Concetti Chiave
- Tommaso Aniello, noto come Masaniello, nacque a Napoli nel 1620 e divenne un simbolo della ribellione contro il malgoverno spagnolo.
- La rivolta cominciò il 7 luglio 1647, scatenata dal rifiuto di un ortolano di pagare una tassa, che portò all'incitamento di Masaniello contro il malgoverno.
- Masaniello si affermò come capopopolo, chiedendo parità di diritti tra nobili e popolani, ma la sua leadership portò anche a violenze e stragi politiche.
- La sua alleanza con il sacerdote rivoluzionario Giulio Genonino si deteriorò, culminando nella sua uccisione il 16 luglio 1647.
- La morte di Masaniello non risolse le tensioni sociali, lasciando inalterate le divisioni tra il popolo e la nobiltà di Napoli.
L'inizio di una rivolta
Pescivendolo come il padre, con animo particolarmente allegro, il suo vero nome era Tommaso Aniello, egli era un bel ragazzo, poco alto e con capelli castani. Primogenito di Antonia Gargano e Francesco d'Amalfi, egli nacque a Napoli il 26 giugno 1620 in una casa che si affacciava alla strada di fronte piazza del Mercato. Era, come altre persone, vittima di un governo incapace di gestire la situazione. Il padrone era il duca d'Arcos che controllava Napoli a nome di Filippo IV di Spagna. Ogni giorno tutti solevano andare a piazza del Mercato, dove venivano effettuate le esecuzioni capitali e dove i gabellieri riscuotevano le tasse.
La ribellione di Masaniello
Nella mattina del 7 luglio del 1647 però qualcosa cambiò, un ortolano si rifiutò di pagare una tassa ed immediatamente si scatenò il putiferio e fu proprio lì che Masaniello, che stava assistendo alla scena, gridò "Viva il sovrano, morte al malgoverno". I napoletani in poco tempo si lasciarono prendere dall'euforia di Tommaso e diedero fuoco dapprima ai palazzi nobiliari poi alle case dei ricchi e ai registri delle imposte.
L'ascesa e la caduta di Masaniello
Le violenze continuarono e si aggiunse la richiesta di parità di diritti tra nobili e popolani capeggiati da Masaniello che diventò un vero e proprio capopopolo. Avrebbe poi maturato la propria rabbia contro gli oppressori in carcere, dove conobbe Marco Vitale che lo mise in contatto col sacerdote rivoluzionario Giulio Genonino, avverso alla nobiltà. Egli divenne la mente delle azioni di Tommaso e in poco tempo il pescivendolo si ritrovò a fare discorsi ad inviati reali e a vari gabellieri. Con il passare del tempo, Masaniello mostrò il suo lato oscuro e incline alla pazzia, aveva il terrore di una congiura nei suo confronti, in quanto molte persone volevano la sua morte. Come tutti gli altri populisti della storia, egli iniziò a eliminare i nemici politici ed organizzò stragi di oppositori, allontanandosi persino da Genonino, il quale divenne capo del'ordinamento forense napoletano. Genonino fu lo stesso che il 16 luglio uccise Masaniello. Dopo la morte del "capitano del popolo napoletano" però non si ebbero riappacificazioni tra il popolo e i nobili.
Domande da interrogazione
- Chi era Masaniello e quale ruolo ha avuto nella rivolta di Napoli?
- Quali furono le conseguenze della ribellione guidata da Masaniello?
- Come si sviluppò il rapporto tra Masaniello e Giulio Genonino?
Masaniello, il cui vero nome era Tommaso Aniello, era un pescivendolo di Napoli che divenne il capopopolo durante la rivolta del 1647, scatenata da un rifiuto di pagamento di una tassa. La sua frase "Viva il sovrano, morte al malgoverno" ispirò i napoletani a ribellarsi contro l'oppressione del governo spagnolo.
La ribellione portò a violenze e distruzioni, con i napoletani che diedero fuoco ai palazzi nobiliari e alle case dei ricchi. Masaniello, inizialmente visto come un eroe, mostrò segni di pazzia e iniziò a eliminare i suoi oppositori, culminando nella sua morte per mano di Giulio Genonino il 16 luglio.
Masaniello e Genonino inizialmente collaborarono, con Genonino che divenne la mente delle azioni di Masaniello. Tuttavia, con il passare del tempo, Masaniello si allontanò da Genonino e iniziò a temere una congiura contro di lui, portando infine alla sua uccisione da parte di Genonino stesso.