Concetti Chiave
- Le note musicali sono rappresentate da sillabe (do, re, mi, fa, sol, la, si) che facilitano l'apprendimento della scala musicale.
- Il sistema di notazione con le sillabe fu introdotto da frate Guido d'Arezzo nel 1030 per l'insegnamento del canto ecclesiastico.
- Le sillabe delle note derivano dall'inno a San Giovanni, composto da Paolo Diacono, dove ogni versetto iniziava con una nota sempre più alta.
- Il metodo di notazione si diffuse in Europa, ma Germania e Inghilterra continuarono a usare lettere dell'alfabeto per le note musicali.
- La nota "Ut" è stata sostituita con "Do" nel XVI secolo, evidenziando l'evoluzione nella nomenclatura delle note musicali.
Le note musicali e la loro funzione
Le note musicali non hanno un vero e proprio nome. Infatti, quando diciamo do, re, mi, fa, sol, la, si, si capisce che non sono dei nomi, ma delle sigle, cioè delle semplici sillabe che servono per farci ricordare più facilmente i diversi toni. Esse hanno esclusivamente un valore pratico e scolastico, dato che rendono più pronto e veloce l’apprendimento la scala musicale e ci aiutano a capire la posizione dei suoni e il rapporto o intervallo che intercorre tra l’uno e l’altro. Quindi hanno esclusivamente una funzione didattica.
Origine storica delle note
Il nome con cui chiamiamo le note sono in uso da più di novecento anni. Esse furono introdotte da frate Guido d’Arezzo che verso il 1030 inventò un nuovo sistema pere la notazione e lo studio del canto ecclesiastico, unica forma di educazione musicale esistente in quei tempi. Il suo metodo consisteva nell’insegnare a sentire e a fissare nell’orecchio le progressioni della scala musicale, facendo imparare a memoria l’inno a San Giovanni, composto qualche secolo prima da Paolo Diacono, un monaco cristiano storico, poeta e scrittore longobardo di lingua latina, vissuto nell’VIII secolo. Ogni versetto dell’inno iniziava con una nota che, progressivamente diventava sempre più alta, in modo tale che nel passare dall’una all’altra si veniva a formare la scala tonale. A ciascuna nota corrispondeva la prima sillaba di ogni versetto e queste prime sillabe furono utilizzate per indicare le diverse note. Questo è l’inno a San Giovanni:
L'inno a San Giovanni
UT queant laxis
REsonare fibris
MIra gestorum
FAmuli tuorum,
SOLve polluti
LAbii reatum,
Sancte Iohannes.
Affinché essi possano cantare
con voci libere
le meraviglie delle tue gesta
i servi tuoi,
cancella il peccato
dal loro labbro impuro,
o San Giovanni
Inizialmente, le sillabe con valore di note erano sei: Ut, Re, Mi, Fa, Sol. La a cui, in seguito, si aggiunse la settima Si, probabilmente ricavata dalle due iniziali dell’ultimo versetto – Sancte Iohannes. Nel XVI secolo “Ut” fu sostituito con “Do”.
Leggere le note per mezzo di queste sillabe si diceva “fare/cantare/recitare sol-fa, cioè la”solfa”, da cui sono derivati i termini “solfeggiare” e”solfeggio”. A questo proposito, possiamo ricordare l’espressione “È sempre la solita solfa”, riferito ad una ripetizione monotona e noiosa delle stesse parole, soprattutto quando vengono mossi rimproveri e recriminazioni. Infatti, l’esercitazione di solfeggio si svolge sempre con toni uguali a se stessi, generando quindi monotonia.
Diffusione e varianti in Europa
Questo modo di indicare le note musicali si diffuse ben presto in Europa, ma non in Germania e nemmeno in Inghilterra. Questi due paesi hanno preferito continuare a chiamare le note con le lettere dell’alfabeto. La motivazione sta nel fatto che l’astuzia tecnica per imparare a memoria le note inventata dal monaco di Arezzo è derivata dal latino e quindi si sarebbe adattata con difficoltà alle lingue di origine germanica. Esiste anche una differenza fra i due paesi: in Inghilterra il Si corrisponde a B mentre per i tedeschi, la stessa nota è chiamata H ed hanno conservato l’uso latino della lettera B per il Si bemolle.
Domande da interrogazione
- Qual è la funzione principale delle note musicali?
- Chi ha introdotto il sistema di notazione delle note musicali?
- Come si è sviluppato il nome delle note musicali?
- Qual è l'origine del termine "solfeggio"?
- Perché Germania e Inghilterra non hanno adottato il sistema di sigle per le note?
Le note musicali, rappresentate da sigle come do, re, mi, fa, sol, la, si, hanno una funzione didattica, facilitando l'apprendimento della scala musicale e la comprensione degli intervalli tra i suoni.
Il sistema di notazione delle note musicali fu introdotto da frate Guido d’Arezzo intorno al 1030, per facilitare lo studio del canto ecclesiastico.
Inizialmente, le note erano sei: Ut, Re, Mi, Fa, Sol, a cui si aggiunse Si, derivato dall'ultimo versetto dell'inno a San Giovanni. "Ut" fu poi sostituito con "Do" nel XVI secolo.
Il termine "solfeggio" deriva dall'espressione "fare/cantare/recitare sol-fa", che si riferisce all'esercitazione di lettura delle note musicali utilizzando le sillabe.
Germania e Inghilterra hanno continuato a usare le lettere dell'alfabeto per le note, poiché il metodo di Guido d'Arezzo, derivato dal latino, si adattava con difficoltà alle lingue germaniche.