di aver contribuito all'incendio e subirono persecuzioni brutali, in parte a causa della loro estraneità alla cultura romana, come evidenziato nel testo.