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Concetti Chiave

  • Il metodo Martinotti, sviluppato alla fine del 1800, esalta freschezza e aromi fruttati, rendendolo ideale per vini come Moscato e Prosecco.
  • La lavorazione avviene in autoclave, consentendo una presa di spuma rapida e condizioni isobariche dopo la prima fermentazione.
  • Il processo di vinificazione include tre fasi: preparazione del vino base, rifermentazione in autoclave e fase finale di stabilizzazione e imbottigliamento.
  • Il metodo è definito "corto" per la produzione di vini freschi e fruttati, mentre il metodo "lungo" prevede un affinamento più prolungato sulle fecce.
  • La fermentazione in autoclave rappresenta il 90% della produzione italiana, risultando particolarmente efficace per le uve aromatiche.

Metodo Martinotti e vitigni

Si deve a Martinotti (fine del 1800), consente di esaltare la freschezza e gli aromi fruttati del vitigno (ideale per Moscato, Prosecco e Malvasia aromatica), ha tempi di lavorazione minori, la presa di spuma avviene in autoclave e, dopo la prima fermentazione, la lavorazione si effettua in condizioni isobariche.

Fasi di lavorazione:

- preparazione del vino base

- rifermentazione in autoclave

- fase finale

Dettagli della fase 1

Fase 1: L’uva pigiata e diraspata viene pressata in modo soffice, il mosto viene fatto decantare a bassa T, filtrato ed addizionato di zucchero e lieviti. La vinificazione dura 15/20 giorni a 18-20 °C.

Il vino base ottenuto può essere sottoposto a miscelazioni con annate diverse oppure no (vino millesimato), seguono trattamenti di stabilizzazione: solfitazione, chiarifica, refrigerazione e filtrazione.

Dettagli della fase 2

Fase 2: Si aggiungono i lieviti e lo sciroppo e si rifermenta in autoclave per circa 1 mese a T inferiore a 18°C (per evitare dispersione aromi ed aumentare la solubilità di CO2). A circa 6 bar, il vino si filtra o si centrifuga per eliminare le fecce, si ricorre ad una lieve solfitazione, poi viene travasato in un’altra autoclave.
Fase 3: Si abbassa la T (-6 °C) e si mantiene per 8/10 giorni per stabilizzarlo. Dopo si filtra e si imbottiglia isobaricamente.

- Questo metodo è definito “corto” ed utilizzato per vini freschi, fruttati e ricchi di spuma.

- Il metodo “lungo” comporta un affinamento sulle fecce di durata maggiore e prevede l’utilizzo di autoclavi larghe e basse per favorire il contatto tra il vino e il deposito.

- La fermentazione in autoclave rappresenta il 90% della produzione totale italiana, ha ottenuto considerevoli risultati nel caso di uve aromatiche.

Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza del metodo Martinotti nella produzione di vini frizzanti?
  2. Il metodo Martinotti, sviluppato alla fine del 1800, esalta la freschezza e gli aromi fruttati di vitigni come Moscato, Prosecco e Malvasia aromatica, permettendo una lavorazione più rapida grazie alla presa di spuma in autoclave.

  3. Quali sono le fasi principali del metodo Martinotti?
  4. Le fasi principali del metodo Martinotti includono la preparazione del vino base, la rifermentazione in autoclave e la fase finale di stabilizzazione e imbottigliamento, con un processo che dura circa un mese per la rifermentazione.

  5. Come si differenzia il metodo Martinotti dal metodo "lungo"?
  6. A differenza del metodo "lungo", che prevede un affinamento prolungato sulle fecce e utilizza autoclavi larghe e basse, il metodo Martinotti è definito "corto" e si concentra su vini freschi e fruttati, con una lavorazione più rapida e diretta.

Domande e risposte

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