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Concetti Chiave

  • Mantegna ha esplorato la prospettiva come strumento inventivo, creando composizioni emozionanti e drammatiche, piuttosto che limitarla a una mera analisi del mondo.
  • La drammaticità del "Cristo morto" è accentuata da una visione ravvicinata e dal realismo crudo, ottenuta attraverso un'interpretazione non convenzionale delle regole prospettiche.
  • Nel dipinto "San Sebastiano", Mantegna utilizza un'illuminazione intensa e un'anatomia classica per enfatizzare la sofferenza del santo, in un contesto di grandiosità e eroismo.
  • Il realismo fiammingo influisce sulla rappresentazione dei carnefici in "San Sebastiano", i cui volti esprimono indifferenza e crudeltà, accentuando il dramma della scena.

L'attrazione di Mantegna per la prospettiva

Fin dai suoi esordi, Mantegna fu attratto dalle capacità illusionistiche della prospettiva: non solo strumento per analizzare il mondo, come fu per gli artisti toscani, ma procedimento fortemente inventivo che permetteva anche di creare composizioni emozionanti e drammatiche.

Il Cristo morto di Mantegna

Cristo morto

II vertice degli studi prospettici applicati all’anatomia umana e della ricerca espressiva svolta dal pittore è rappresentato dal Cristo morto. Il figlio di Dio Analisi è raffigurato da un punto di vista lievemente rialzato, in eccezionale scorcio, appoggiato sulla lastra dell’unzione dopo la deposizione dalla croce, in attesa di essere cosparso di unguenti e rivestito dalla Sindone, con i piedi lacerati dai chiodi in primo piano, il torace gonfio, il volto lievemente reclinato in un'espressione apparentemente serena. A sinistra la Madonna, anziana e sofferente con accanto san Giovanni Evangelista, ne piange inconsolabile la morte, con le lacrime che le rigano le guance e la bocca piegata in una smorfia di dolore.

L'intensità drammatica del Cristo morto

Si tratta di un’opera di altissima intensità drammatica ed evocativa, ottenuta grazie alla visione ravvicinata e al crudo realismo: è come se l’osservatore, in piedi in una stanza illuminata solo da una luce proveniente da destra, sovrastasse il corpo di Cristo, ormai livido, e fosse invitato a riflettere sui patimenti inflittogli da un’umanità cieca e malvagia.
Per ottenere un simile effetto, il pittore ha dovuto correggere brillantemente la prospettiva: se essa fosse stata applicata secondo le regole matematiche, il corpo avrebbe dovuto mostrare in primo piano i piedi enormi, che avrebbero quasi completamente nascosto la figura e il capo di Cristo. Per evitare ciò, i piedi sono stati rimpiccioliti e la testa molto aumentata di volume: lo straordinario impatto visivo è quindi frutto della profonda conoscenza della prospettiva da parte di Mantegna e della sua abilità di adattarla alle esigenze della rappresentazione, privilegiando il risultato finale sulla corretta, ma ormai scontata, applicazione delle regole.

Datazione e destinazione del Cristo morto

Discusse sono la datazione e la destinazione dell’opera: collocabile tra gli anni settanta e ottanta del Quattrocento, il dipinto risulta inventariato tra i beni dell’artista al momento della sua morte, rimasto forse invenduto anche per la sua concezione coraggiosamente originale.
Agli stessi anni risale verosimilmente la tela raffigurante San Sebastiano(1481 circa) conservata al Louvre di Parigi.

La drammaticità di San Sebastiano

Il santo, legato a una colonna e trafitto da numerose frecce, si staglia possente con la sua anatomia classica e statuaria, inondata di luce, sostenuta da un segno nitido e preciso, persino tagliente nei contorni e nelle linee, come nel perizoma. La coinvolgente drammaticità della scena viene accentuata dai lineamenti contratti in una smorfia di dolore e sofferenza e dallo sguardo che si rivolge implorante a Dio.

I carnefici e il realismo fiammingo

I carnefici, relegati nell’angolo in basso a destra, appaiono del tutto indifferenti alla sua agonia: i loro visi sono solcati da rughe, probabile memoria del realismo della pittura fiamminga che Mantegna aveva conosciuto e studiato in gioventù, e presentano espressioni stolide e truci, che evidenziano il loro terribile ruolo. Il punto di vista ribassato accentua la concezione grandiosa della scena e l’atteggiamento eroico del martire, che sopporta il dolore fisico con la forza datagli dalla fede, mentre le grandi dimensioni della tela rendono la figura del santo monumentale.

Le vestigia della civiltà antica

Dappertutto si notano le vestigia della civiltà antica, che il pittore descrive con grandissima meticolosità e attenzione ai minimi dettagli: dietro la figura del santo si staglia la colonna dal magnifico capitello scolpito a bassorilievo, frammento superstite di un monumentale tempio antico di cui si vede ancora una parte di pilastro su cui s'innestano i pallidi resti di una grande arcata; in secondo piano si scorge un’architrave. In basso a sinistra si notano segmenti di fregi marmorei accanto al piede spezzato di una statua classica; sullo sfondo a destra, sotto alti speroni rocciosi, una rappresentazione di fantasia del Foro romano. Mantegna

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza della prospettiva nell'opera di Mantegna?
  2. Mantegna utilizza la prospettiva non solo come strumento analitico, ma come un procedimento inventivo per creare composizioni emozionanti e drammatiche, come evidenziato nel suo capolavoro "Cristo morto".

  3. Come viene rappresentato il corpo di Cristo nel "Cristo morto"?
  4. Il corpo di Cristo è raffigurato in un eccezionale scorcio, con i piedi lacerati in primo piano e un'espressione serena, invitando l'osservatore a riflettere sui suoi patimenti, grazie a una prospettiva corretta e innovativa.

  5. Quali sono le caratteristiche drammatiche del dipinto "San Sebastiano"?
  6. "San Sebastiano" presenta una drammaticità accentuata dalla potente anatomia del santo, dalla luce che lo inonda e dalla smorfia di dolore sul suo volto, mentre i carnefici mostrano indifferenza alla sua agonia.

  7. In che modo Mantegna incorpora elementi della civiltà antica nelle sue opere?
  8. Mantegna descrive con meticolosità le vestigia della civiltà antica, come colonne e fregi marmorei, che arricchiscono il contesto delle sue composizioni, evidenziando la sua attenzione ai dettagli.

  9. Qual è la datazione e la destinazione del "Cristo morto"?
  10. Il "Cristo morto" è collocabile tra gli anni settanta e ottanta del Quattrocento e risultava inventariato tra i beni di Mantegna al momento della sua morte, suggerendo una concezione originale e coraggiosa.

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