Concetti Chiave
- La legge stabilisce un limite massimo del 20% di lavoratori a termine rispetto all'organico aziendale, con possibilità di deroghe tramite i CCNL.
- Il datore di lavoro deve pagare sanzioni amministrative per ogni lavoratore oltre il limite, e non è consentita la conversione del contratto.
- I datori con fino a cinque dipendenti possono stipulare contratti a termine senza limiti, e ci sono eccezioni per nuove attività, start-up, attività stagionali e specifici programmi.
- I lavoratori a termine godono del principio di non discriminazione e hanno diritto al trattamento economico e normativo equivalente a quello dei lavoratori a tempo indeterminato.
- I CCNL possono facilitare l'accesso dei lavoratori a termine a opportunità di formazione per migliorare la loro qualificazione professionale.
Limiti e sanzioni per contratti a termine
La legge prevede la percentuale massima di lavoratori a termine (20%) che possono essere impiegati in relazione al totale dell’organico aziendale. I CCNL possono derogare in peius o in melius.
In caso di violazione del limite percentuale, il datore di lavoro è tenuto a pagare una sanzione amministrativa per ogni lavoratore eccedente, il cui importo progredisce con l’aumentare dei dipendenti assunti oltre il tetto massimo. La conversione del contratto non può aver luogo.
Eccezioni e deroghe per contratti a termine
I datori che occupano fino a cinque dipendenti, però, possono stipulare contratti a termine senza sottostare ad alcun limite quantitativo. Inoltre, le suddette limitazioni non si applicano:
- per l’avvio di nuove attività imprenditoriali (il periodo di concessione è definito dai CCNL);
- nelle imprese start-up innovative, per il periodo di quattro anni dalla costituzione della società;
- per lo svolgimento di attività stagionali e per la sostituzione di assenti dal lavoro;
- per specifici spettacoli o programmi televisivi;
- all’interno di università private e istituti di ricerca, dove un esperto di un determinato settore può essere chiamato in via esclusiva per svolgere attività di insegnamento, ricerca o assistenza.
Per far valere l’esenzione dal computo del 20%, il datore deve indicare la ragione per la quale il contratto è stato stipulato (questo continua comunque ad essere acausale, ma giustificato).
Tutela e formazione per lavoratori a termine
Una volta assunti, i lavoratori a termine sono tutelati dal principio di non discriminazione, sancito dall’art. 25 del d.lgs. 81/2015. Esso dispone che «al lavoratore a tempo determinato spetta il trattamento economico e normativo in atto nell’impresa per i lavoratori con contratto a tempo indeterminati comparabili, cioè inquadrati nello stesso livello». I CCNL possono prevedere modalità e strumenti volti ad agevolare l’accesso dei lavoratori a termine a opportunità di formazione adeguata, in modo tale da aumentarne la qualificazione professionale e promuoverne la carriera.
Domande da interrogazione
- Qual è il limite massimo di lavoratori a termine che un'azienda può avere?
- Quali sono le sanzioni per i datori di lavoro che superano il limite di lavoratori a termine?
- Quali eccezioni esistono per i contratti a termine?
La legge stabilisce che la percentuale massima di lavoratori a termine impiegati in relazione al totale dell’organico aziendale è del 20%. I CCNL possono derogare a questa regola in peius o in melius.
In caso di violazione del limite percentuale, il datore di lavoro deve pagare una sanzione amministrativa per ogni lavoratore eccedente, con un importo che aumenta con il numero di dipendenti assunti oltre il tetto massimo. La conversione del contratto non è consentita.
Le limitazioni non si applicano a datori con fino a cinque dipendenti, per nuove attività imprenditoriali, start-up innovative nei primi quattro anni, attività stagionali, spettacoli o programmi televisivi, e in università private e istituti di ricerca, a condizione che il datore indichi la ragione del contratto.