Economia politica 2
La funzione di offerta di un’impresa price-taker
La funzione di offerta di un’impresa price-taker dice quale quantità l’impresa vuole vendere per ogni possibile prezzo P. É una funzione di forma quantità offerta = S (prezzo).
La curva dell’offerta coincide con la curva MC fintanto che essa è al di sopra della curva AC, quindi fino ad ACmin, dopo di che la produzione passerà a zero.
- Curva rossa = offerta
- Curva grigia = MC
- Curva blu = AC
Quindi se P ≥ ACmin --> corrisponde alla curva MC.
Se P < ACmin --> corrisponde a 0.
Se l’impresa sostiene costi fissi irrecuperabili:
Se P ≥ AVCmin --> corrisponde alla curva MC.
Se P < AVCmin --> corrisponde a 0.
Es.
P = 38 C = 200 + 10Q + 2Q2 MC = P --> 38 = 10 + 4Q Q*=7 π = -102.
Se avessi avuto costi recuperabili sarebbe stato più conveniente produrre 0 --> Q*=0.
Se i costi sono irrecuperabili conviene produrre perché ho una perdita di -102 e non di -200 perché ACmin < P ≤ AVCmin.
La legge dell’offerta dice che quando il prezzo di mercato aumenta, il livello di vendite che massimizza il profitto per un’impresa price-taker deve aumentare.
La curva del ricavo è la retta blu R = PQ, nel momento in cui aumenta P, ovvero in R = PQ coefficiente angolare la curva è azzurra, la distanza tra la curva costo e ricavo aumenta.
Variazione nei prezzi degli input e spostamento nella funzione dell’offerta
La variazione dei prezzi fa sì che la curva di offerta si innalzi di tale variazione di prezzo, entrambe le curve MC e AC si innalzano di tale variazione, viene offerta la stessa quantità di prima.
Se cambia solo il costo fisso evitabile, in questo caso la curva del costo medio AC si innalza di tale variazione, mentre la curva MC non varia posizione, il contadino vende sempre la stessa quantità di prima posto che non chiuda ad un prezzo maggiore per restare in affari.
Equilibrio ed efficienza
Nel caso del mercato perfettamente concorrenziale ci sono alcune considerazioni di base:
- Il mercato non è influenzato dal comportamento della singola impresa, il prezzo rimane sostanzialmente invariato.
- Assenza di costi di transizione, questo perché c’è una perfetta informazione.
- I prodotti omogenei quando sono identici agli occhi dei consumatori, quindi come se fossero perfetti sostituti i beni delle diverse imprese.
- In questo mercato c’è una elevata facilità ad entrare ed uscire dal mercato in modo estremamente libero.
Domanda e offerta di mercato
La domanda di mercato di un bene è la somma delle domande individuali di tutti i consumatori; graficamente la curva di domanda di mercato è la somma orizzontale delle curve di domanda individuate.
Offerta di mercato
Per ogni possibile prezzo, l'offerta di mercato di un prodotto è la somma di tutte le offerte individuali dei venditori; graficamente la curva di offerta di mercato è la somma orizzontale delle curve di offerta individuale. Le curve di offerta di breve e lungo periodo possono differire. Nel breve periodo solo le imprese attive sul mercato sono in grado di produrre, nel lungo periodo altre imprese possono decidere di iniziare la produzione se ritengono che ciò sia profittevole.
Nel breve periodo l'offerta si somma con le curve di offerta individuali che giacciono sopra ad ACmin. Quindi due imprese con tecnologie differenti, una con ACmin = 30 e una seconda con ACmin = 50, se il prezzo P < 30 l'offerta sarà 0, se 30 < P < 50 l'offerta sarà quella dell'impresa uno, se P > 50 l'offerta sarà quella dell'impresa uno più quella dell'impresa due.
Q Q P P P Q Q Q Qa0 Qb1 Qa1 Qb0 Qa1+QB1.
Le tecnologie, a differenza del breve periodo, nel lungo periodo vengono a conoscenza di tutte le imprese oltre che i brevetti, quindi c'è libertà di entrata nel mercato.
È presente la libertà di entrata in un mercato quando la tecnologia è liberamente disponibile a chiunque desideri avviare un'impresa, inoltre l'ingresso non è limitato, in tal caso, il numero delle imprese potenziali è illimitato.
La curva di offerta nel lungo periodo si somma orizzontalmente ovvero se ci sono 5 imprese con la medesima tecnologia ed ACmin è 100, in corrispondenza di Q= 200 l'offerta a P=100 sarà 1000 poiché 5 imprese offrono 200 output l'una.
Quindi con una libertà di entrata la curva di offerta di un mercato di lungo periodo è una curva orizzontale, infinitamente elastica (perfettamente elastica). Al di sotto di ACmin l'offerta è nulla.
P S5 S10 A B Acmin = 100 S Q 200 400 1000 2000.
L'orizzonte temporale richiesto per gli aggiustamenti nel lungo periodo del numero di imprese attive può variare a seconda dei prodotti, dal settore di mercato.
L’equilibrio concorrenziale di breve e lungo periodo
Determinata la domanda e l’offerta di mercato, possiamo trovare il prezzo e la quantità come abbiamo fatto al capitolo 2. Consideriamo i diversi equilibri di breve periodo e di lungo periodo a seguito di cambiamenti.
Numero d’imprese che esistono nel mercato n = Qd/Qe (quantità domandata / quantità efficiente).
Equilibrio concorrenziale di lungo periodo con libertà di entrata
Abbiamo detto che la curva di offerta è orizzontale in corrispondenza di ACmin.
Proprietà dell’equilibrio concorrenziale di lungo periodo con libertà di entrata
- Il prezzo di equilibrio deve essere uguale ad ACmin.
- Le imprese devono ottenere profitti nulli.
- Le imprese attive devono produrre in corrispondenza della scala efficiente di produzione.
Le risposte di breve periodo e di lungo periodo ai cambiamenti della domanda
Nel breve periodo se la funzione di domanda aumenta, quindi si sposta verso dx, il prezzo cresce ed inizia ad eccedere rispetto l’ACmin, quindi le imprese hanno dei profitti economici positivi. Nel lungo periodo, tuttavia, nuove imprese possono entrare liberamente nel mercato, in risposta al profitto positivo, diventano attive più imprese, la curva di offerta si sposta verso dx creando un nuovo equilibrio riportando il prezzo a quello precedente.
SB SA C.
Risposte di breve periodo e di lungo periodo a variazioni di costi
Pensiamo ora alle variazioni dovute ai costi delle imprese. Diminuiscono i costi fissi ma restano invariati i variabili. Una situazione di questo tipo crea uno spostamento della curva del costo medio verso il basso, comportando una diminuzione del minimo del costo medio (es. da 100 a 70). La scala minima efficiente diminuisce anch’essa. Nel breve periodo le imprese rimangono nel punto A, con profitti positivi, ma nel lungo periodo le imprese entrano nel mercato come opportunità di profitto, l’equilibrio di mercato si sposta nel punto B.
Quando variano i costi variabili di un’impresa, le curve di costo marginale e del costo medio si spostano entrambe, ma la procedura è simile.
A S∞ B C.
Cambiamenti dei prezzi nel lungo periodo
Supponiamo che la domanda di un bene cresca, e che ciò faccia incrementare anche il prezzo dei fattori produttivi, quindi si avrebbe un nuovo punto di equilibrio nel punto E.
B E S∞ A C.
L’efficienza dei mercati perfettamente concorrenziali
Se un sistema economico funziona bene genera dei benefici netti: i benefici che i consumatori traggono dal consumo dei beni eccedono i costi di produzione degli stessi. Il beneficio netto creato dalla produzione e dal consumo di un bene avviene tramite il concetto di surplus aggregato. Il surplus aggregato è uguale alla disponibilità a pagare dei consumatori meno i costi di produzione totali evitabili. Esso misura il beneficio netto generato dalla produzione e dal consumo di un bene.
Surplus aggregato = beneficio totale del consumo - totale dei costi di produzione evitabili.
I benefici totali generati dal consumo, cioè la somma dei benefici a vantaggio dei consumatori, vengono calcolati in base alla disponibilità a pagare in corrispondenza della quantità consumata.
Surplus aggregato = disponibilità totale a pagare - costi totali di produzione evitabili.
Sappiamo che la disponibilità a pagare è l’area sottesa dalla curva di domanda del consumatore, fino alla quantità di consumo.
La seconda parte del surplus aggregato, cioè il costo totale di produzione evitabile, corrisponde all’area al di sotto della curva di offerta fino al livello di produzione.
Un sistema economico che massimizza il surplus aggregato genera il massimo beneficio sociale netto che è possibile distribuire ai membri della società, quindi qualsiasi risultato alternativo che migliora il benessere di alcuni membri della società, peggiorerà il benessere di altri individui.
Come massimizzare il surplus aggregato nei mercati perfettamente concorrenziali
Adam Smith è conosciuto per le sue osservazioni riguardanti l’efficienza dei mercati concorrenziali (mano invisibile).
Poiché nei mercati perfettamente concorrenziali il prezzo è uguale al costo marginale, un compratore che desidera consumare un’unità aggiuntiva di un bene deve pagare esattamente il costo marginale di produzione, stessa cosa per un venditore, ciò significa che i compratori e i venditori fronteggiano esattamente i costi e i benefici sociali delle proprie azioni, arrivando a prendere delle decisioni efficienti.
Come misurare il surplus utilizzando le curve di domanda e di offerta del mercato
Per ricavare la disponibilità totale a pagare dalla curva di domanda. E la curva di offerta per misurare i costi totali evitabili.
- Ogni volta che le unità di un bene vengono consumate dagli individui con la più alta disponibilità a pagare, possiamo misurare la disponibilità totale dei consumatori a pagare per le unità che consumano tramite l’area al di sotto della curva di domanda di mercato fino a quella quantità.
- Ogni volta che le unità di un bene sono prodotte dalle imprese con i più bassi costi di produzione evitabili, possiamo misurare il costo totale evitabile delle imprese per le unità che hanno prodotto tramite l’area al di sotto della curva di offerta di mercato fino a quella quantità.
Surplus aggregato
Fatte tali osservazioni possiamo utilizzare le curve di domanda e di offerta di mercato per misurare il surplus aggregato ogni volta che il consumo è ascrivibile agli individui con i più bassi costi di produzione evitabili.
La disponibilità totale a pagare dei consumatori per la quantità di equilibrio è l’area al di sotto la curva di domanda fino a Q* (intersezione fra curva domanda e offerta), mentre il costo totale evitabile delle imprese è l’area sotto la curva di offerta fino alla stessa quantità; poiché il surplus aggregato è la differenza tra queste due aree, esso è uguale all’area compresa tra le due curve d’offerta fino a Q*.
Gli economisti chiamano perdita secca di benessere la riduzione del surplus aggregato al di sotto del massimo valore possibile. In un mercato concorrenziale senza alcun intervento pubblico, il surplus aggregato viene massimizzato, quindi non c’è perdita secca di benessere.
Il surplus aggregato e la perdita di benessere dipendono dalla quantità prodotta e consumata. Il surplus aggregato è massimo in corrispondenza della quantità di equilibrio, quindi la perdita secca è nulla. Per tutte le altre quantità, la perdita secca di benessere è uguale alla differenza tra il massimo surplus aggregato e il surplus aggregato a quella data quantità.
Area blu scuro perdita secca di benessere. Surplus consumatore P P P. Surplus del produttore Q Q Q.
Il surplus del consumatore e produttore
Il surplus individuale del consumatore è uguale alla disponibilità a pagare per i beni che vengono consumati meno la spesa effettuata per l’acquisto. Il surplus aggregato del consumatore è la somma dei surplus dei consumatori individuali. Il surplus del consumatore è uguale alla somma della disponibilità totale a pagare dei consumatori meno la spesa totale.
Il surplus del produttore, definito come il totale dei ricavi dell’impresa meno i costi evitabili, il surplus aggregato del produttore è uguale alla somma dei surplus dei produttori individuali. Il surplus del produttore è uguale alla somma dei ricavi delle imprese meno i costi evitabili.
Sp = R - CV ma π = R - Ctot --> Sp = (π + c) - CV --> Sp = π + CF.
Surplus aggregato = surplus del consumatore + surplus del produttore.
Es.
C = 200 + 10Q + 2Q2 Qd = m[10 - (1/10)P] m = 1000 (ad esempio).
AC = 200/Q + 10 + 2Q MC = 10 + 4Q.
ACmin => AC = MC.
200/Q + 10 + 2Q = 10 + 4Q --> Q*=10 --> ACmin = 20 + 10 + 20 = 50.
Sistema con: P = ACmin = 50 con Qd = 1000(10 -(1/10)P ) --> Qd = 5000.
Numero di imprese che esistono nel mercato --> n = Qd/Q* --> n = 5000/10 --> 500.
Gli interventi sul mercato (cap. 14)
Le tasse e i sussidi vengono spesso introdotti nei mercati per moderare il consumo o incentivarlo, generando degli effetti sul mercato perfettamente concorrenziale, o per spostare le risorse dal settore privato allo Stato.
Si possono distinguere le tasse specifiche se è un ammontare fisso che deve essere pagato per ogni unità venduta e acquistata. --> T = t * Q.
Le tasse ad valorem sono una tassa espressa come percentuale del prezzo del bene. --> T = t * P.
Il peso delle tasse
Una specifica tassa T può essere pagata dal consumatore o dal produttore. Il prezzo del consumatore Pc ed il prezzo del produttore Pp; Pp = Pc - T.
P0 + T A Pc Rettangolo verde = B P0 entrata del sussidio Ps = Pb -T Qt Q0.
Come si può notare in un mercato concorrenziale il peso delle imposte è sostenuto sia dai consumatori che dalle imprese.
L’incidenza della tassa è la ripartizione delle imposte tra coloro che partecipano al mercato.
L’incidenza dipende dalla forma delle curve di offerta e domanda.
- Se la domanda è perfettamente elastica tutto il peso fiscale ricade sulle imprese.
- Se l’offerta è perfettamente inelastica tutto il peso fiscale ricade sulle imprese.
- Se la domanda è perfettamente inelastica il peso fiscale ricade solo sui consumatori.
- Se l’offerta è perfettamente elastica il peso fiscale ricade solo sui consumatori.
Ogni imposta genera una perdita secca che dipende dall’inclinazione, quindi dall’elasticità, delle curve offerta e domanda, più la curva è inelastica minore è la perdita secca.
Anche se cambio il soggetto percosso legalmente (quindi se impongo la tassa ai consumatori si sposterà la curva di domanda), il risultato non cambia, principio di equità sia che gravi sul consumatore sia che gravi sul produttore.
Gli effetti delle imposte sul benessere sociale
Gli effetti di benessere causati dalle imposte fanno variare il surplus aggregato, la tassa infatti lo riduce, ciò genera una perdita secca.
La perdita secca di benessere generata dalla tassazione è la perdita di surplus aggregato generato dalla tassa. Lo Stato riceve meno di ciò a cui le parti effettivamente rinunciano.
I sussidi pubblici e i loro effetti
In alcune circostanze lo Stato offre sussidi, essi possono essere specifici o ad valorem.
Un sussidio è un pagamento che riduce l’importo pagato dai consumatori per l’acquisto di un bene o che aumenta l’importo ricevuto dai venditori.
I sussidi accrescono le vendite ma generando una perdita secca di benessere. Come per le imposte viene spostata la curva di domanda o di offerta. La perdita secca di benessere è presente perché i consumatori comprano prodotti che costano di più di quello che sono disposti a pagare.
In genere il lato del mercato la cui domanda e offerta è meno elastica ha un maggiore cambiamento del prezzo, siccome sia i consumatori che i produttori stanno meglio, significa che è lo Stato a stare peggio, il quale sostiene una spesa T * Qt.
Le politiche a favore dell’aumento dei prezzi
Una politica di prezzo minimo stabilisce un livello minimo del prezzo praticabile dai venditori, ciò genera delle variazioni al surplus. I consumatori ne risentiranno negativamente, ed i produttori potrebbero vedere ridotti i loro profitti. Infatti i profitti massimi di un’impresa sono nel punto in cui prodotto medio e marginale si eguagliano.
(pag. 472 per maggiori approfondimenti dei metodi).
Gli effetti di benessere delle politiche di prezzo minimo possono essere peggiori quando:
- La quantità venduta in corrispondenza del prezzo minimo può non essere prodotta dalle imprese i cui costi di produzione sono i più bassi: ciò farà crescere i costi di produzione, diminuendo il surplus aggregato.
- Con un prezzo minimo cogente, i produttori non sono in grado di vendere quanto vorrebbero.
La politica di sostegno dei prezzi
Un programma di sostegno dei prezzi fa aumentare il prezzo di mercato attraverso gli acquisti dello Stato, cioè attraverso un aumento della domanda. (fig. 14.8b).
Un altro modo per far crescere i prezzi, senza generare una sovra-produzione come nel caso dei programmi di sostegno dei prezzi, è quello di istituire delle quote di produzione che impongono dei limiti sulle quantità che la singola impresa può produrre. (fig. 14.8c).
In alcuni casi l
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