Concetti Chiave
- Filippo Lippi, frate fiorentino, ha avuto una vita tumultuosa, segnando la sua carriera con l'apertura di una bottega a Firenze e una relazione con una monaca.
- Il pittore ha inizialmente cercato di rappresentare la tridimensionalità delle forme, ispirandosi allo stiacciato di Donatello, per poi evolvere verso una linea di contorno più delicata.
- La sua opera più nota è il ciclo di affreschi nel Duomo di Prato, realizzato tra il 1452 e il 1465, recentemente restaurato e ammirato per la sua prospettiva geometrica.
- Nel "Convito di Erode", Lippi crea un banchetto sontuoso, evidenziando tre momenti chiave della narrazione evangelica, mentre il dramma è relegato in secondo piano.
- Salomè è la protagonista femminile dei suoi affreschi, rappresentata con delicatezza e sensualità, anticipando lo stile delle figure femminili di Botticelli.
Influenze e vita di Filippo Lippi
Un altro pittore profondamente influenzato - almeno inizialmente - dalle novità di Masaccio fu il fiorentino Filippo Lippi (1406 circa-1469). Divenuto frate perché rimasto orfano e adottato dai confratelli della Chiesa di Santa Maria del Carmine, il pittore ebbe una vita movimentata: dopo un soggiorno a Padova (1434) impiantò bottega a Firenze, si innamorò di una monaca di Prato ed ebbe un figlio (Filippino, anch’egli pittore), ottenendo lo scioglimento dei voti solo nel 1461 per intercessione di Cosimo il Vecchio.
Stile e innovazioni artistiche
Lippi non possiede la visione drammaticamente terrena di Masaccio né il rigore morale e la spiritualità dell’Angelico, ma comprende subito come il problema fondamentale di quegli anni sia la rappresentazione tridimensionale delle forme, di cui tenta di riprodurre la plasticità trasponendo in pittura lo stiacciato di Donatello. Nella fase finale della sua attività preferisce invece abbandonare la ricerca plastica, creando le figure attraverso una raffinata e delicata linea di contorno, che sarà esempio fondamentale per il suo allievo Sandro Botticelli.
Ciclo di affreschi nel Duomo di Prato
La sua opera più celebre è senza dubbio il ciclo di affreschi raffiguranti le Storie di santo Stefano e di san Giovanni Battista, eseguito tra il 1452 e il 1465 all’interno del Duomo di Prato, città dove il pittore lavorò all’apice della propria fama. Il ciclo è stato oggetto di un importante restauro, iniziato nel 2001 e terminato nel 2007.
Descrizione del Convito di Erode
La scena con il Convito di Erode altro non è che un pretesto per immaginare un sontuoso banchetto in un elegante palazzo dell’epoca, alla presenza di numerosi invitati in costumi contemporanei. La grande sala è rappresentata attraverso una rigorosa prospettiva geometrica, che ha il suo punto di fuga dietro le due arcate sul fondo ed è definita dalle piastrelle in marmo intarsiato del pavimento, dalle tavole coperte da bianche tovaglie e dallo scorcio delle pareti. In questo ampio spazio sono racchiusi i tre diversi momenti della storia narrata nel Vangelo di Marco: a sinistra la decollazione del Battista, verso il centro la danza di Salomè e a destra l’offerta della testa del santo a Erodiade, elegantissima nel suo aristocratico costume. Alcuni personaggi sembrano commentare il macabro avvenimento: eppure nella composizione il dramma è solo intuito, spostato ai margini della scena, sovrastato dall’ambientazione e dall’attenzione ai particolari. In questo senso il pittore crea una rappresentazione lontanissima dal profondo dramma umano narrato da Donatello nell’analogo soggetto scolpito in bronzo per il fonte battesimale di Siena.
Salomè e l'evoluzione stilistica
La vera protagonista è la bionda Salomè, che compare tre volte, in particolare nell’atto di compiere la celebre danza che tanto affascinò Erode, avvolta in un leggero abito candido con i veli svolazzanti nell’aria (la leggenda vuole che Lippi abbia ritratto in Salomè la donna amata). Delicatezza e sensualità convivono nella sua figura, realizzata attraverso una linea di contorno sensibilissima e morbida, in questo senso ormai lontana dalle masse plastiche dei personaggi di Masaccio e premessa indispensabile delle bellissime figure femminili di Sandro Botticelli.
Domande da interrogazione
- Quali sono le influenze iniziali che hanno segnato la vita e l'opera di Filippo Lippi?
- In che modo Lippi ha innovato nella rappresentazione tridimensionale delle forme?
- Qual è l'opera più celebre di Filippo Lippi e dove si trova?
- Come viene rappresentato il Convito di Erode nell'opera di Lippi?
- Qual è il ruolo di Salomè nell'opera di Lippi e come viene descritta?
Filippo Lippi, influenzato dalle novità di Masaccio, ha avuto una vita movimentata, diventando frate dopo essere rimasto orfano e avviando una carriera artistica a Firenze dopo un soggiorno a Padova (1434).
Lippi ha cercato di riprodurre la plasticità delle forme trasponendo in pittura lo stiacciato di Donatello, ma nella fase finale della sua carriera ha abbandonato questa ricerca, optando per una linea di contorno raffinata e delicata.
L'opera più celebre di Lippi è il ciclo di affreschi nel Duomo di Prato, raffigurante le Storie di santo Stefano e di san Giovanni Battista, realizzato tra il 1452 e il 1465.
Nel Convito di Erode, Lippi utilizza una rigorosa prospettiva geometrica per rappresentare un sontuoso banchetto, racchiudendo tre momenti della storia narrata nel Vangelo di Marco, con un dramma solo intuito e sovrastato dall'ambientazione.
Salomè è la vera protagonista, ritratta in tre momenti, in particolare mentre danza per Erode; la sua figura è caratterizzata da delicatezza e sensualità, realizzata con una linea di contorno morbida, anticipando le figure femminili di Botticelli.