Concetti Chiave
- Mussolini, nel suo discorso a Napoli del 24 ottobre 1922, dichiarò di preferire il potere elettorale, ma si sentì costretto a usare la forza a causa della situazione politica.
- Le divisioni nella sinistra italiana si intensificarono, con l'espulsione della corrente riformista dal PSI e la rottura del patto tra CGL e PSI.
- Il 25 ottobre Mussolini decise di procedere con la marcia su Roma, rifiutando la proposta di un governo con membri fascisti.
- Il re Vittorio Emanuele III rifiutò di firmare il decreto di stato d'assedio, una scelta che Mussolini interpretò come paura di una rivolta socialista.
- All'arrivo a Roma, Mussolini si presentò come un conquistatore e ricevette l'incarico di formare un governo, ponendo le basi per la sua futura dittatura.
Il discorso di Napoli
Il 24 ottobre 1922 Mussolini pronunciò a Napoli l'ultimo discorso precedente la marcia su Roma. Disse che avrebbe preferito conquistare il potere attraverso le elezioni, ma che la politica del governo lo costringeva a impiegare la forza. La marcia su Roma era stata preparata da tempo, in una riunione tenuta dai dirigenti fascisti a fine agosto. A settembre Mussolini aveva effettuato l'ultima mossa politica: aveva rinunciato alle sue posizioni repubblicane.
Divisioni politiche e trattative
Intanto la sinistra continuava a dividersi: al congresso del PSI, la corrente riformista, guidata da Filippo Turati e Giacomo Matteotti, venne espulsa, mentre la CGL, rompeva il patto di alleanza che aveva stretto con il PSI. La polemica dei comunisti e dei socialisti massimalisti contro i riformisti era durissima. Mussolini non aveva però ancora perduto la speranza di poter conquistare il potere senza ricorrere a una prova di forza e trattava con il presidente del consiglio, Luigi Facta, per un inserimento dei fascisti nel ministero.
La marcia su Roma
Ma il 25 decise per la marcia su Roma, respingendo la proposta della formazione di un governo, guidato da Giolitti, con quattro ministri fascisti. La sera del 27 ottobre, mentre le squadre fasciste erano pronte a entrare a Roma (Mussolini era rimasto a Milano), Luigi Facta propose al re di decretare la proclamazione dello stato d'assedio.
Il rifiuto del re
La mattina del 28 il sovrano rifiutò di firmarlo.
In seguito i fascisti celebrarono il 28 ottobre come il giorno della «marcia su Roma». Le ragioni del rifiuto del re non si conoscono e a questo proposito lo stesso Mussolini ha lasciato in seguito una testimonianza importante, dicendo di essersi convinto, dopo il 28 ottobre, che Vittorio Emanuele III aveva deciso di non dare corso al decreto sullo stato d'assedio per timore di dovere poi fare i conti con una rivolta socialista.
Qual è l'arrivo di Mussolini a Roma?
Il modo in cui il «Popolo d'Italia» presentò l'arrivo di Mussolini a Roma mostrò che egli non si considerava il futuro presidente del governo, ma un conquistatore. Mussolini partì da Milano il 30 ottobre e a Civitavecchia passò in rassegna i fascisti. Nella capitale fu accolto dal prefetto e dal questore. Mussolini si presentò al re ed ebbe l'incarico di formare il suo primo governo, nel quale entrarono anche liberali e popolari. La nomina a primo ministro non era ancora l'inizio della dittatura, ma ne costituiva la premessa. La mancata opposizione era dovuta non solo al cedimento di Vittorio Emanuele III ma anche da conservatori e moderati che ritenevano che un governo Mussolini avrebbe posto fine agli scontri di piazza. Anche Giolitti aveva riconosciuto che Mussolini avrebbe potuto garantire l'ordine.
Domande da interrogazione
- Quali furono le motivazioni di Mussolini per la marcia su Roma?
- Come si svilupparono le divisioni politiche tra le forze di sinistra?
- Quale fu la reazione del re Vittorio Emanuele III alla proposta di stato d'assedio?
- Come venne presentato l'arrivo di Mussolini a Roma dai media?
Mussolini dichiarò di preferire il potere attraverso le elezioni, ma la politica del governo lo costrinse a impiegare la forza, portandolo a decidere per la marcia su Roma il 25 ottobre 1922.
La sinistra si divise ulteriormente con l'espulsione della corrente riformista dal PSI e la rottura del patto tra la CGL e il PSI, mentre i comunisti e i socialisti massimalisti attaccavano duramente i riformisti.
Il re rifiutò di firmare il decreto di stato d'assedio proposto da Luigi Facta, una decisione che Mussolini interpretò come un timore del sovrano di affrontare una rivolta socialista.
Il "Popolo d'Italia" descrisse l'arrivo di Mussolini a Roma come quello di un conquistatore, non di un futuro presidente del governo, segnando l'inizio della sua ascesa al potere.