Concetti Chiave
- "Ossi di seppia" di Montale, esordito nel 1925, è strutturato in 61 liriche divise in sezioni come "In limine", "Movimenti", "Mediterraneo", e "Riviere".
- Il tema principale dell'opera è l'aridità esistenziale, simboleggiata dagli "ossi di seppia", che rappresentano una vita priva di senso e armonia.
- Montale esplora la crisi dell'identità, evidenziando la disarmonia dell'anima umana con il mondo esterno e il pessimismo simile a quello di Leopardi.
- Il concetto di "varco" riflette la ricerca di una via d'uscita dall'esistenza arida, offrendo un'illusione di speranza destinata a svanire.
- Lo stile poetico di Montale è caratterizzato da un linguaggio spoglio, privo di abbellimenti, con suoni aspri e ritmi spezzati, opponendosi alla musicalità simbolista.
Indice
Edizioni e struttura
Montale esordisce come poeta nel 1925 con la raccolta Ossi di seppia, pubblicata una seconda volta nel 1928 con l’aggiunta di alcuni componimenti. Il libro è costituito da 61 liriche.
Titolo e motivo dell’aridità
Gli “ossi di seppia” sono i residui calcarei dei molluschi che il mare deposita sulla riva. Il titolo allude al tema centrale dell’opera: l’aridità intesa come condizione esistenziale senza senso, impoverita e prosciugata, in cui è impossibile cogliere il senso ultimo del vivere e stabilire un rapporto armonico con la realtà esterna.
L’uomo è imprigionato nella realtà materiale, priva di fondamenti metafisici, travagliato da una dolorosa inquietudine. Si illude di andare in qualche direzione, ma in realtà il suo è un “immoto andare”, ossimoro che esprime il carattere contraddittorio e angoscioso della condizione umana. Il ritorno monotono e immutabile del tempo quotidiano su se stesso, nell’eterno ripetersi di gesti e azioni.
Il motivo dell’aridità si concentra in alcune immagini ricorrenti, povere, dimesse e squallide, in quanto rappresentano la mancanza di senso dell’esistenza:
Crisi dell’identità, memoria e “indifferenza”
Montale tocca uno dei grandi temi della letteratura novecentesca italiana ed europea (Svevo, Pirandello, Joyce): la crisi del soggetto, la perdita dell'identità individuale, un valore saldo della cultura occidentale. A causa della condizione di aridità e di prigionia l'anima dell'uomo non ha più una consistenza unitaria, coerente, si frantuma, incapace di raggiungere un senso di integrità personale.
L’inconsistenza del soggetto fa sì che egli si senta in totale “disarmonia” con il mondo esterno. Il sentimento di identificazione totale con la natura, che caratterizza la stagione incantata dell'infanzia, con il passaggio all'età adulta si perde per sempre e diventa solo oggetto di un amaro rimpianto. Non vi può essere salvezza neppure nella memoria, che non è che un'immagine offuscata: nonostante ogni sforzo di recuperarlo e di salvarlo, il passato si deforma e non ci appartiene più.
Questo “male di vivere”, lo stato d'animo tipico dell'uomo contemporaneo, coinvolge tutto il reale, affligge tutti gli esseri, animati e inanimati. Si riflette sulla dimensione psicologica del poeta: l'aridità esterna diviene anche inaridimento interiore, impossibilità di provare sentimenti vivi, intensi. Il poeta propone in alternativa un atteggiamento di distacco, un’indifferenza, una saggezza che nasce da una lucida e disperata consapevolezza della reale condizione di tutto il cosmo.
Dietro a questo pessimismo assoluto è possibile scorgere il pensiero di Leopardi, non solo nell'idea di una sofferenza cosmica ma anche nell'atteggiamento, di ferma e consapevole accettazione di essa.
“Varco” e speranza
Il poeta si protende a cercare un “varco” che consenta di uscire dalla prigionia esistenziale. Tuttavia questo spiraglio non gli si apre mai davvero: il poeta ha la triste consapevolezza di poter al massimo intuire il “nulla” nascosto dietro l'apparenza delle cose, una percezione improvvisa e traumatica.
Tuttavia, la raccolta si chiude con una nota positiva: nell'ultima lirica, Riviere, il poeta annuncia la speranza che un giorno la sua anima non sia più “divisa”, possa trovare armonia con il tutto, trasformando la sua poesia malinconica (“elegia”) in un canto vitale e solenne (“inno”). In seguito però Montale definirà questa speranza un’illusione temporanea, destinata a svanire.
Poetica
Il pessimismo investe la concezione stessa della poesia, che non è in grado di arrivare all’essenza profonda della realtà e dar voce al mistero, o tantomeno di proporre messaggi positivi e certezze. La poesia si limita ad esprimere l’arida condizione esistenziale dell’uomo, offrire definizioni in negativo di un modo di porsi di fronte alla realtà.
Montale rifiuta il linguaggio analogico della poesia simbolista ed elabora una "poetica degli oggetti": le presenze concrete compaiono come equivalenti concreti di concetti astratti o di stati d'animo del soggetto. Invece di giocare sul piano dell'irrazionale, tende a un rapporto razionale col mondo. È una poetica simile al "correlativo oggettivo" del poeta anglo-americano Thomas Stearns Eliot.
Di fronte all'aridità e alla desolazione della condizione umana il poeta non può che scegliere oggetti umili e dimessi, prediligere realtà povere. Un esempio di questo procedimento si può cogliere nei versi della poesia Spesso il male di vivere ho incontrato. Qui il poeta per definire il “male di vivere” descrive un incontro reale con alcune presenze concrete (“il rivo strozzato”, “la foglia riarsa“, “il cavallo stramazzato”).
Perciò, la poesia non può aspirare a toni aulici e ricercati, ma deve puntare su uno stile spoglio e secco, privo di abbellimenti retorici.
Soluzioni stilistiche
Dinanzi all'aridità e alla desolazione della condizione esistenziale, la poesia non può che ridursi a uno stile spoglio e secco, privo di abbellimenti retorici. Di qui rifiuto della musicalità del verso, fulcro della poetica simbolista, e la ricerca di suoni aspri, di ritmi spezzati, un lessico "impoetico" che si mescola spesso con termini aulici per ottenere un effetto ironico e straniante.
Per quanto riguarda la metrica, Montale riprende e interpreta in modo originale le forme tradizionali: fa spesso ricorso al verso libero, utilizza l'endecasillabo, i versi sono solitamente raggruppati in strofe, spesso in quartine. Tuttavia, la tradizione è ripresa in modo straniato, svuotata dall’interno, mediante l'uso di procedimenti insoliti: assonanze e consonanze, rime ipermetre (con una sillaba dopo la rima effettiva).
Domande da interrogazione
- Qual è la struttura della raccolta "Ossi di seppia" di Montale?
- Cosa simboleggia il titolo "Ossi di seppia"?
- Come viene affrontata la crisi dell'identità nella poetica di Montale?
- Qual è il significato del "varco" nella poesia di Montale?
- Quali sono le caratteristiche stilistiche della poesia di Montale?
La raccolta "Ossi di seppia" di Montale è composta da 61 liriche suddivise in diverse sezioni: "In limine", "Movimenti", "Ossi di seppia", "Mediterraneo", "Meriggi e ombre" e si conclude con "Riviere".
Il titolo "Ossi di seppia" simboleggia l'aridità esistenziale, rappresentando una condizione di vita priva di senso e armonia con la realtà, simile ai residui calcarei dei molluschi lasciati dal mare.
Montale affronta la crisi dell'identità attraverso la frammentazione dell'anima umana, che si sente in disarmonia con il mondo esterno e incapace di trovare un senso di integrità personale, riflettendo un pessimismo simile a quello di Leopardi.
Il "varco" rappresenta la ricerca di una via d'uscita dalla prigionia esistenziale, un'illusione di speranza che si rivela temporanea, poiché il poeta percepisce solo il "nulla" dietro l'apparenza delle cose.
La poesia di Montale è caratterizzata da uno stile spoglio e secco, privo di abbellimenti retorici, con un rifiuto della musicalità simbolista e l'uso di suoni aspri, ritmi spezzati e un lessico "impoetico" mescolato a termini aulici per effetti ironici.