Indice

  1. Luigi XVI e il mestiere di re
  2. L’organizzazione del governo
  3. Strategia di Luigi sedicesimo nel potenziare alcuni ruoli
  4. Il ruolo degli officiers
  5. Lo Stato sono io

Luigi XVI e il mestiere di re

Luigi sedicesimo, figlio di Luigi tredicesimo e di Anna d’Austria, salì al trono nel 1643, quando aveva appena cinque anni. Nel 1661, alla morte del cardinale Mazzarino, che aveva governato durante la sua giovinezza, decise di assumere personalmente il potere. Morì nel 1715, dopo un regno durato ben 72 anni, di cui 54 trascorsi alla guida diretta dello Stato.
Il suo regno rappresentò il momento di massimo sviluppo dell’assolutismo monarchico e il periodo in cui la Francia si avvicinò maggiormente a esercitare una supremazia sull’Europa. Il tentativo di dominare le altre potenze europee fallì a causa della loro opposizione, ma la Francia mantenne a lungo un ruolo fondamentale nella cultura, nella moda, nella cucina e nel gusto. La reggia di Versailles divenne un modello per le altre corti europee e la lingua francese si affermò come lingua comune delle persone colte.
Luigi XIV, chiamato anche Re Sole, non aveva ricevuto un’educazione particolarmente approfondita, ma aveva studiato le teorie del diritto divino dei re, secondo cui il potere del sovrano derivava direttamente da Dio. Fondamentali furono anche gli insegnamenti politici del cardinale Mazzarino, che gli trasmise le conoscenze necessarie per governare.
Alla morte di Mazzarino, il 9 marzo 1661, Luigi dichiarò di voler governare senza delegare il proprio potere ad altri. Da quel momento si dedicò con impegno e costanza al «mestiere di re», occupandosi personalmente degli affari dello Stato.

L’organizzazione del governo

Luigi scelse come ministri soprattutto uomini di origini modeste, che dovevano la propria carriera al sovrano e, proprio per questo, erano più inclini a obbedirgli.
Un ruolo particolarmente importante fu affidato a Jean-Baptiste Colbert, figlio di un mercante, nominato responsabile delle finanze nel 1661. In seguito ottenne altri incarichi, diventando uno dei principali collaboratori del re nella gestione dell’economia e degli affari interni.
Il governo era organizzato attraverso diversi Consigli, che si occupavano dei principali settori dello Stato:
  • Il Consiglio superiore (Conseil d’en haut), presieduto dal re, si occupava delle questioni più importanti, come la guerra, la politica estera e le finanze.
  • Il Consiglio dei dispacci esaminava la corrispondenza proveniente dalle province.
  • Il Consiglio delle parti si occupava delle questioni giuridiche.
  • Il Consiglio delle finanze si occupava della gestione economica dello Stato.

Strategia di Luigi sedicesimo nel potenziare alcuni ruoli

Per rafforzare il controllo del sovrano sul territorio, Luigi XIV potenziò inoltre il ruolo degli intendenti, funzionari nominati dal re e incaricati di amministrare le province francesi. Essi si occupavano di numerose questioni, tra cui la giustizia, la riscossione delle imposte, le forniture militari e i lavori pubblici.
Gli intendenti erano gli strumenti attraverso cui il potere centrale faceva applicare le proprie decisioni nelle province. Allo stesso tempo, mantenevano i rapporti con le élite locali e riferivano al governo gli interessi e le esigenze dei territori.
A Parigi, dal 1667, un luogotenente generale di polizia si occupava dell’ordine pubblico, della sicurezza, degli approvvigionamenti, delle strade e delle costruzioni.

Il ruolo degli officiers

Accanto agli intendenti operavano gli officiers, cioè i titolari di cariche pubbliche che potevano essere acquistate con denaro o trasmesse per eredità. Erano circa 40.000 in tutta la Francia e comprendevano, tra gli altri, funzionari e magistrati dei tribunali superiori, chiamati Parlamenti.
Questi tribunali non erano assemblee legislative come il Parlamento moderno, ma corti di giustizia che avevano anche il compito di registrare gli editti del re. In alcuni casi potevano presentare obiezioni alle leggi regie, ritardandone l'applicazione.
Luigi XIV cercò di limitare questa possibilità, imponendo ai Parlamenti di registrare prima le leggi e di presentare eventuali proteste soltanto in seguito.
La vendita delle cariche pubbliche era presente anche in altri Paesi europei, ma in Francia raggiunse dimensioni particolarmente ampie. Gli officiers costituivano un gruppo sociale privilegiato: il possesso delle cariche garantiva loro prestigio, vantaggi economici e, nei casi più importanti, la possibilità di ottenere un titolo nobiliare.Pur dipendendo dalla monarchia per la propria posizione, questi funzionari godevano di una certa autonomia, grazie al carattere ereditario delle loro cariche e ai privilegi connessi. Per questo motivo, Luigi XIV doveva mantenere la loro fedeltà attraverso un equilibrio tra autorità, concessioni e rapporti personali.

Lo Stato sono io

La celebre frase attribuita a Luigi XIV, «Lo Stato sono io», esprime la sua volontà di concentrare il potere nelle mani del sovrano. Tuttavia, questa affermazione rivela anche un limite dell'assolutismo francese.
La società era infatti caratterizzata da numerosi privilegi, autonomie locali e istituzioni tradizionali, che rendevano difficile imporre un controllo uniforme su tutto il territorio.
Di conseguenza, il funzionamento dello Stato non dipendeva soltanto dalle istituzioni, ma anche dalla capacità personale del re di dirigere l'amministrazione e ottenere l'obbedienza dei sudditi.
Luigi XIV cercò quindi di controllare ogni aspetto del governo, affidandosi a funzionari fedeli e alla collaborazione di esponenti del clero, della nobiltà e degli officiers.
In sintesi: Luigi XIV rafforzò l'assolutismo concentrando il potere nelle proprie mani, scegliendo ministri fedeli, potenziando l'amministrazione centrale e limitando l'autonomia degli altri organi dello Stato. Il suo governo rappresentò il modello più famoso di monarchia assoluta in Europa.

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