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Metodologia della ricerca sociale

Gli elementi di base della ricerca sociale

Problema

La ricerca sociale, da sempre, è stata vista come l’attività che permetteva di risolvere problemi:

  • Conoscitivi, relativi agli studi basati sullo schema causa/effetto e che mirano a mettere in relazione i fenomeni con le loro cause.
  • Pratici, relativi agli studi finalizzati all’intervento sociale sia in fase di programmazione che di valutazione, ad esempio la ricerca-azione o la ricerca valutativa.

Ogni ricerca nasce infatti dal desiderio di comprendere meglio un determinato aspetto della realtà sociale. L’interrogativo da cui nasce la ricerca ne definisce lo scopo finale, ad esempio “Vi è relazione tra la cura degli ambienti del nido e la pratica educativa del personale?”.

Il problema deve:

  • Essere rilevante;
  • Essere formulato in maniera adeguata per poter fornire risposte soddisfacenti;
  • Riguardare la realtà sociale, ad esempio i processi relazionali;
  • Essere generalizzabile, ovvero utile anche per casi analoghi.

Prima di iniziare una ricerca sociale è indispensabile la conoscenza sullo stato dell’arte in riferimento al tema che si vuole trattare.

Campo di applicazione

È costituito dalla popolazione, ovvero dall’insieme di casi concreti su cui ci si concentra per trarre dati e informazioni. Ad esempio, nella nostra ricerca il campo di applicazione sono gli utenti e il personale dei due asili nido coinvolti.

Quando la rilevazione è:

  • Diretta, il campione osservato è la fonte primaria per la raccolta dei dati ed è il campo di applicazione.
  • Secondaria, il campione è il Comune o l’unità territoriale considerata.

Definire il campo di applicazione della ricerca significa circoscrivere i processi che ci interessano in un determinato arco temporale e locale.

Variabili

Una volta individuato il problema della ricerca è necessario scomporlo in variabili che sono le unità di base del linguaggio della ricerca. Esse corrispondono alle proprietà del fenomeno osservato e sono quindi costituite da una quantità che varia continuamente, al contrario, la costante è la quantità che rimane stabile nel tempo.

Le variabili vengono prima definite dal ricercatore e, in seguito, codificate. Possono essere:

  • Nominali, sono le variabili qualitative come il sesso o il colore dei capelli.
  • Cardinali, sono le variabili quantitative come l’età e il peso.
  • Ordinali, sono le variabili quantitative come il titolo di studio.

Inoltre, è possibile distinguere le variabili:

  • Strutturali, relative alle proprietà generali e statistiche della popolazione, ad esempio le variabili geografiche, ambientali o demografiche.
  • Culturali, relative alle proprietà specifiche e dinamiche, ad esempio le preferenze, gli stili di comportamento e i giudizi.

Ogni variabile è costituita da un’etichetta, ovvero un titolo che esprime in modo sintetico di che proprietà si tratta, e da più modalità, necessarie per classificare la popolazione analizzata in sottogruppi corrispondenti. Ad esempio: variabile nominale = sesso; etichetta = sesso; modalità = maschio/femmina.

Ogni variabile presa in considerazione dalla ricerca viene misurata, ovvero gli viene assegnato un valore in base alla regola della scala di misurazione delle variabili.

Ipotesi

È l’interrogativo che indaga la relazione tra due o più variabili. Il momento in cui vengono formulate le ipotesi è fondamentale ai fini della ricerca poiché i dati avranno più significato quanto più si avvicineranno alle relazioni ipotizzate.

I livelli di causalità che si possono verificare sono:

  • Causalità simmetrica, quando la causazione è reciproca.
  • Causalità asimmetrica, quando la variabile indipendente causa il variare di quella dipendente ma non viceversa.
  • Causalità assoluta, quando la variabile dipendente muta sempre e solo in ragione di quella indipendente. Quindi la variabile indipendente è l’unica causa del variare di quella dipendente.

Metodi

La scelta del metodo di raccolta dei dati dipende da:

  • Fenomeno oggetto della ricerca;
  • Soggetti da coinvolgere;
  • Atteggiamento euristico del ricercatore.

I metodi si suddividono in:

  • Quantitativi, avviene tramite questionario a risposte chiuse. In questo metodo le variabili sono predefinite, le ipotesi sono specificate, le operazioni sono standardizzate per tutti i casi e i dati sono raccolti in una matrice di dati.
  • Qualitativi, avviene tramite l’intervista in profondità. In questo metodo le variabili sono poco specificate e definite, le ipotesi sono aperte a modifiche, i casi vengono analizzati in modo differenziato, i dati raccolti sono organizzati in modo vario e non per forza con la matrice di dati.

Inoltre, i metodi si suddividono in:

  • Reattivi, si basano sull’interazione esplicita tra ricercatore e soggetto da analizzare.
  • Non reattivi, richiedono che la presenza del ricercatore non influenzi il soggetto intervistato.

Strumenti

A seconda del metodo scelto per reperire i dati vengono messi a disposizione differenti strumenti di rilevazione. Gli strumenti maggiormente utilizzati nelle ricerche socio-educative sono:

  • Questionario;
  • Traccia per l’intervista;
  • Traccia per l’osservazione;
  • Protocollo di un test;
  • Matrice di un sociogramma;
  • Serie storiche e territoriali;
  • Indicatori sociali;
  • Scale di atteggiamento.

Gli strumenti devono sempre essere attendibili, controllabili e appropriati ai fini della ricerca.

Le fonti dei dati statistici

Le scienze sociali, negli ultimi due decenni, hanno prodotto e diffuso molteplici fonti di dati statistici organizzati in database raccolti, soprattutto, da fonti istituzionali. È possibile distinguere le fonti:

  • Nazionali, fanno riferimento all’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) che pubblica regolarmente statistiche online relative all’istruzione e alla formazione ma anche legate ad aspetti demografici e socio-economici. I dati elaborati dall’ISTAT provengono dalle anagrafi dei comuni, dall’indagine trimestrale delle forze di lavoro, da indagini tematiche, dal MIUR e dalle rilevazioni nazionali e internazionali. Un’altra importante indagine nazionale che fornisce informazioni in ambito scolastico sono le prove INVALSI che vertono sui programmi di italiano, matematica e scienze.
  • Internazionali, l’EUROSTAT è la fonte internazionale che fornisce le statistiche sull’istruzione. Un altro istituto che fornisce fonti statistiche internazionali è l’OCSE composta dalle 34 nazioni che hanno livelli elevati di pil. A livello globale, si possono trovare indicatori di indagini sull’istruzione promosse da organismi internazionali per lo sviluppo umano come l’UNESCO, l’ONU e la Banca Mondiale.

L’impostazione e le fasi della ricerca

La ricerca deve essere pianificata mediante una serie di procedure di preparazione, realizzazione e controllo relative all’organizzazione della ricerca. Spesso le ricerche vengono svolte da più ricercatori ognuno dei quali si prende carico di una singola procedura e, in un secondo momento, si uniscono tutte le operazioni effettuate in modo tale da creare un processo continuo e circolare. Le fasi della ricerca sono:

  1. Ideazione, esplicitazione di cosa si deve fare e con quali scopi. Riguarda la scelta degli elementi di base della ricerca. Ad esempio, individuazione del problema, delle ipotesi e degli strumenti di rilevazione dei dati.
  2. Impostazione, come si deve fare la ricerca. Riguarda la scansione delle fasi concrete dell’indagine. Ad esempio, la stesura del disegno di ricerca, la scelta del campione e il pre-test.
  3. Realizzazione, azione pratica della ricerca. È costituito da più fasi:
    • Raccolta dei dati, può essere diretta o indiretta;
    • Analisi dei dati, può essere quantitativa o qualitativa;
    • Interpretazione dei dati, riguarda la verifica o l’annullamento delle ipotesi.
  4. Presentazione della ricerca, mezzi comunicativi scelti per rendere pubblica la ricerca svolta e i risultati da essa ottenuti. Ad esempio la relazione della ricerca, la presentazione power point ed eventuali volantini e brochure.

Ognuna di queste fasi necessita del cronoprogramma, ovvero una tabella che precisa tempi e azioni. Inoltre, è opportuno sottolineare che durante tutte le fasi della ricerca è possibile che i ricercatori e gli esperti coinvolti commettano degli errori involontari che possono essere:

  • Casuali, sono difficilmente controllabili ma non sono considerati gravi in quanto tendono a compensarsi reciprocamente. Ad esempio, il ricercatore che si occupa di analizzare i dati potrebbe commettere errori approssimando i valori per eccesso o per difetto.
  • Sistematici, possiedono una certa regolarità di comparizione, sono meno tollerati in quanto producono distorsioni ai risultati della ricerca, non si compensano naturalmente ma devono essere sistemati attraverso test correttivi. Ad esempio, il ricercatore potrebbe formulare in modo sbagliato le domande del questionario o dell’intervista.

Ricerche descrittive ed esplicative

Nell’impostazione della ricerca, il problema indirizza le scelte del ricercatore. Boudon afferma che gli interrogativi che guidano una ricerca possono essere di due tipi:

  1. Descrittivi, riguardano il come. Viene utilizzato per interrogativi nuovi che non possiedono ancora una formulazione precisa e rigorosa. Generalmente le ipotesi sono univariate o bivariate. Questo tipo di ricerca può utilizzare:
    • Esplorazione e testimoni privilegiati, attraverso un questionario è possibile indagare se il campione selezionato evidenzia la presenza del problema della ricerca.
    • Indagine-pilota, si approfondisce la descrizione del problema su un numero limitato di casi.
    • Indagine campionaria, attraverso l’inchiesta si definisce come è distribuito il problema all’interno di un contesto determinato e secondo un campione prestabilito.
  2. Esplicativi, riguardano il perché. Viene utilizzato per interrogativi che possiedono già una formulazione rigorosa. Ci si propone quindi di spiegare l’entità, l’evoluzione e la variabilità sociale di un determinato fenomeno. Generalmente le ipotesi sono bivariate o multivariate.

Ricerche trasversali e longitudinali

Per quanto riguarda il tempo, le ricerche si suddividono in:

  1. Trasversali, la ricerca si svolge in un determinato settore di popolazione in un arco temporale determinato. Il fenomeno viene circoscritto al periodo della rilevazione. Ne sono un esempio gli studi territoriali che si propongono di descrivere una determinata realtà sociale in un momento storico preciso e definito. Limite: precoce invecchiamento dei dati.
  2. Longitudinali, la ricerca si svolge sul medesimo campione entro un arco temporale prolungato ripetendo, ad intervalli costanti, la medesima rilevazione. Si studia quindi l’evolversi del fenomeno in un arco temporale prolungato. Ne sono un esempio gli studi di trend, ovvero le indagini dei maggiori istituti di ricerca aggiornate periodicamente e regolarmente. Un altro esempio è lo studio di panel, ovvero lo studio di un campione che rimane inalterato nel tempo e che viene sottoposto alla medesima rilevazione.

Ricerche censuarie e campionarie

Per quanto riguarda la popolazione coinvolta è possibile distinguere ricerche:

  1. Censuarie, adottato dalla ricerca quantitativa, analizzano un’intera popolazione o un aggregato sociale completo. Ne sono un esempio i censimenti delle anagrafi. Questo tipo di ricerca fotografa una determinata situazione comprendendo tutte le unità che si trovano nel campo di pertinenza dell’ente che promuove la ricerca. Se ne ricava quindi una descrizione accurata ed estesa della realtà osservata. Limite: possono commettere errori perché non considerano i soggetti in transizione che stanno per arrivare o stanno per uscire dalle liste degli enti.
  2. Campionarie, adottato dalla ricerca quantitativa, analizza la presenza del fenomeno all’interno di un campione, ovvero di una parte della popolazione di riferimento individuata mediante una precisa tecnica di estrazione. Il campione deve sempre essere rappresentativo, ovvero deve rappresentare l’intera popolazione di riferimento, detta universo statistico. Limite: i risultati della ricerca saranno sempre una stima probabile e non un dato di fatto.

I metodi di campionamento sono:

  • Probabilistici, sono scelti con una procedura di estrazione casuale. Ad esempio nei sorteggi della champions. Permette la generalizzazione dei risultati. Tra i campionamenti probabilistici troviamo:
    • Casuale semplice, estrazione casuale dei soggetti inseriti in un’urna.
    • Casuale sistematico, estrazione da una lista con un passo costante, ad esempio se decido che il passo costante è 5 estrarrò i numeri 5, 10, 15 della lista che dovrà contenere i nominativi in ordine casuale e non alfabetico.
    • Casuale stratificato, è utile quando la popolazione di riferimento è molto vasta. La popolazione viene suddivisa in strati omogenei rispetto alle caratteristiche ritenute importanti ai fini della ricerca, dopodiché da ogni strato verranno estratte con procedura casuale semplice o sistematica le unità che costituiranno il campione.
    • Casuale a grappoli, estrazione casuale di insiemi di individui.
  • Non probabilistici, sono scelti facendo riferimento solo ai soggetti disponibili. Non permettono di generalizzare i risultati. Tra i campionamenti non probabilistici troviamo:
    • Per quote, vengono selezionati i soggetti a partire da quelli che sono disponibili e che possiedono le caratteristiche utili ai fini della ricerca.
    • A valanga, scegliere a caso un soggetto e chiedergli di indicarci altri soggetti che conosce da poter intervistare, risulta utile per gli studi di comunità.

In generale, la procedura di campionamento è divisa in 7 fasi:

  1. Definizione della popolazione di riferimento, ad esempio il numero o le caratteristiche importanti ai fini della ricerca.
  2. Definizione delle unità di campionamento, ad esempio famiglie, singoli individui, classi scolastiche, ecc.
  3. Definizione della numerosità del campione in modo tale da renderlo efficace e rappresentativo.
  4. Definizione del tipo di campionamento, probabilistico o non probabilistico.
  5. Definizione del metodo di estrazione e selezione dei soggetti che faranno parte del campione.
  6. Contatto dei soggetti estratti.

Il pre-test

Il pre-test consiste in una serie di interviste di prova per verificare se gli strumenti di rilevazione dei dati (questionario, intervista, griglia di valutazione, ecc.) necessitano di accorgimenti e correzioni per migliorarne la comprensibilità.

La raccolta dei dati

La fase di realizzazione della ricerca comprende la raccolta e il trattamento di tutti i dati coinvolti. Ad esempio le informazioni sugli individui e sui gruppi presi in esame, i contesti ambientali, i servizi organizzativi e le istituzioni. Nella ricerca sociale i dati sono costruiti in base alle ipotesi di ricerca e sono utilizzati per la verifica di tali ipotesi. I dati possono essere:

  • Quantitativi, derivano dalla misurazione dei fenomeni, cioè dalla loro scomposizione in entità numeriche.
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 96REBECCA di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Tirocchi Simona.
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