New consensus macroeconomics
In quale luogo la macroeconomia riceve il Nuovo Consenso?
Il ruolo della politica fiscale e di governo nella Macroeconomia moderna.
Di Giuseppe Fontana dell’Istituto.
La raccolta di lavori di Economia Levy presenta la ricerca degli studenti e partecipanti alla conferenza dell’Istituto Levy. Lo scopo è quello di disseminare idee e suscitare commenti da universitari e professionisti.
L’Istituto di Economia Levy del Bard College fu fondato nel 1986, è un’organizzazione no-profit, indipendente, volta al servizio pubblico, la quale supporta le sue ricerche in modo autonomo. Attraverso le borse di studio e la ricerca economica, genera responsi di politica pubblica effettiva e sostenibile nei confronti di importanti problemi economici che intaccano profondamente la qualità della vita negli Stati Uniti e all’estero.
Sommario
In luce dei recenti drammatici accadimenti economici degli scorsi mesi e dell’inabilità di prevenirli da parte degli intellettuali e degli organi decisionali, il modello del Nuovo Consenso della Macroeconomia (NCM) è stato soggetto di molte critiche. Questo studio prende in considerazione, ad esempio, l’assenza di una delle principali critiche che si sono intersecate con il modello NCM, data l’importanza qualsiasi ruolo essenziale per la politica fiscale e di governo del settore pubblico e del ruolo in ascesa della politica fiscale nelle economie moderne, è difficile difendere questa supposizione semplificata del modello NCM.
La ricerca ritiene che gli argomenti convenzionali usati per supportare queste supposizioni discutibili, compreso le ragioni storiche, le proposizioni politiche e i problemi pratici, non abbiano delle solide fondamenta. Non vi è, difatti, nulla nel modello inerente alla moneta, nelle politiche di stabilizzazione. Pertanto, la politica fiscale potrebbe giocare un ruolo tanto importante quanto la politica monetaria nel modello NCM.
Parole chiave: Politica fiscale; Nuovo Consenso; Economia Keynesiana; Modello Macroeconomico
1. Introduzione
Gli ultimi mesi hanno visto una drammatica successione di eventi: le crisi subprime negli Stati Uniti, che ospitano il mercato, hanno innescato un momento critico nel credito nazionale e una conseguente profonda crisi finanziaria nel mondo. Se ci fosse qualsiasi dubbio, questo proverebbe che l’intero mondo economico stia soffrendo, con discussioni di recessioni lunghe e molto importanti.
Molti dei colleghi che hanno preso parte alla conferenza, tenutasi a Berlino (ottobre 2008) di Hans Bockler Stiftung, hanno rivendicato che questo è anche un periodo di profondo ripensamento intellettuale e di difensori politici. Il Nuovo consenso macroeconomico allontanerebbe le continue sfide poste dalle crisi finanziarie e la recessione economica mondiale? O il NCM migliorerebbe il modello stesso in modo da contenere queste sfide?
Questo studio non è volto a dare risposte a tali domande. Ha uno scopo molto più modesto. Mira a fornire una visione delle recenti evoluzioni di modelli formali di Macroeconomia prima di considerare il modello NCM e una delle principali debolezze, l’assenza di un ruolo esplicito per la politica fiscale e di governo nel suo sistema centrale di tre equazioni. Ciò fornisce solo l’inizio di una risposta a queste domande difficili, ma è probabilmente necessario, ai fini di valutare la significatività di tali domande.
2. Le origini storiche del modello del Nuovo Consenso della Macroeconomia
Intellettuali e difensori politici hanno usato modelli di macroeconomia per un lungo periodo. I primi modelli formali fecero la loro comparsa nei primi anni del 1960. Avevano due caratteristiche principali. In primis, erano il risultato di un lavoro universitario e delle banche centrali. Al tempo, il dibattito della macroeconomia era dominato dalle cosiddette sintesi neoclassiche, ed era una conseguenza naturale che universitari e praticanti costruissero sulle conoscenze teoriche così da produrre modelli formali di macroeconomia.
Per la seconda caratteristica, universitari e difensori politici hanno unito le forze nella costruzione di modelli capaci di dare una rappresentazione comprensiva e dettagliata della struttura dell’economia. I primi modelli avevano quindi una struttura più grande, costruiti con schema settore su settore, con una base equazione su equazione, spesso utilizzando il bilancio statistico di reddito nazionale.
Le suddette categorie dei primi modelli di macroeconomia erano ben rappresentate nel primo modello strutturale usato alla Federal Reserve Board (FRB) negli Stati Uniti, il cosiddetto modello MPS.
Il modello MPS era un progetto guidato da Frank de Leeuw, con i membri dello staff dell’FRB di economia guidati da Franco Modigliani al MIT e Albert Ando dell’università della Pennsylvania. La sigla stessa MPS è infatti indice di un lavoro in collaborazione tra gli universitari e i praticanti; MPS è acronimo di MIT, Università della Pennsylvania e il consiglio di Ricerca di Scienze Sociali, il quale ha supportato il progetto.
Il Modello MPS, che è rimasto il primo modello formale per lo staff dell’FRB dal tardo 1960 fino agli inizi del 1996, era un grande modello strutturale. La sua prima versione era composta da circa 125 equazioni probabilistiche e più di 200 identità.
Per decenni, grandi modelli strutturali come l’MPS sono stati popolari tra universitari e tirocinanti, ma lentamente hanno perso il loro fascino accademico. Per questo risultato ci sono state due cause principali. Primo, gli universitari si lamentavano che grandi modelli strutturali contenevano molte equazioni ed identità, rendendo il tutto difficile. In altre parole, ciò significava che le implicazioni di questa politica erano spesso difficili da capire. Inoltre, quando venivano fatti dei tentativi che avevano successo, le implicazioni non erano plausibili.
In secondo luogo, gli universitari lamentavano che i grandi modelli strutturali, per propria natura, non erano capaci di contenere nuove teorie e progressi empirici. Ponendolo in una visione diversa, il progresso universitario registrato tra il 1970 e il 1980 non poteva essere contenuto in modelli formali di centinaia di equazioni. Sicuramente, ciò non significa che rettifiche, teoriche o tecniche, alla struttura generale di grandi modelli strutturali, non siano mai state fatte.
Molte rettifiche tecniche o teoriche furono fatte e, difatti, per un periodo di tempo i cambiamenti introdotti sembravano funzionare. Ad esempio, per alcuni decenni il vecchio modello MPS e l’FRB sono sopravvissuti a critiche empiriche e teoriche. Dai primi anni del 1990 il trattare le continue rettifiche era, ciononostante, chiamato in questione. Si fecero strada due problemi fondamentali.
Il primo, in cui Sims (1980 e 2002) e altri economisti ritenevano che le tecniche utilizzate nei vecchi modelli strutturali erano obsolete. Secondo, e più importante, la critica di Lucas metteva in luce il ruolo limitato delle aspettative e la capacità di prendere decisioni nel corso del tempo nel modello tradizionale del processo di politica monetaria (Lucas 1976).
A questo riguardo, è opportuno notare che grandi modelli strutturali non ignoravano il ruolo delle prospettive, bensì includevano i casi di prospettive in grado di adattarsi, in cui erano implicitamente formalizzate nelle strutture delle variabili esplicative. Significava quindi che le questioni principali, come gli effetti a lungo termine della consolidazione fiscale o le perdite risultanti di una strategia politica monetaria di una disinflazione, potevano non essere facilmente raggiunte.
Pertanto, cominciando nel primo 1990, il criticismo econometrico, insieme alle critiche di Lucas, ha portato a una maggiore revisione dei grandi modelli strutturali, compreso il caso di MPS e FRB (Fontana 2009d). Di conseguenza, i grandi modelli strutturali furono rimpiazzati con piccoli modelli formali che riflettevano in modo dettagliato i più recenti progressi universitari, teorici ed econometrici.
In più, i piccoli modelli formali modellavano esplicitamente il ruolo delle prospettive nel processo decisionale. In particolare, le prospettive razionali prendevano il posto delle prospettive di adattamento nei modelli formali della macroeconomia. In accordo con alcuni espositori influenti, l’introduzione esplicita dell’ipotesi di prospettiva razionale nei modelli di macroeconomia, “costituisce un cambiamento cruciale dal vecchio al moderno modello macroeconomico: una politica di prospettiva di valutazione, una differenza fondamentale tra i vecchi e i nuovi modelli, è la razionale supposizione attesa. Dal mio punto di vista, questo cambiamento nella supposizione è chiamato cambiamento di direzione” (Taylor 1997).
L’attuale modello NCM è molto probabilmente la versione più di successo di questi piccoli modelli formali di macroeconomia, i quali hanno rimpiazzato i grandi modelli strutturali tanto nelle università, come nel processo decisionale. È interessante che il modello NCM condivide un’importante caratteristica di primi modelli formali di macroeconomia. Come i modelli dei primi anni 60, il modello NCM è il risultato di uno sforzo comune tra studenti e responsabili di decisioni politiche.
In altre parole, è un modello costruito esplicitamente su un frangente teorico condiviso. Difatti, un nome per il modello NCM è il nuovo modello sintetico neoclassico. Ponendolo in termini leggermente diversi, il modello NCM rappresenta il risultato di una convergenza di successo universitario e di politica decisionale nei confronti di un frangente teorico condiviso che si basa su progressi teorici ed empirici; in questo caso, il contributo dell’avanzamento del vero ciclo imprenditoriale e il Nuovo approccio Keynesiano alla macroeconomia.
L’attuale modello NCM è un tipico prodotto della critica di Lucas. Uno dei più importanti risvolti della critica di Lucas era di evidenziare la struttura ad hoc dei primi modelli formali. Questo ha portato alla visione che i moderni modelli formali dell’economia dovessero essere “rigorosi”, implicando dunque che il comportamento degli agenti nei modelli formali dovesse avere micro fondazioni, essere ottimale, e basarsi sulle aspettative razionali.
Queste caratteristiche hanno giocato un ruolo fondamentale nel sostituire i grandi modelli con piccoli modelli. Il modello NCM ha rigorose micro fondazioni. In più, nella versione standard il modello utilizza solo 3 equazioni, cosa che ha facilitato la costruzione di una versione altamente complessa e matematica di esso.
Sebbene il modello NCM inglobi alcune delle più attrattive caratteristiche dei moderni, piccoli modelli formali della macroeconomia, esso mostra anche alcune delle loro debolezze. I piccoli modelli formali hanno delle rigorose micro coperture e sono spesso basati su delle aspettative razionali. Comunque, queste caratteristiche apparentemente attrattive richiedono l’uso di supposizioni semplicistiche e spesso controverse, il che limita fortemente i poteri esplicativi dei piccoli modelli.
Ad esempio, una delle supposizioni più controverse del modello NCM è l’assenza di qualsiasi ruolo essenziale per il settore pubblico e la politica fiscale.
“Questo è un sintomo di una riluttanza più profonda tra i macroeconomisti per concepire ogni ruolo essenziale del governo. Sembrano intellettualmente più contenti di immaginare un’economia che risieda solo in un settore privato di agenti e un’indipendente Banca Centrale con le sue proprie funzioni di perdita (e non un governo eletto democraticamente) dal mandato, o l’accettabilità verso” (Goodhart 2005).
Data la portata del settore pubblico e del ruolo sempre più crescente della politica fiscale nelle economie moderne, questa supposizione è difficile da difendere. Ed è ancor di più il caso. Come potrebbe il modello NCM essere usato per affermare e ancor di più per suggerire soluzioni alla crisi finanziaria del 2007-2009 e alle conseguenti recessioni, quando il settore pubblico non è neanche parte del modello base?
Per concludere, l’evoluzione storica dei primi modelli formali dagli anni 60 ad oggi non va considerata, come spesso accade nella letteratura.