Concetti Chiave
- Machiavelli scrive "Il Principe" in un periodo di crisi politica in Italia, evidenziando l'importanza della fortuna e della virtù per il regnante.
- La fortuna, intesa come eventi casuali, gioca un ruolo fondamentale nel determinare il destino di un principe, mentre la virtù consente di affrontarla e limitarne gli effetti.
- Nel capitolo XXV, Machiavelli esplora il rapporto tra virtù e fortuna, sottolineando che la metà delle nostre azioni dipende da noi e richiede preparazione e adattamento.
- La virtus romana, distinta dalla morale cattolica, è la capacità di opporsi alle avversità con intelligenza e preparazione, essenziale per mantenere il potere.
- Machiavelli enfatizza l'importanza dell'audacia e della volontà nel governare, sostenendo che la fortuna favorisce chi agisce con decisione e intraprendenza.
Machiavelli e la crisi italiana
Machiavelli decide di scrivere Il Principe in un periodo storico di profonda crisi italiana:
L’Italia in questo periodo vive un forte sconvolgimento politico con la discesa di Carlo VIII.
Proprio per supportare e aiutare l’Italia a mantenere la propria dominazione, Machiavelli affronta, nel Principe, un argomento che secondo lui è importantissimo: quanto la sorte può determinare la vita di un regnante?
Secondo Machiavelli la fortuna è fondamentale. Per fortuna non s’intende solo una situazione positiva: all’epoca non veniva utilizzato il termine sfortuna: fortuna viene dal latino FORTE che significa PER CASO, quindi fortuna significa IL CASO che può essere tanto positivo quanto negativo.
Un altro elemento è però ugualmente importante, importante al cinquanta per cento, e cioè la Virtù
Il rapporto tra virtù e fortuna
Nel capitolo XXV del Principe, intitolato Quanto possa nelle umane cose la fortuna, e in che modo se gli possa ostare, viene analizzato in modo definitivo il complesso e problematico rapporto tra la virtù e la fortuna che caratterizza tutto il trattato. Si parla soprattutto della capacità dell'uomo di contrastarla con la sua virtù;
Secondo Machiavelli, molti uomini pensano che ciò che accade loro sia determinato dalla fortuna o da Dio, e quindi non si possa fare nulla, ma solo accettare quello che succede; invece, la metà di ciò che ci accade dipende da noi stessi. Lo spiega con una similitudine: la fortuna è come un fiume in piena, che travolge ciò che incontra, ma da cui tuttavia ci si può almeno in parte proteggere se per tempo si saranno costruiti degli argini per limitare i danni. Tali argini sono chiamati, fuor di metafora, "ordinata virtù". La fortuna, infatti, può cambiare, cambiando così il destino di un principe: è meglio perciò che il principe "riscontri", cioè adegui, le sue azioni alle circostanze del suo tempo.
Virtù romana e previsione
La virtù è la virtus romana, non certo quella cattolica. La virtus romana era la capacità di opporsi alle umane sventure contrapponendo la propria morale e la propria intelligenza.
Inizialmente l’autore riconosce queste due forse uguali, i grado di controbilanciarsi perfettamente la fortuna per Machiavelli è un insieme di eventi imprevedibili, casuali, ma l'uomo può fare qualcosa con la propria virtù, e in particolare con la propria capacità di prevedere il corso degli eventi ed essere preparato a tutto quello che può accadere. Tale caratteristica, naturalmente, è fondamentale per il principe che voglia mantenere il suo stato: secondo Machiavelli, osservando la situazione italiana si può notare bene come non ci sia stata tale capacità di previsione.
“Nondimanco, perchè il nostro libero arbitrio non sia spento, giudico potere esser vero, che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che ancora ella ne lasci governare l’altra metà, o poco meno, a noi. Ed assomiglio quella ad fiume rovinoso, che quando ei si adira, allaga i piani, rovina gli arbori e gli edifici, lieva da questa parte terreno, ponendolo a quell’altra; ciascuno gli fugge davanti, ognuno cede al suo furore, senza potervi ostare; e benchè sia così fatto, non resta però che gli uomini, quando sono tempi quieti, non vi possino fare provvedimenti e con ripari, e con argini, immodochè crescendo poi, o egli andrebbe per un canale, o l’impeto suo non sarebbe sì licenzioso, nè sì dannoso.”
La situazione italiana e il Principe
Machiavelli parla della situazione in Italia, definita “una campagna senza argini, e senza alcun riparo”, in cui la fortuna imperversa sovrana. L’autore procede nella sua analisi ammettendo come, anche per quanto riguarda il "Principe", l’unica cosa che può portare al suo successo è la capacità di adeguare il proprio comportamento alle necessità del tempo.
se l’indole e il comportamento del regnante si accorda alle esigenze del tempo, egli riuscirà; al contrario, rovinerà:
“E questo voglio basti aver detto quanto all’opporsi alla fortuna in universale. Ma restringendomi più al particulare, dico, come si vede oggi questo Principe felicitare, e domani rovinare, senza vederli aver mutato natura o qualità alcuna. Il che credo nasca prima dalle cagioni che si sono lungamente per lo addietro trascorse; cioè, che quel Principe che si appoggia tutto in sulla fortuna, rovina come quella varia. Credo ancora, che sia felice quello, il modo del cui procedere suo si riscontra con la qualità de’ tempi, e similmente sia infelice quello, dal cui procedere si discordano i tempi.”
L'importanza dell'audacia
La fortuna risulta dominare quindi sulla virtù e Machiavelli, davanti a questa triste consapevolezza, conclude affermando l’importanza della volontà e dell’audacia nell’azione, le sole che potranno forse domare la fortuna, terribile donna:
“Conchiudo adunque, che, variando la fortuna, e gli uomini stando nei loro modi ostinati, sono felici mentre concordano insieme, e come discordano sono infelici. Io giudico ben questo, che sia meglio essere impetuoso, che rispettivo, perchè la Fortuna è donna; ed è necessario, volendola tener sotto, batterla, ed urtarla; e si vede che la si lascia più vincere da questi che da quelli che freddamente procedono. E però sempre, come donna, è amica de’ giovani, perchè sono meno rispettivi, più feroci, e con più audacia la comandano.”
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo della fortuna secondo Machiavelli ne Il Principe?
- Come si relazionano virtù e fortuna nel pensiero di Machiavelli?
- Qual è la differenza tra virtù romana e virtù cattolica secondo Machiavelli?
- Qual è l'importanza della previsione per un principe secondo Machiavelli?
- Come deve comportarsi un principe per avere successo secondo Machiavelli?
Machiavelli sostiene che la fortuna gioca un ruolo fondamentale nella vita di un regnante, rappresentando il caso che può essere sia positivo che negativo. La fortuna è paragonata a un fiume in piena, che può travolgere, ma da cui ci si può proteggere con la virtù e la preparazione.
Nel capitolo XXV de Il Principe, Machiavelli analizza il complesso rapporto tra virtù e fortuna, affermando che mentre la fortuna determina metà delle nostre azioni, l'altra metà dipende dalla nostra virtù e capacità di adattamento alle circostanze.
Machiavelli distingue la virtù romana, che implica la capacità di opporsi alle avversità con intelligenza e morale, dalla virtù cattolica, suggerendo che la prima è più adatta per un principe che desidera mantenere il potere.
La capacità di prevedere gli eventi e prepararsi ad affrontarli è fondamentale per un principe, poiché la mancanza di tale previsione ha contribuito al fallimento dei regnanti nella tumultuosa situazione italiana.
Un principe deve adeguare il proprio comportamento alle esigenze del tempo; se riesce a farlo, avrà successo, mentre se si affida solo alla fortuna, rischia di rovinarsi, come evidenziato da Machiavelli nel suo trattato.