Concetti Chiave
- Il Neoclassicismo esprime una concezione del bello attraverso la "nobile semplicità" e la "quieta grandezza", cercando di ripristinare i canoni dell'arte classica in contrapposizione al Barocco e al Rococò.
- Nell'800, la figura dell'intellettuale è in crisi, trovandosi in un contesto che interrompe il rapporto con la società e dove la vera virtù è disprezzata dallo Stato.
- Si assiste all'emergere dell'intellettuale professionista, favorito da un aumento dell'istruzione e della domanda di lettura, con un pubblico di lettori in crescita.
- La condizione del letterato in Italia agli inizi dell'800 migliora per una minoranza che cerca di sviluppare l'editoria, ma l'analfabetismo resta un problema diffuso.
- L'erudito si rifugia nel mondo classico, cercando armonia ed equilibrio, mentre la sua figura è spesso denigrata, ostacolata da un contesto culturale e politico avverso.
La concezione del bello nel Neoclassicismo
La "nobile semplicità" e la "quieta grandezza" di cui parlava il teorico artistico Winckelmann rientrano in quella concezione di bello ideale propria del Neoclassicismo; tale tendenza artistico-letteraria professava ideali di armonia e di equilibrio, reagendo in tal modo al Barocco e al Rococò e tentando di ripristinare i canoni dell'arte e della letteratura classica.
La crisi dell'intellettuale nell'800
Tra la fine del'700 e i primi anni dell'800 non si riesce a delineare in maniera univoca l'immagine dell'intellettuale: non si può parlare, infatti, di una vera e propria crisi di tale figura, né tanto meno di un'affermazione. Più plausibile risulta, tuttavia, la posizione riguardante la sfioritura dell'intellettuale. Egli è, infatti, collocato in una realtà che non gli permette di vivere in pace con se stesso e con la natura, circondato come è da un mondo che ha interrotto il rapporto intellettuale-società e dove uomini "poveri di fama, di coraggio e d'ingegno" si mettono al servizio dei potenti, guadagnando sì la fama, ma non l'ingegno. Secondo la prospettiva di Ortis, il letterato puro, scevro da ogni tipo di corruzione è reputato straniero dallo Stato, da quello Stato, cioè, che non prende in considerazione nessuno che non sia letterato di corte, dissimulatore della vera virtù e della vera cultura. Ugo Foscolo offre la prospettiva di un Ortis che lascia il mondo così com'è, una "perpetua ruota di servitù, di licenza e di tirannia" , ma è proprio tale ruota che lo condurrà al suicidio; egli preferisce vivere circondato dalla povertà, piuttosto che piegarsi a servire, non reciterà mai "la parte del piccolo briccone" .
L'affermazione dell'intellettuale professionista
E' riscontrabile, tuttavia, una posizione antitetica: l'affermarsi della figura dell'intellettuale, in particolare come letterato di professione, determinato da una crescita dell'istruzione a cui segue un aumento della domanda di lettura. Tali condizioni presupporrebbero la centralità di un pubblico di lettori sufficientemente vasto e un conseguente mercato editoriale.
La sfida dell'alfabetizzazione e l'erudito
Per alcuni versi la condizione del letterato in Italia agli inizi dell'800 migliora, ma si tratta di una minoranza di intellettuali professionisti che cercano di dare impulso ad un'editoria che è solo agli esordi e che mal si colloca nell'arretratezza del Paese; inoltre anche l'analfabetismo è molto diffuso e nel 1860 comprende circa l'80% della popolazione; l'alfabetizzazione è, dunque, questione d'élite. Non solo: tutti i grandi letterati, tutti quelli che hanno compiuto qualcosa che oltrepassa le possibilità umane, "sono sempre stati diffamati come ubriachi e pazzi". Dunque la figura dell'erudito più che avanzare, retrocede. Intriso delle lacrime del presente, egli ricerca impetuosamente rifugio nel mondo classico, in quel mondo di armonia ed equilibrio visto ormai come perduto per sempre, ma che, tuttavia, permette all'intellettuale di evadere da quel contesto culturale e politico che non contribuisce più ad incidere direttamente sulla sua esperienza, ma, anzi, la deteriora.
Domande da interrogazione
- Qual è la concezione del bello nel Neoclassicismo secondo Winckelmann?
- Qual è la situazione dell'intellettuale tra la fine del '700 e i primi anni dell'800?
- Come si afferma la figura dell'intellettuale professionista all'inizio dell'800?
- Qual è la condizione dell'erudito in Italia agli inizi dell'800?
La concezione del bello nel Neoclassicismo, come evidenziato da Winckelmann, si basa sulla "nobile semplicità" e sulla "quieta grandezza", ideali che promuovono armonia ed equilibrio, in reazione al Barocco e al Rococò.
In questo periodo, l'intellettuale vive una sfioritura, non riuscendo a trovare pace in un mondo che ha interrotto il rapporto tra intellettuale e società, dove molti si piegano al potere, perdendo la vera virtù e cultura.
La figura dell'intellettuale professionista emerge grazie alla crescita dell'istruzione e alla crescente domanda di lettura, creando un mercato editoriale che, sebbene in fase iniziale, offre nuove opportunità.
La condizione dell'erudito è complessa; sebbene ci sia un miglioramento per una minoranza di intellettuali professionisti, l'analfabetismo è diffuso e la figura dell'erudito sembra retrocedere, cercando rifugio nel mondo classico, ormai percepito come perduto.