Concetti Chiave
- La parola "fortuna" proviene dal latino e indica un elemento esterno e imprevedibile che influisce sulle vicende umane, senza connotazioni positive o negative.
- Nel corso dei secoli, il significato di "fortuna" si è ridotto all'idea di "buona sorte".
- Il tema della fortuna è ampiamente trattato dagli autori umanisti e rinascimentali, tra cui Alberti, Guicciardini, Boiardo e Ariosto.
- Machiavelli dedica un capitolo del "Principe" alla fortuna, esplorando i confini tra fortuna e virtù e la loro influenza sulle azioni umane.
- Contrariamente alla concezione medievale, Machiavelli presenta la fortuna in un contesto laico, riconoscendo il ruolo della virtù nel mitigare il suo impatto.
Origine e significato della fortuna
La parola fortuna deriva dal latino fortuna(m), formazione da fors, “sorte”, sostantivo derivato, a sua volta, dalla stessa radice di ferre, “portare”, con il significato, quindi, di “ciò che porta il caso”. In questa accezione originaria la parola non ha, di per sé, una connotazione positiva né una negativa; definisce solo quella componente esterna, indeterminata e imprevedibile che interviene nelle vicende umane. Qualcosa di molto simile al fato, oppure, in una visione laica, al caso.
Nel corso dei secoli la parola ha ristretto il proprio significato fino all’accezione odierna di “buona sorte”.
Fortuna nel pensiero umanista
La questione della fortuna è molto diffusa tra gli autori dell'umanesimo e del Rinascimento: tra gli altri, lo affrontano, da diversi punti di vista, Leon Battista Alberti, Guicciardini, ma anche Boiardo e Ariosto .
Machiavelli e la fortuna
Machiavelli consacra al tema della fortuna, che affiora in diversi luoghi del Principe, il capitolo xxv del suo trattato, nel quale sono definiti i confini rispettivi della fortuna e della virtù, da cui dipende l’esito delle azioni umane. Rispetto alla concezione medioevale, accolta anche da Dante, secondo la quale la fortuna era espressione della Provvidenza e della volontà divina, Machiavelli la spoglia di ogni possibile valore trascendente e metafisico, riportandone il raggio d’azione entro un orizzonte laico e terreno. Assumendo una posizione per molti aspetti originale (in parte già ravvisabile in Boccaccio e in alcuni umanisti), Machiavelli nega che ogni evento sia determinato esclusivamente dalla fortuna e riconosce anzi nella virtù quella qualità che consente agli uomini di arginare in parte la forza della fortuna stessa.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine etimologica della parola "fortuna"?
- Come viene trattato il concetto di fortuna nel pensiero umanista e rinascimentale?
- Qual è la posizione di Machiavelli riguardo alla fortuna nel suo trattato "Il Principe"?
La parola "fortuna" deriva dal latino "fortuna(m)", che si forma da "fors", significando "sorte", e ha radici nella parola "ferre", "portare". Inizialmente, non aveva una connotazione positiva o negativa, ma indicava un elemento esterno e imprevedibile nelle vicende umane.
Nel pensiero umanista e rinascimentale, la fortuna è un tema ricorrente, affrontato da autori come Leon Battista Alberti, Guicciardini, Boiardo e Ariosto, che esplorano le sue diverse sfaccettature e il suo impatto sulle azioni umane.
Machiavelli dedica il capitolo xxv de "Il Principe" alla fortuna, definendo i confini tra fortuna e virtù. A differenza della concezione medievale, Machiavelli la considera priva di valore trascendente, sottolineando che la virtù consente agli uomini di controllare in parte l'influenza della fortuna.