Concetti Chiave
- Iacopone da Todi, ex notaio, entra nell'ordine francescano e si oppone al papa, subendo scomunica e isolamento.
- Compositore di 93 laude in volgare, esprime ossessione per il peccato e desiderio di penitenza attraverso i suoi scritti.
- La sua lauda "La passione e il tormento" riflette un contatto mistico con Dio e il desiderio di sofferenza per espiare le colpe altrui.
- La scuola siciliana, fondata da Federico II, si distingue per la sua lirica in volgare siciliano e la varietà metrico-ritmica dei testi.
- Il poeta siciliano, noto come "Notaro", introduce la canzonetta e il sonetto, esplorando temi di amore e passione con tecniche innovative.
Indice
La vita e le opere di Iacopone
Fa degli studi giuridici e diventa un ottimo notaio e procuratore, poi nel 1278 entra nell’ordine dei frati francescani minori e si schiera con la corrente degli spirituali. Intorno al 1297 fu scomunicato perché si oppose duramente al papa accusandolo di avidità e nepotismo. L’anno dopo fu anche condannato all’ergastolo e al totale isolamento. Morì nel 1306.
Compone 93 laude (come San Francesco) in volgare. È molto ossessionato dal peccato e dall’ansia della penitenza.
La passione e il tormento di Iacopone
È una lauda in cui esprime la sua gioia incontenibile in seguito a un contatto mistico con Dio. Non sa come spiegare ciò che prova e non sa come contenersi; le altre persone che lo vedono non possono capire l’esperienza che ha provato e quindi lo giudicano come un folle, un pazzo.
Iacopone in questa lauda si augura e chiede al Signore tutte le malattie e le sofferenze peggiori per espiare le colpe di tutti gli uomini che hanno ucciso Cristo.
Si augura di avere una vita tormentata, una morte terribile e anche dopo la morte di non avere pace. Vuole essere dimenticato e a chi lo ricorda vuole che il Signore mandi delle visioni spaventose.
È una lauda drammatica basata sul dialogo riguardante il tema della Passione di Cristo. Nella prima parte il dialogo è tra un fedele di nome Nunzio e Maria che dura dalla cattura di Gesù fino alla sua crocifissione.
Nella seconda parte c’è il lamento funebre di Maria sotto la croce del figlio e infine la volontà della Madonna di morire con suo figlio.
La scuola siciliana e la sua influenza
Nel 1198 Federico II di Svevia diventa re nel Regno di Sicilia. Egli è il promotore di una politica culturale aperta e tollerante e fortemente laica. Questo rende la Sicilia una terra multiculturale e plurilinguistica, in cui si mescolano la cultura araba, bizantina, greca, normanna e latina. La scuola siciliana nasce a Palermo nel 1230 ispirandosi alla lirica provenzale, ma utilizzando come lingua il volgare siciliano. I poeti siciliani, inoltre, non lo erano di professione, ma erano dei dilettanti colti che facevano altri lavori. A differenza della lirica provenzale i testi venivano letti e non accompagnati da musiche, presentando una varietà metrico-ritmica notevole. La donna è una figura rarefatta, descritta in modo convenzionale tramite anche paragoni con la natura; l’uomo è il suo umile servitore che soffre se l’amore viene perduto o non ricambiato. In totale vengono prodotti 150 testi che si possono suddividere in canzoni, canzonette e sonetti. Non abbiamo testimonianze certe riguardo al volgare siciliano poiché tutti i testi della scuola siciliana sono arrivati a noi tramite le trascrizioni avvenute in Toscana tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento, quindi la lingua originaria è stata toscanizzata. Le rime siciliane vengono chiamate rime imperfette.
Il dialogo amoroso nella poesia siciliana
A lui è attribuito un unico componimento “Rosa fresca aulentissima”. Si ipotizza fosse un poeta di raffinata cultura, che padroneggiava le tecniche dei giullari.
Racconto di un vivace dialogo tra un uomo e una donna (popolana), quest’ultima inizialmente rifiuta i corteggiamenti dell’uomo, ma poi alla fine si arrende e decide di concedersi a lui dopo che le avrà giurato amore sul Vangelo. È centrale il desiderio carnale inserito in un contesto popolare e umile.
Era un funzionario imperiale alla corte di Federico II di Svevia ed è considerato il caposcuola della lirica siciliana. Viene soprannominato il “Notaro” perché era un notaio di professione. Il suo canzoniere comprende 38 liriche tra canzoni, canzonette e sonetti (di cui è l’inventore).
La canzonetta e il sonetto nella lirica siciliana
Canzonetta (più breve e leggera di contenuto rispetto alla canzone) composta da sette strofe (divise in fronte e sirma) con ognuna nove versi di settenari.
Il poeta qui porta nel cuore l’immagine dell’amata: più cerca di nascondere la sua passione, più si fa intensa. Parla all’amata con delle apostrofi. Vorrebbe vedere la donna, ma quando ce l’ha davanti non riesce a esprimere i suoi sentimenti. Per questo parlando alla canzonetta gli chiede di esortare la donna a ricambiare il sentimento. Nella canzonetta si nomina per firmarsi e dare un tocco personale.
È un sonetto con schema delle rime ABAB, ABAB, CDE,CDE.
Accosta con una similitudine il fuoco e la passione d’amore, all’inizio fonti di gioia e poi di dolore perché bruciano.
Inizia usando il condizionale, quindi facendo delle ipotesi, perché spera che il fuoco che arde in lui possa ardere anche nella sua amata, ma purtroppo non è così.
Nell’ultima strofa si lamenta dell’ingiustizia dell’amore usando la parola villania, ovvero l’opposto della cortesia.
Domande da interrogazione
- Qual è il percorso di vita di Iacopone e il suo coinvolgimento con la Chiesa?
- Qual è il tema centrale della lauda "La passione e il tormento"?
- Come si caratterizza la scuola siciliana e la sua produzione poetica?
- Qual è il significato del dialogo amoroso nella poesia siciliana?
- Quali sono le caratteristiche della canzonetta e del sonetto nella lirica siciliana?
Iacopone inizia come notaio e procuratore, ma nel 1278 entra nell'ordine dei frati francescani minori. Si oppone al papa, venendo scomunicato nel 1297 e condannato all'ergastolo l'anno successivo. Morì nel 1306.
In questa lauda, Iacopone esprime la sua gioia mistica e il desiderio di espiare le colpe dell'umanità, chiedendo al Signore di infliggergli sofferenze e malattie, riflettendo un profondo tormento interiore.
La scuola siciliana, nata nel 1230, è influenzata da diverse culture e produce circa 150 testi in volgare siciliano, con poeti dilettanti che scrivono canzoni, canzonette e sonetti, caratterizzati da una varietà metrico-ritmica e una figura femminile idealizzata.
Il dialogo amoroso, come in "Rosa fresca aulentissima", rappresenta un vivace scambio tra un uomo e una donna, dove inizialmente c'è un rifiuto, ma alla fine la donna cede, evidenziando il desiderio carnale in un contesto popolare.
La canzonetta è breve e leggera, composta da sette strofe, mentre il sonetto ha uno schema di rime ABAB, ABAB, CDE, CDE. Entrambi esprimono la passione amorosa, con il sonetto che esplora il passaggio dalla gioia al dolore.