Concetti Chiave
- La tomba di Papa Giulio II, progettata da Michelangelo, doveva essere un mausoleo colossale con circa quaranta statue, ma il progetto subì numerose modifiche nel tempo.
- Il complotto contro Michelangelo da parte di artisti rivali portò a un cambiamento di interesse del papa, che decise di non proseguire con il progetto della tomba.
- Le statue create, come lo Schiavo ribelle e il Mosè, rappresentano simbolicamente le province conquistate da Giulio II e la lotta dell'uomo contro il destino.
- Il Mosè, unico elemento collocato definitivamente in S. Pietro in Vincoli, riflette l'energia morale e le qualità del papa, associandolo a una tradizione artistica significativa.
- Gli Schiavi, noti anche come Prigioni, evidenziano la drammaticità della condizione di oppressi e il contrasto tra la forma e l'incompletezza, esemplificato dal loro stato di "non-finito".
Il progetto originale della tomba
La tomba del Papa Giulio II è un progetto scultoreo ed architettonico elaborato da Michelangelo, ma mai compiuto come previsto perché modificato più volte.
Alla morte di Giulio II, gli eredi per volontà esplicita del papa stipulano un contratto con Michelangelo affinché riprenda i lavori. La storia del progetto è però molto lunga e complessa. Nel progetto originario, che conosciamo tramite il Vasari, si trattava di un colossale mausoleo, a forma di piramide architettonica e scultorea da collocare all’interno della basilica di S. Pietro. Il sarcofago del papa avrebbe dovuto essere dotato di una quarantina di statue alcune libere e altre inserite in apposite nicchie.
Modifiche e complotti
Michelangelo accettò il lavoro e preso da entusiasmo si recò immediatamente nelle cave di Carrara per scegliere i blocchi marmo necessari. Durante la sua assenza, a Roma fu messo in piedi un complotto contro di lui, mossi dalla gelosia che muoveva gli artisti della cerchia papale e fra questi, primo fra tutti il Bramante. Fu così che al ritorno da Carrara, Michelangelo si rese conto che il papa non era più interessato al progetto della sua tomba a favore della Basilica di Sam Pietro con la scusa che la costruzione di un sarcofago prima della morte non era di buon auspicio. Chiese dei chiarimenti al papa, ma inutilmente e alla fine decise di lasciare Roma per Firenze. Grazie all’intervento del gonfaloniere di Firenze Pier Soderini e alle numerose sollecitazioni papali alla fine ritornò sulla sua decisione e, nel frattempo, gli fu affidata la decorazione della Cappella Sistina.
Le statue e il loro significato
L’anno successivo, nel 1513, Giulio II morì e gli eredi per volontà esplicita del papa stipulano un contratto con Michelangelo affinché riprendesse i lavori. Il progetto fu rivisto notevolmente, prevedendo un monumento addossato alla parete. A questo periodo risalgono le prime statue: lo Schiavo ribelle, lo Schiavo morente e il Mosè. Probabilmente le due state rappresentano le provincie conquistate da Giulio II o forse le Arti Liberali incatenate e morenti a causa della morte del Papa. oppure la perenne lotta dell’uomo contro il destino e la sua sconfitta. Nello Sciavo morente esiste un chiaro riferimento al Lacoonte. Il senso del dolore nasce dal fatto che lo schiavo cerca di liberarsi dai lacci volgendo la testa da un lato e il torace dall’altro mentre le gambe, che non appoggiano sullo stesso piano, sono in posizione frontale. La stessa sofferenza è presente nello schiavo morente. Il corpo proporzionato, levigato, il volto è perfetto e questo rende ancora più drammatica la coscienza di essere alla fine della vita. Lo schiavo mantenendo una mano dietro la testa e cercando di alzare la maglia che gli copre il petto, sembra che voglia liberarsi il petto per approfittare dell’ultimo respiro. Le due statue che erano previste nel secondo progetto, non erano invece previste nel progetto definito della tomba per la chiesa di San Pietro in Vincoli. Per questo motivo, Michelangelo le regalò a Roberto Strozzi che lo aveva ospitato in casa sua durante il soggiorno romano. Nel 1550, Roberto Strozzi le portò con sé in esilio a Lione ed in seguito, ne fece dono al re di Francia. Attualmente entrambe sono esposte al Museo del Louvre.
Il Mosè e la tradizione
Nel Mosé, l’unica che ha trovato una collocazione definitiva in S. Pietro e Vincoli, molti hanno visto il ritratto di Giulio II. Tutti i particolari ci fanno capire le qualità del personaggio e la sua energia morale: egli volge la testa corrucciata, fissa lo sguardo con un aspetto imperioso verso l’interlocutore, manifesta una volontà egemonica, indomabile e coraggiosa. Un’evidente continuità con la tradizione ci è data dal San Giovanni Evangelista di Donatello.
Gli schiavi e il Genio della Vittoria
Per la Tomba, Michelangelo scolpì anche quattro Schiavi e il Genio della Vittoria. Gli schiavi sono spesso noti con il nome di Prigioni. In essi è presente una forte drammaticità della loro condizione di oppressi e di inutilità della lotta, resa ancora più evidente dal “non-finito” che esaspera il contrasto fra ciò che è forma e ciò che resta allo stato informe.
I Prigioni sono conservati alla Galleria dell’Accademia, eccetto il Genio della Vittoria che si trova nel Salone dei Cinquecento, nel Palazzo Vecchio, a Firenze.
Domande da interrogazione
- Qual era il progetto originale della tomba di Papa Giulio II?
- Quali furono le ragioni delle modifiche al progetto della tomba?
- Quali statue furono realizzate da Michelangelo per la tomba e quale significato hanno?
- Dove si trovano attualmente le statue degli Schiavi e il Genio della Vittoria?
- Qual è il significato del Mosè nella tomba di Giulio II?
Il progetto originale, elaborato da Michelangelo, prevedeva un colossale mausoleo a forma di piramide architettonica e scultorea da collocare nella basilica di S. Pietro, con un sarcofago dotato di circa quaranta statue (testo).
Le modifiche al progetto furono causate da un complotto contro Michelangelo, dovuto alla gelosia di altri artisti, e dall'interesse del papa per la costruzione della Basilica di San Pietro, ritenendo inopportuno realizzare un sarcofago prima della morte (testo).
Michelangelo realizzò lo Schiavo ribelle, lo Schiavo morente e il Mosè, che simboleggiano la lotta dell'uomo contro il destino e il dolore della morte, con riferimenti alla tradizione artistica (testo).
Gli Schiavi, noti anche come Prigioni, sono conservati alla Galleria dell’Accademia, mentre il Genio della Vittoria si trova nel Salone dei Cinquecento, nel Palazzo Vecchio a Firenze (testo).
Il Mosè, collocato in S. Pietro in Vincoli, è visto come un ritratto di Giulio II, esprimendo la sua energia morale e volontà egemonica, con una continuità stilistica rispetto alla tradizione artistica (testo).