Concetti Chiave
- Il "Martirio di S. Cristoforo" è un affresco di Mantegna situato nella cappella Ovetari a Padova, commissionato nel periodo 1448-1453.
- L'opera è divisa in due parti: a sinistra il martirio del santo e a destra il trasporto del suo corpo decapitato, separate da una colonna classica.
- Il tema centrale si basa su un episodio della vita di S. Cristoforo, in cui il santo viene martirizzato per ordine del tiranno Danno, re di Samo.
- Le figure degli arcieri mostrano una ricerca psicologica e un'evoluzione stilistica rispetto alle opere precedenti, con influenze della pittura veneziana.
- Mantegna utilizza le regole prospettiche per organizzare lo spazio scenico, evidenziando dettagli curati come medaglioni e archi decorativi.
Descrizione dell'affresco
Il “Martirio di S. Cristoforo” è un affresco,opera di Mantegna, che si trova nella cappella Ovetari nella chiesa degli eremitani, a Padova. Esso risale al periodo che va dal 1448 al 1453. Il notaio Antonio Ovetari, nel proprio testamento datato 1443, lasciava una somma di denaro per ornare la cappella di famiglia con un altare e con degli affreschi che avrebbero dovuto rappresentare la Storie di S. Giacomo e di S. Cristoforo. Dopo varie vicissitudini, l’affresco fu commissione a Mantegna.
Dettagli dell'affresco
Esso si compone di due parti distinti separate da una colonna classica che sostiene un pergolato; la parte di sinistra rappresenta il Martirio del Santo, mentre quella di destra illustra il trasporto del corpo decapitato. Purtroppo, alcune parti dell’affresco sono deteriorare e non più visibili, come la figura gigantesca del santo, spostata a sinistra come se facesse parte della cornice. Fortunatamente, dell’affresco, disponiamo una copia antica ben leggibile sistemata nel Museo Jacquemart-André di Parigi.
Miracolo e conversione
Il tema riguarda un episodio della vita di S. Cristoforo, tratto dalla Leggenda aurea. Il tiranno Danno, re di Samo, che nel dipinto è raffigurato affacciato alla finestra, aveva dato ordine di uccidere S. Cristoforo. Pertanto, i carnefici lo legano ad un pilastro laterale dell’affresco e cominciano a scagliargli contro le frecce. Queste ultime, miracolosamente, anziché colpire il prigioniero deviano in ogni parte e, addirittura, una si va a conficcare in un occhio del re.
Successivamente, il santo fu decapitato, e il suo sangue guarì il tiranno che si convertì al Cristianesimo.
Influenze artistiche e dettagli
Gli arcieri, che si trovano al centro dell’opera, hanno lo sguardo sconvolto dal fatto che le frecce si sono dirette altrove. Le loro forme sono più sciolte e meno rigide rispetto alle opere precedenti e vi notiamo una certa ricerca psicologica. In questo, forse si può ritrovare un’influenza della pittura veneziana, soprattutto del Bellini, di cui, fra l’altro, Mantegna era cognato. Pare anche che i vari personaggi rappresentino personaggi noti dell’epoca.
Lo spazio scenico che costituito da un palazzo decorato con lapidi antiche, organizzato secondo le regole prospettiche, una branca dell’arte che Mantegna conosceva già alla percezione. I dettagli sono molto curati: si tratta di medaglioni, archi, rilievi colonne, iscrizioni che tuttavia sono poco leggibili. Dalle finestre superiori si affacciano dei personaggi.
Domande da interrogazione
- Qual è la storia dietro la commissione dell'affresco "Martirio di S. Cristoforo"?
- Quali sono i principali elementi visivi e tematici dell'affresco?
- Quali influenze artistiche si possono notare nell'opera di Mantegna?
L'affresco fu commissionato a Mantegna dal notaio Antonio Ovetari, che nel suo testamento del 1443 lasciò fondi per decorare la cappella di famiglia con affreschi che rappresentassero le Storie di S. Giacomo e di S. Cristoforo, realizzati tra il 1448 e il 1453.
L'affresco è diviso in due parti da una colonna classica: a sinistra si rappresenta il Martirio di S. Cristoforo, mentre a destra il trasporto del suo corpo decapitato. Il tema centrale è il miracolo delle frecce che deviano, colpendo il re Danno, il quale si converte al Cristianesimo dopo la decapitazione del santo.
L'affresco mostra un'evoluzione stilistica con forme più sciolte e una ricerca psicologica, probabilmente influenzata dalla pittura veneziana, in particolare da Bellini, di cui Mantegna era cognato. Inoltre, l'uso della prospettiva e dei dettagli architettonici evidenzia la maestria di Mantegna in questo campo.