Monarchie e conquiste militari

Alcune monarchie seppero contenere meglio, nell’Europa dell’XI secolo, i processi di frammentazione signorile: erano le monarchie scaturite da recenti conquiste militari. La vasta disponibilità di nuove terre permetteva infatti al reconquistatore di distribuire grandi ricchezze fondiarie ai capi della sua armata, mantenendo però al potere regio una qualche forma di presenza e di forza sul territorio.

Normanni e unificazione inglese

Protagonisti di tali imprese politico-militari furono i normanni di Normandia,

proiettati verso due regioni rimaste estranee al potere carolingio: l’Inghilterra e l’Italia meridionale.

Guglielmo il Conquistatore

L’Inghilterra aveva conosciuto una prima unificazione politica sotto Canuto (1016), un re vichingo che già controllava gran parte della Scandinavia. Alla sua morte, dopo vari passaggi, l’unione anglo-scandinava terminò e sul trono inglese salì Edoardo detto il Confessore, imparentato per via materna con i duchi di Normandia. Egli morì senza figli nel 1066 e la successione venne disputata in armi dal cognato Aroldo e dal nipote Guglielmo, duca di Normandia. Quest’ultimo varcò il canale della Manica con un esercito di circa 8000 uomini e sconfisse il rivale a Hastings, cosa che lo fece passare alla storia come Guglielmo il Conquistatore.

Aristocrazia e istituzioni inglesi

L’aristocrazia anglosassone venne allora sostituita, nel possesso delle terre migliori e nell’esercizio della forza armata, da un centinaio di nobili, detti baroni, scelti da Guglielmo fra quanti si erano distinti nella guerra di conquista. Alcune istituzioni preesistenti furono però mantenute. Le comunità di villaggio conservarono infatti margini di autonomia, soprattutto di natura giudiziaria: gli uomini liberi, purché proprietari fondiari, erano preposti a giudicare i fatti che turbavano l’ordine interno alla comunità.

Al livello circoscrizionale più elevato, chiamato shire (di norma reso in italiano come «contea»), uno sceriffo (letteralmente «sovrintendente dello shire») di nomina regia continuò a raccogliere le tasse dovute al re.

Equilibrio e potere baronale

’equilibrio tra comunità locali, baroni e funzionari pubblici era certo fragile. Il re, che doveva garantirlo, risiedeva spesso in Normandia, di cui restava duca; ogni crisi dinastica, inoltre, avrebbe dato ai baroni l’occasione di estendere la loro autorità, a spese di villaggi e sceriffi.

Domesday Book e tassazione

Tuttavia Guglielmo il Conquistatore e i suoi figli, Guglielmo II ed Enrico I, seppero inquadrare il potere dei baroni in una cornice di limiti politici e obblighi militari.

Lo dimostra anche il cosiddetto Domesday Book, documento senza pari nella storia medievale: commissionato da Guglielmo I e completato nel 1086, era un vasto cen­simento dei beni e degli uomini del regno, tanto ricco d’informazioni da evocare il Giorno del giudizio alla fine dei tempi (in inglese Domesday), cioè il giudizio di

Dio su tutti gli uomini. Serviva alla monarchia per chiedere ai villaggi e ai baroni, a seconda della loro ricchezza, un certo ammontare di tasse e prestazioni armate.

Nascita di una monarchia solida

I baroni dovevano procurarsi un certo numero di cavalieri, da mobilitare qualora il re lo richiedesse. Se li procuravano dando loro uno stipendio, ma più spesso dotandoli di una parte delle terre che avevano ricevuto dal re: si creava così una rete feudale più strutturata e regolare di quella in vigore nell’Europa signorile, perché sviluppata a partire dal sovrano e non dal basso.

Era insomma nata, oltre la Manica, una monarchia relativamente solida: i secoli

seguenti non le risparmieranno sconquassi, ma tra l’XI e il XII secolo era certo più potente della monarchia francese.

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