Concetti Chiave
- L'immagine del mondo capovolto nel Cinquecento riflette la scoperta del nuovo mondo, influenzando il discorso letterario e filosofico con narrazioni fantastiche.
- Tommaso Moro sfrutta il nuovo spazio letterario per delineare un mondo ideale, proponendo leggi che garantiscano la giustizia sociale e il suo impegno politico.
- La carriera di Moro culmina con la sua decapitazione per alto tradimento, legata alla sua fede cattolica e alla sua opposizione all'Atto di Supremazia di Enrico VIII.
- Moro è visto come un "santo martire" nel cattolicesimo, ma anche come avversario del luteranesimo, promuovendo una religiosità razionale per la coesistenza dei culti.
- La sua opera si distingue per un realismo politico, utilizzando l'ironia per affrontare temi complessi e presentandosi come un dialogo accessibile ma ricco di interpretazioni.
L'immagine del mondo capovolto
L’immagine cinquecentesca del mondo capovolto è legata alla scoperta del nuovo mondo e dei suoi selvaggi, forse ancora vicini all’età dell’oro. Si aprono nuovi varchi nel discorso letterario e filosofico, proliferano scritti di diari di viaggio, vere e proprie narrazioni fantastiche.
Tommaso Moro e la giustizia sociale
Tommaso Moro approfitta di questo nuovo spazio letterario per parlare di un mondo che non esiste, ma non tanto per raccontarci di creature fantastiche, quanto piuttosto una costituzione di leggi che possa garantire la giustizia sociale. Negli umanisti civili c’è sempre l’ideale del filosofo come pensatore impiegato politicamente, e Moro è contingentemente animale politico e uomo di lettere. Molto amico di Erasmo, la sua Utopia ha un forte legame con l’Elogio.
La carriera e la caduta di Moro
Prima di diventare scrittore, arrivò ad essere anche cancelliere del Re inglese. Carriera che lo portò però alla decapitazione. Infatti viene accusato da Enrico VIII di alto tradimento, per via della fede cattolica che lo aveva spinto a dimettersi dopo l’Atto di Supremazia.
La duplice figura di Moro
La sua figura è duplice: diviene una sorta di “santo martire” per il cattolicesimo italiano, ma grande nemico del luteranesimo in Inghilterra. Non a caso nella sua opera si parla di religiosità razionale che potrebbe permettere la convivenza tra diversi culti.
L'utopia di Moro e il realismo politico
Non è quindi “utopista”, ma ha grande realismo politico: la sua idea di utopia è quindi piuttosto una risposta ironica al testo di Erasmo, tra i filtri del quale si permette di dire cose politicamente molto forti e realiste. Il testo si propone come un dialogo tra due personaggi, di facile lettura, ma complesso dal punto di vista dei diversi livelli di possibile interpretazione. È un’opera ironica o trattato filosofico?
Domande da interrogazione
- Qual è il legame tra l'immagine del mondo capovolto e la giustizia sociale secondo Tommaso Moro?
- Qual è la duplice figura di Tommaso Moro e come si manifesta nella sua opera?
- In che modo l'utopia di Moro si distingue da un'idea puramente utopistica?
L'immagine del mondo capovolto, emersa con la scoperta del nuovo mondo, offre a Moro uno spazio per discutere di una costituzione di leggi che garantisca la giustizia sociale, riflettendo il suo ideale di filosofo impegnato politicamente.
Moro è visto come un "santo martire" per il cattolicesimo italiano e un avversario del luteranesimo in Inghilterra, e nella sua opera promuove una religiosità razionale che favorisce la convivenza tra diversi culti.
L'utopia di Moro non è semplicemente idealistica, ma riflette un grande realismo politico, presentando un dialogo ironico che affronta temi complessi e forti dal punto di vista politico, in risposta al testo di Erasmo.