Concetti Chiave
- Le libertà di riunione e associazione consentono ai cittadini di esprimere e sviluppare la propria collettività in ambiti culturali, artistici e religiosi, oltre a quello politico.
- Dopo le rivoluzioni liberali del settecento, queste libertà furono inizialmente vietate, ma nel XIX secolo iniziarono a essere riconosciute come parte essenziale della società.
- La carta costituzionale del 1948 ha consolidato le libertà di riunione e associazione, valorizzando i diritti politici del cittadino attraverso gli articoli 17 e 18.
- Queste libertà si caratterizzano come diritti a esercizio collettivo, riservati esclusivamente ai cittadini e non estesi a tutti gli individui residenti.
- La Costituzione garantisce la libertà di riunione e associazione, prevedendo la loro regolamentazione attraverso leggi ordinarie piuttosto che in modo diretto nel testo costituzionale.
Diritti di riunione e associazione
Esistono diritti che sono considerati, in particolare, nell’ambito dell’impegno politico sebbene non siano strettamente legati a tale contesto. Si tratta della libertà di riunione e di associazione, attraverso le quali ogni cittadino non si limita a vivere la propria esperienza politica; esse, infatti, acquisiscono una funzione polivalente in quanto consentono ai cittadini di manifestare e sviluppare la propria collettività in diversi campi, da quello culturale, artistico o religioso.
Evoluzione storica delle libertà
Anche in seguito alle rivoluzioni liberali del settecento, le libertà di riunione e associazioni non furono tutelate. Addirittura, tramite l’emanazione di una legge francese, tali libertà vennero vietate poiché si credeva che esse potessero essere lo strumento per mantenere in vita la struttura sociale fondata sulla divisione in classi più o meno abbienti tipica dell’ancien régime. La situazione mutò nel XIX secolo, quando il ceto non rappresenta più una realtà monoclasse, bensì comprende un’accezione più ampia e, pertanto, si articola in sindacati, associazioni e altre formazioni sociali «ove si svolge la personalità del singolo!. Tale concezione fu consolidata nel 1948 per mezzo della carta costituzionale, la quale, ex articoli 17 e 18, valorizza i diritti politici del cittadino.
Libertà a esercizio collettivo
A differenza degli altri diritti inviolabili, la libertà di riunione e quella di associazione si configurano inevitabilmente quali libertà a esercizio collettivo. La titolarità, inoltre, non è propria di ogni essere umano, bensì solo ed esclusivamente dei cittadini. In tal senso, dunque, tali libertà si configurano come «inviolabili con riserva». Dunque, mentre la titolarità del diritto di voto è estesa a tutti gli individui regolarmente residenti, la Costituzione riconosce e garantisce la libertà di riunione e associazione ai cittadini, prevedendone un’estensione non direttamente tramite vincolo costituzionale, bensì per mezzo della legge ordinaria.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo della libertà di riunione e associazione nella vita politica e sociale dei cittadini?
- Come è cambiata la tutela delle libertà di riunione e associazione nel corso della storia?
- Qual è la differenza tra la libertà di riunione e associazione e altri diritti inviolabili?
La libertà di riunione e associazione permette ai cittadini di manifestare e sviluppare la propria collettività in vari ambiti, non solo politico, ma anche culturale, artistico e religioso, evidenziando la sua funzione polivalente.
Inizialmente, dopo le rivoluzioni liberali del settecento, queste libertà non furono tutelate e furono addirittura vietate da leggi come quella francese. Tuttavia, nel XIX secolo, la situazione cambiò con l'emergere di una società più complessa, culminando nel riconoscimento di tali diritti nella carta costituzionale del 1948.
A differenza di altri diritti, la libertà di riunione e associazione è considerata un diritto a esercizio collettivo, riservato esclusivamente ai cittadini e non a tutti gli individui, con una titolarità che è "inviolabile con riserva".