Metodologia della ricerca storica
Prof. Claudio Rosso - a.a. 2021/2022, 28/09/2021
Lezione 1
- L'esperienza dello storico può essere simile al lavoro di uno scienziato?
- La macchina del tempo cos'ha di diverso rispetto ad un esperimento scientifico?
Già solo la presenza di un estraneo nel passato, lo storico, altererebbe il passato perché non dovrebbe trovarsi lì. Nel momento in cui vede le cose successe nel passato, anche se non le può alterare, le interpreta con i suoi occhi di persona che viene dal futuro. Interpretazione che arriva dal suo presente. C'è una frattura, un divario, tra la persona e gli eventi del passato. In più il viaggiatore del tempo saprebbe già come sono andati a finire gli eventi e questo è fortemente alterante.
Uno scienziato può solo immaginare o provare a prevedere come andrà a finire l'esperimento ma non sa la vera fine. Lo storico per capire il passato deve accontentarsi di ciò che ha a disposizione, le sue ricerche deve farle sulla base delle fonti, della documentazione che il passato ci ha lasciato. Lo storico si basa su queste testimonianze dirette e indirette per ricostruire gli avvenimenti storici. Passato = continente nel quale non possiamo andare, lo possiamo studiare da ciò che ha lasciato.
Studi umanistici
Gli studi umanistici hanno in comune il fatto di lavorare sul passato. Non soltanto gli storici, anche gli studiosi di lettere, filosofia, arte e di quasi tutte le discipline umanistiche lavorano sul passato. Il materiale su cui lavorano questi studiosi arriva dal passato. La letteratura e la filosofia si possono insegnare in vari modi ma in qualche modo si tocca sempre la storia. Nel sistema d’insegnamento italiano apprendiamo le varie discipline con un'impostazione profondamente storica. La letteratura e la filosofia vengono insegnate in chiave storica. Anche il modo in cui gli argomenti vengono disposti nei libri di testo è storico. Si segue la linea del tempo. La filosofia si studia affiancata dal programma di storia, in forma di storia della filosofia.
In molti paesi esteri invece non studiano la storia come la studiamo noi, ne fanno poca. Non fanno storia della filosofia, storia dell’arte o storia della letteratura. Studiano in modo concettuale l’arte e la letteratura. Non seguono la linea del tempo, imparano per concetti e temi. In letteratura si leggono i testi e si analizzano prescindendo la contestualizzazione storica. Si analizza il testo senza il contorno.
È però praticamente impossibile non fare riferimenti al passato se si parla ad esempio di autori del passato. Se parlo del vero, della verità, ad un certo punto inevitabilmente dovrò fare il nome di Platone o di Spinoza o di Kant. Devo sottoporre agli studenti dei testi che sono stati prodotti lontano temporalmente da noi e devo per forza fare un discorso storico. Ci sono insegnanti che tendono a trattare i testi letterari e filosofici stando dentro al testo stesso, mettendone in luce la sintassi, presentandoli come qualcosa di atemporale. Un po' come fanno i fisici con i principi della dinamica che sono sempre stati così, non è che le regole della fisica hanno iniziato a funzionare in un certo modo solo dal momento in cui sono state scoperte, hanno sempre funzionato allo stesso modo. Sono cose atemporali, eterne.
I concetti filosofici o letterari sono invece profondamente storici. Il periodo storico ha influenzato profondamente la stesura di qualsiasi testo filosofico letterario. Anche le parole che si usano sono legate al contesto in cui sono stati prodotti i testi. Siamo tutti chiusi nella gabbia del nostro tempo, ne escono le persone che inventano o innovano. Questo spiega anche perché sarebbe difficile capire veramente quello che succede in un viaggio nel tempo, noi pensiamo con la mente del nostro presente, non possiamo immedesimarci completamente nel passato, giudicheremmo gli eventi passati con criteri del presente.
Anche i grandi autori che noi definiamo "classici" erano ingabbiati nel loro tempo, dovevano seguire le regole vigenti al loro tempo. Potevano o non potevano scrivere determinate cose. Esempio: Spinoza.
Non possiamo leggere il passato con gli occhi del presente. Noi dobbiamo avere senso storico per studiare le discipline umanistiche. L'obiettivo di questo corso è sviluppare questo senso storico.
Se parliamo del Seicento in riferimento al XVII secolo usiamo una terminologia italiana. All’estero usano solo il numero del secolo, non si parla ad esempio di Ottocento, si parla di XIX secolo. Bisogna sapersi orientare bene sulla linea temporale e sapere esattamente a cosa corrisponde il V secolo a.C.
Obiettivi del corso:
- Saper distinguere le buone fonti da quelle non corrette.
- Sapere riconoscere i caratteri storiografici dei documenti.
Programma:
- Grandi momenti della storia della storiografia, asse portante del corso. Come è stata scritta la storia? Quali problemi si ponevano i grandi studiosi di storia nel corso del tempo? Come la storia è diventata la disciplina che conosciamo noi oggi?
- Ricerca e interpretazione
- Le periodizzazioni che sono arbitrarie e convenzionali che cambiano nel corso del tempo
- La storia fra scienza e narrazione: la storia è o non è una scienza? Fino a che punto può essere considerata scienza? E fino a che punto si distingue dal racconto? È un ibrido.
- Rapporti causa-effetto architrave del discorso storiografico, "senza questo non sarebbe potuto avvenire quest’altro"
- Le fonti della storia
- La storia nella scuola
- I luoghi della ricerca: archivi, biblioteche, internet.
Lo storico è per natura, non si accontenta. "Apologia o mestiere dello storico" di Marc Bloch è uno dei testi fondamentali per la storiografia. (Da fare i primi 5 capitoli). Marc Bloch, ebreo e militante della resistenza, è stato fucilato dalle SS nel '44. Il linguaggio e la storia vanno di pari passo. "Parole nel tempo" di Francesco Benigno.
5/10/2021 - Lezione 2
Storia della storiografia
I romani avevano due termini per rappresentare il concetto di storia:
- Res gestae che rappresentava le cose avvenute.
- Historia rerum gestarum cioè la storia delle cose avvenute.
La storia intesa come passato non si può cambiare. L’oggetto di studio dello storico è questo passato. Il passato arriva fino a un secondo fa. Tutto è passato. Il mestiere dello storico è quello di tornare nel passato, non fisicamente, non materialmente ma riflettendo con i suoi strumenti di lavoro su quello che è stato e scrivendo opere, saggi che riguardano ciò che è stato e non è più. Compie quindi un'operazione di ricostruzione scientifica che deve seguire certe regole e porsi certi scopi.
Il continente sul quale lo storico esercita questo lavoro è il passato ovvero quello che i romani chiamavano res gestae. La ricostruzione storica di ciò che è stato è quella che noi chiamiamo storiografia. Noi abbiamo accesso a ciò che è stato grazie alla storiografia. Non abbiamo accesso diretto all’oggetto di studio dello storico come potremmo avere accesso all’oggetto di studio di un biologo.
I modi in cui gli storici hanno ragionato sul passato, che cresceva andando avanti nel tempo, e lo hanno ricostruito e interpretato costituiscono la storiografia e la metodologia della ricerca storica è la disciplina e il punto di vista di quelli che vogliono capire quali metodi sono stati usati nel passato e quali sono in uso adesso, quali sono quelli che consentono di arrivare a risultati di ricerca condivisibili, il più possibile oggettivi.
Da quando si può dire che è iniziata la storia della storiografia?
Tutti concordano nel fissare una data precisa di inizio della storiografia. V secolo a.C. nel mondo delle colonie greche dell’Asia minore che più o meno corrisponde all'attuale Turchia. Già dal VII-VI secolo a.C. iniziano ad apparire queste persone ma nel V secolo incontriamo Erodoto di Alicarnasso e Tucidide. Erodoto è convenzionalmente considerato il padre della storia. Cicerone lo ha definito pater historiae.
V Secolo fondamentale nella storia della filosofia e non solo. In questo secolo inizia a prendere forma la filosofia, il ragionamento intorno al mondo, introno alla natura. Cerca di fare a meno delle spiegazioni mitiche, non empiricamente verificabili. Disciplina che cerca di spiegare le cose e che non si accontenta delle cose che semplicemente sono state tramandate. I filosofi cercano una spiegazione verificabile, dei principi il più possibile materiali.
Erodoto
484 a.C. - 425 a.C. Erodoto è considerato il padre della storia non soltanto perché è colui che ha dato inizio, con una certa approssimazione, alla storiografia. È lui ad aver coniato la parola stessa di storia. Noi sappiamo quando si è iniziata ad usare questa parola e sappiamo che il primo ad usarla è stato proprio Erodoto perché intitola i suoi libri storie coniando la parola. In greco la parola è istorie che significa "ciò che l'autore ha visto, ciò di cui l’autore è stato testimone".
La parola contiene la radice id-, che poi è diventato ist-, che è la stessa del verbo che significa vedere e che corrisponde al verbo latino video. Quindi istoria vuol dire "ciò che si è visto, ciò a cui si è assistito". Io ho visto questo è ve lo racconto sulla base del fatto che io ne sono stato testimone. Esperienza immediata, non ne ho sentito parlare da altri.
L’idea è che la storia intesa come storiografia, come ricostruzione del passato debba partire da un’esperienza personale dell’autore che non inventa. Scrive un’opera di accertamento. E questa sarebbe la garanzia della loro veridicità. Questo è molto importante perché significa prendere le distanze da tutto ciò che è favolistico e non è verificabile e che è stato tramandato per inerzia dal passato più remoto.
La storia in questo senso con la radice id- coincide corrisponde ad un atteggiamento di iniziativa di ricerca nei confronti del passato che dovrebbe obbedire a delle regole per essere accettata o ripetuta da chi viene dopo e vuole occuparsi delle stesse cose. Garanzia di un’epistemologia della storia. Regole che portano ad una scienza corretta e condivisibile. Erodoto definisce se stesso nella premessa del sua opera "Erodoto di Alicarnasso".
Mondo greco
Nel V secolo a.C. la civiltà greca raggiunge la sua piena maturazione politica, economica, culturale ed è stato definito il secolo di Pericle, secolo in cui la città-stato di Atene raggiunge il massimo splendore della sua irradiazione culturale. Secolo in cui non soltanto si gettano le basi della filosofia matura, Socrate, Platone ma anche del teatro, secolo di Eschilo, Sofocle, Euripide. Secolo in cui Atene democratica consolida questo suo particolare regime politico che diventerà poi un modello per i secoli futuri.
Grecia = mosaico di città-stato, ognuna indipendente che però si riconosceva come appartenente a quella che possiamo chiamare, con termini moderni, una nazione. Una comunità etnica di cui tutte sentivamo di far parte, comunità ellenica, in cui parlavamo tutti la stessa lingua, avevano tutti gli stessi dei, avevano tutti le stesse credenze ad esempio sulla nascita del mondo.
Queste città-stato magari si combattevano aspramente o avevano regimi politici diversi, sappiamo che il regime politico democratico di Atene era estremamente diverso dal regime politico oligarchico di Sparta. Si combattevano tra di loro, si sentivano diverse ma simili e accomunate da questi elementi di fondo che le facevano sentire parte di un’unica comunità. Atene fa da faro in questa spettacolare crescita culturale di cui fanno parte i filosofi e anche gli storici.
Grandi eventi
In questo secolo ci sono anche grandi eventi di portata storica immensa in cui è coinvolto il mondo greco:
- Guerre persiane dal 490 al 480 a.C.
- Guerre del Peloponneso dal 431 al 404 a.C.
Questi sono i due grandi eventi di cui si occupano i primi due grandi storici, Erodoto si occupa delle guerre persiane, Tucidide si occupa delle guerre del Peloponneso. Sono eventi che vengono sentiti immediatamente come importanti. Vengono da loro riconosciuti come eventi epocali e questa non è una cosa per niente scontata. Diremmo noi eventi di "portata storica". È storico ciò che definisce un cambiamento. Grandi momenti di decisioni, di crisi.
In greco la parola crisis significa giudizio, decisione, o di qua o di là. Momento critico da cui scaturiscono conseguenze e cambiamenti. Significa dividere il tempo in momenti importanti e questi momenti devono essere tramandati, non devono essere dimenticati, è importante ricostruirli in modo che il significato di questi avvenimenti sia conosciuto dai posteri. Tutto questo non l’ha scoperto Erodoto, già prima c’erano dei precursori della storia. Già in altre civiltà raccoglievano cronologie o elenchi di sovrani senza però fare di queste cose un discorso organico coerente. Erano semplicemente elenchi, date, nomi, nozioni. Ovviamente queste raccolte sono state fondamentali per gli storici successivi ma non potevano essere definite parte della storiografia nel senso pieno del termine.
Per questo è così importante Erodoto, è il primo che si pone esplicitamente il problema di mettere insieme dei fatti importanti avvenuti in un passato per lui recente, la sua contemporaneità. Questi primissimi storici fanno quella che potremmo chiamare storia contemporanea, hanno nel campo della loro ricerca qualcosa per loro attuale.
Storia contemporanea
La domanda sorge spontanea: è lecito, ha senso fare una storia delle cose che stanno avvenendo, hanno appena finito di svolgersi? (in realtà le loro conseguenze non hanno ancora finito di svolgersi) C’è chi sostiene che una storia contemporanea rigorosa non è possibile farla. Per quali motivi?
- Perché non sarebbe oggettiva, implicazione personale.
- Non ci sarebbero ancora a disposizioni delle fonti perché si stanno ancora elaborando quindi fonti mancanti o difettose.
- Conseguenze: quando si valuta la portata storica di un evento si vorrebbero capire le conseguenze di tale evento. È impossibile prevedere e capire le conseguenze che magari arrivano in un futuro lontanissimo.
Esempio: anni '70 allacciamento di rapporti diplomatici ufficiali tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese - evento che ha fatto la storia di oggi. Allora era presidente Richard Nixon che poi è stato fatto dimettere perché era stato responsabile di un grosso caso di spionaggio, il caso Watergate. Dietro tutto questo processi di allacciamento rapporti c’era Henry Kissinger, ancora vivo, che era ed è uno storico ebreo tedesco emigrato negli USA. Kissinger ha chiesto alla sua controparte cinese "voi cinesi che cosa pensate della Rivoluzione francese?" ed egli rispose lecitamente "è ancora troppo presto per dirlo". La Cina ragiona in termini di eternità ovviamente. Ma il senso era che le conseguenze a lunga gettata sono imprevedibili. Quelle immediate sono evidenti a tutti ma bisogna tenere conto anche delle conseguenze a lungo termine. Si può fare storia contemporanea solo in forma depotenziata.
L'opera di Erodoto
Erodoto scrive un’opera in 9 libri la cui scrittura è scaturita dalla necessità di parlare delle guerre persiane. A partire da questo evento contemporaneo Erodoto estende lo sguardo oltre nello spazio e nel tempo infatti i primi 5 libri sono classificabili come una ricerca di tipo etnologico. Erodoto parla dei popoli che in parte ha anche incontrato dato che ha viaggiato molto. Ha raccolto miti e vicende di queste popolazioni e li ha trasposti nei primi 5 libri delle sue storie.
Quindi Erodoto non è soltanto il padre della storia ma anche dell’etnologia culturale cioè di quella disciplina che si occupa delle comunità umane cercando di ricostruirne l’identità mettendo anche in risalto la differenza tra comunità. Come giustifica questa parte anteriore ai 4 libri storici? I persiani, che sono i protagonisti della parte storica insieme ai greci, hanno costruito un grande impero che comprendeva tanti popoli diversi. Quindi fa un’indagine culturale, geografica e storica di questi popoli che compongono l’impero persiano. Ci mostra come lo storico occupandosi del passato può occuparsi di tutto ciò che c’è nel passato quindi anche da punti di vista diversi come quello geografico o etnologico.
Scontro tra due civiltà
Le guerre persiane sono due e hanno visto fronteggiarsi il mondo persiano (asiatico) e quello greco (occidentale). Hanno vinto i greci. Gli altri, i non greci erano chiamati barbari = coloro che non parlavano la lingua greca. Qualsiasi civiltà che non parlava greco era considerata di barbari, balbuzienti perché le altre lingue erano viste come inferiori alla raffinatezza della lingua greca. I greci hanno sventato il pericolo che la civiltà greca fosse sottomessa da quella persiana, questa è la grande importanza che Erodoto ha dato all’evento. I persiani erano orientati alla sottomissione mentre i greci erano la civiltà della democrazia quindi la Grecia era più civile.
Queste righe contengono tanti spunti di riflessione:
- L’esposizione delle ricerche: ho ricercato e adesso espongo, non è banale.
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