Morte del toro

ecce autem duro fumans sub uomere taurus 515
concidit et mixtum spumis uomit ore cruorem
extremosque ciet gemitus. it tristis arator
maerentem abiungens fraterna morte iuuencum,
atque opere in medio defixa reliquit aratra.
non umbrae altorum nemorum, non mollia possunt 520
prata mouere animum, non qui per saxa uolutus
purior electro campum petit amnis; at ima
soluuntur latera, atque oculos stupor urget inertis
ad terramque fluit deuexo pondere ceruix.

Ecco il toro, fumante di sudore sotto il duro vomere, stramazza e vomita dalla bocca sangue e bava, ed emette gli estremi gemiti. Va triste l 'Aratore, staccando l'altro giovenco afflitto per la morte del fratello, e lascia l'aratro piantato a mezzo il solco.
Non le ombre dei boschi profondi, non i soffia prati possono allettarlo più, non il ruscello che, fra i sassi correndo più puro dell'ambra, va verso il piano: e già gli vengon meno i fianchi e lo stupore grava gli occhi inerti, e a terra piega, per il peso che tira giù, la cervice.

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