Concetti Chiave
- Nel 1922, il fascismo affronta un dilemma cruciale riguardo all'uso della violenza come strumento politico, con crescenti perplessità anche tra i suoi sostenitori.
- Le scissioni del Psi, tra cui la formazione del Psu, indeboliscono la sinistra e offrono nuove opportunità al fascismo per consolidare la sua posizione politica.
- Mussolini organizza la marcia su Roma per occupare uffici pubblici e costringere il governo a dimettersi, in un tentativo di colpo di Stato.
- Il re Vittorio Emanuele III non proclama lo stato d'assedio, permettendo ai fascisti di entrare a Roma senza opposizione, per evitare spargimenti di sangue.
- La diminuzione degli scioperi riduce la giustificazione per la violenza fascista, spingendo il movimento a muoversi rapidamente per rimanere rilevante.
Qual è il dilemma del fascismo nel 1922?
Nel corso del 1922 a Mussolini e agli altri dirigenti del fascismo si pone un problema decisivo; infatti la situazione di illegalità e di tensione conflittuale, alimentata dalle incessanti aggressioni delle squadre fasciste non può durare ancora a lungo, alla fine del 1921 e nel corso del 1922 anche settori dell'opinione pubblica favorevoli al fascismo cominciano a palesare qualche perplessità nei confronti di un partito che fa della violenza privata uno strumento sistematico di azione politica. D'altro canto questo tipo di intervento non sembra neanche più giustificato dalla situazione complessiva. Gli scioperi sono diminuiti fin quasi a cessare.
Scissioni e debolezze della sinistra
Per di più nel corso di questo periodo il Psi ha continuato a subire scissioni che ne hanno di molto indebolito la forza, la prima scissione è quella del 1921 che ha dato vita al Pcd'l, la seconda è quella dei primi di ottobre del 1922 che vede i socialisti riformisti guidati da Turati e da Giacomo Matteotti (1885-1924), uscire dal Psi per fondere il nuovo Partito socialista unitaria (Psu). Questa seconda scissione indebolisce molto la sinistra e apre nuovi scenari. Nel Psi restano i massimalisti che comunque in tutto il periodo precedente hanno mostrato una singolare dissociazione politica: secondo una retorica verbale rivoluzionaria non sono mai stati in grado di far seguire atti politici coerenti e adesso che si trovano stretti tra un socialismo riformista e una sinistra comunista stentano ancora di più a trovare una loro chiara linea politica. Anche il Psu d'altro canto, che ha. Un orientamento molto moderato e rispettoso del gioco parlamentare, potrebbe essere incluso in nuove formule di alleanze politiche che potrebbe allargare la maggioranza parlamentare che appoggia i governi liberali. In altre parole parole una minaccia di una rivoluzione bolscevica sta perdendo consistenza mente si stanno ponendo le premesse per un possibile ritorno a una normalità che potrebbe stabilizzare il sistema politico italiano. Per i fascisti non c'è molto tempo da perdere se vogliono mantenersi al centro della vita politica.
La marcia su Roma
È così che il capo del Pnf, Mussolini, insieme con altri dirigenti più importanti del fascismo, decide che è arrivato il momento di realizzare una marcia su Roma: l'idea è di far convergere le squadre d'azione a Roma facendole muovere da varie parti d'Italia, dopo aver occupato uffici postali, telegrafi e prefetture in alcune importanti città in modo da obbligare alle dimissioni il governo in carica guidati da Facta e costringere il re a dare a Mussolini l'incarico di formare un nuovo governo. Si tratta di un vero e proprio progetto di colpo di Stato che viene messo in atto il 27-28 ottobre 1922.
Il ruolo del re Vittorio Emanuele III
Sarebbe stato facile bloccare le camice nere fasciste che si stanno dirigendo a Roma infatti basterebbe che il re, Vittorio Emanuele III proclamasse lo stato d'assedio perché l'esercito venisse mobilitato contro i rivoltosi. Ma il re decide di non firmare il decreto che proclama lo stato d'assedio che pure il presidente del Consiglio Facta gli ha presentato. Forse decisione del re è motivata dal desiderio di evitare un nuovo spargimento di sangue. Comunque sta di fatto che i fascisti possono entrare indisturbati a Roma.
Domande da interrogazione
- Qual è il dilemma principale che affronta il fascismo nel 1922?
- Come influiscono le scissioni nella sinistra sul contesto politico italiano?
- Qual è l'obiettivo della marcia su Roma organizzata dai fascisti?
- Perché il re Vittorio Emanuele III non proclama lo stato d'assedio durante la marcia su Roma?
- Quali sono le conseguenze della diminuzione degli scioperi nel 1922 per il fascismo?
Nel 1922, Mussolini e i dirigenti fascisti si trovano di fronte a un dilemma cruciale: la violenza sistematica come strumento politico sta suscitando perplessità anche tra i sostenitori del fascismo, mentre la situazione di illegalità non può continuare a lungo (testo).
Le scissioni nel Psi, in particolare quella del 1921 e quella del 1922, indeboliscono notevolmente la sinistra, creando divisioni tra socialisti riformisti e massimalisti, e aprendo la strada a nuove alleanze politiche che potrebbero stabilizzare il sistema (testo).
La marcia su Roma, pianificata da Mussolini e dai dirigenti fascisti, ha come obiettivo quello di costringere il governo in carica a dimettersi e ottenere dal re l'incarico di formare un nuovo governo, rappresentando un vero e proprio colpo di Stato (testo).
Il re Vittorio Emanuele III decide di non firmare il decreto per proclamare lo stato d'assedio, probabilmente per evitare un nuovo spargimento di sangue, permettendo così ai fascisti di entrare a Roma senza opposizione (testo).
La diminuzione degli scioperi nel 1922 riduce la giustificazione per la violenza fascista, creando un contesto in cui i fascisti devono agire rapidamente per mantenere la loro rilevanza politica, mentre la minaccia di una rivoluzione bolscevica perde consistenza (testo).