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Filosofia del linguaggio II

Testo di riferimento: “Cos'è la metafisica” di Heidegger.

3 punti fondamentali del testo:

  • Cos'è la metafisica;
  • Questione del niente;
  • Posto della logica nel pensare;
  • Posto della dimensione esperienziale nel filosofico.

Traduzioni e problemi derivati

Nichts e nichts, usata da H. in minuscolo quando pronome indefinito, in maiuscolo quando è pronome sostantivato (il nulla). In tedesco è perfetto, perché per i sostantivi si usa solo la maiuscola; in italiano vi è una scelta col minuscolo, poiché in italiano che sia sostantivato o indefinito è lo stesso, oppure distinguendo le cose in termini di resa: niente o nulla?

Niente quando è Nichts, nulla quando è nichts. Nelle traduzioni recenti però la scelta è di tradurre “niente”, per due motivi: perché niente porta con sé -ente, poiché niente è tutto ciò che non è ente; poi se in metafisica si parla dell'essere, ecco che va bene.

In secondo luogo, più per grammatica: il nulla nulleggia, il niente nientifica. Nulleggiare non esiste in italiano, e se esistesse sarebbe intransitivo, mentre nientificare, che esiste, è transitivo. La scelta di tradurre con “niente” è così motivata.

Verità, veritas e aletheia

Verità, dal latino veritas, in greco αλήθεια. H. sostiene che dalla traduzione greco->latino qualcosa di importante viene perduto, poiché nella parola veritas c'è qualcosa che rimanda al calcolare. Mentre la parola greca α-λήθεια, ossia un'idea di trarre qualcosa dal nascondimento.

Ciò vuol dire che il nascondimento è essenziale alla verità, un gioco tra nascosto e ritrovamento. Nella filosofia analitica questo viene respinto per due motivi: dal punto semantico l'uso delle parole non richiede la conoscenza dell'etimologia.

H. risponde sostenendo che vi sono parole fondamentali, istitutive del pensiero, e verità è una di queste. Seconda critica: H. dà importanza fondamentale alle parole mentre per gran parte della filosofia analitica importante è l'enunciato. La filosofia di H. è una filosofia di parole e questo è limitativo. H. risponde che le parole filosofiche hanno un legame essenziale con le cose.

Impostazione del testo

Cos'è metafisica, non la metafisica? H. afferma che ci si aspetterebbe una risposta e una soluzione generale al problema, invece non è la via che propone: pone una questione metafisica determinata.

Perché fa così, senza affrontare la questione? Perché se fa così si pone fuori dalla metafisica, osservazione al di fuori come fosse un caso generale; se invece ci poniamo una questione metafisica determinata siamo dentro la metafisica. Una risposta va data stando dentro, non fuori. Non c'è una via d'accesso alla metafisica esterna ad essa.

La domanda sull'essere

H. riassume il problema contenuto nel libro Essere e tempo: domanda sull'essere o sul senso dell'essere, Seinsfrage. Tema di Essere e tempo è l'essere stesso o il suo significato?

H. afferma che la questione che vuole riportare in auge è questa della Seinsfrage, perché non la tratta più nessuno. Bisogna “elaborare la domanda”, ossia cosa significa interrogarsi sul senso dell'essere.

L'idea è questa:

  • Se non elabori la domanda non puoi trovare risposta.
  • Se non elabori filosoficamente la domanda hai già anticipato il tipo di risposta.

Il domandare metafisico

Cos'è un domandare metafisico? Se fai fisica non fai biologia. Abbiamo che le scienze sono separate, come le varie possibili domande. In metafisica ciò non vale: in ogni sua domanda c'è l'intera metafisica, determinata non nel senso di esclusione delle altre domande metafisiche ma nel senso che in ogni domanda c'è l'intero domandare metafisico.

Non sono settoriali ma comprendenti, riferite al tutto della metafisica; ecco perché si è in essa partendo da una questione metafisica determinata.

Proposizione speculativa: proposizione che raccoglie tutte le proposizioni che hanno portato a quella, è una totalità di esse.

Ogni domanda metafisica può essere posta solo da chi, in quanto tale, è coinvolto nella domanda; il domandare metafisico deve essere posto in modo totale e a partire dall'Esserci che domanda.

Non c'è questione metafisica che non riguardi chi la domanda, non è possibile un atteggiamento oggettivante in terza persona, non è possibile analizzarla dall'esterno.

Due conseguenze

Prima conseguenza: spiega la struttura di Essere e tempo, perché inizia ponendo una domanda dell'essere nel suo senso ma il 90% è dedicato a un'analisi, detta esistenziale, di quell'ente che noi stessi siamo e tale ente è chiamato “Esserci”, Dasein = esistenza.

Porci il suo problema vuol dire porci il problema dell'esistenza che riguarda anche noi. L'essere deve darsi a noi. Come? Nell'essere che noi siamo. Per H. è una preparazione per affrontare tale problema, datoci perché esistiamo.

Seconda conseguenza: è tutto filosofico quello che un soggetto pone in domanda. Soggetto è colui che pone; nella misura in cui esso è oggetto diventa come tutti gli altri oggetti esistenti. Bisogna ripensare una filosofia che, domandando, domanda su chi domanda. Il problema in sintesi è: come posso interrogarmi senza rendermi oggetto.

Non esistono i problemi eterni della filosofia, non esistono problemi in quanto tali indipendenti dal qui e ora in cui domandiamo. Non si può domandare sempre, c'è bisogno sempre di un qui e un ora. Il domandare è sempre riferito a questi due, di qualcosa che c'è, ossia chi domanda da un luogo e tempo determinato.

Nel caso specifico qual è il nostro qui e ora? Il parlare di metafisica e scienza in un ambiente universitario in questo momento.

Metafisica, scienza e riduzionismo

“Ci rapportiamo nelle scienze all'ente stesso, non c'è un modo di trattare gli oggetti che sia superiore all'altro”. Tutte le scienze si rapportano all'ente: alzare il braccio; alla domanda diversa che viene posta, viene data una risposta scientifica differente, comportamentale, anatomico-fisiologica.

H. afferma inoltre che non esiste riduzionismo: esso è un atteggiamento non scientifico.

Esempio: filosofia della mente

Esempio, filosofia della mente: stati mentali, desiderio, atteggiamenti proposizionali; se siamo in uno stato mentale il nostro cervello si trova in uno stato cerebrale. Quando spieghiamo le ragioni di qualcuno ci muoviamo all'interno di stati mentali.

Il riduzionista sostiene che gli stati mentali altro non sono che stati cerebrali: lo stato mentale del desiderio altro non è che lo stato cerebrale di Y. Perché riduzionismo? Perché sostiene che gli stati mentali non siano tali, non nega l'esistenza del materiale ma li riduce alla descrizione particolare: il libro altro non è che particelle ferme o in movimento.

Il riduzionista sostiene gli stati enti: sembra che ci siano due tipi di enti, cerebrali e mentali; in realtà c'è solo quello cerebrale poiché gli stati mentali altro non sono che...

L'eliminativista, invece, sostiene che non esistono stati mentali, ma solo stati cerebrali. Entrambe le posizioni sono dominanti nella filosofia della mente.

Chi dice che la fisica riduce tutte le altre scienze è un fisicalista, ossia sostiene il naturalismo e la fisica come livello superiore. Il fisicalismo afferma solo l'esistenza di un ente fisico, le altre scienze lo descrivono. Non è questa la posizione heideggeriana e aristotelica.

Principio di causalità: io faccio cadere il libro sul tavolo. Cosa ha causato il rumore? La spiegazione fisica è che il rumore è stato causato dalla sua struttura fisica, cioè dalle particelle che compongono il libro. Non è possibile che ci siano due cause diverse dello stesso effetto: se si accetta la spiegazione causale dell'aspetto fisico del libro, non si può accettare la spiegazione che identifica il libro come causa del rumore.

Processi di naturalizzazione: mostrare come concetti non accettabili dal punto scientifico possono essere tradotti in concetto scientifico. Gatto significa l'estensione di gatto, il riferimento non ha una validità scientifica. Naturalizzando la semantica diremo che la parola gatto è data dalla presenza di gatti, causata dalle occorrenze di gatti.

Scienze della natura e scienze dello spirito

H. non si riconosce in tutto questo poiché segue la tradizione aristotelica, attribuendo tutto ciò alla scienza del suo tempo. Ammette la distinzione neokantiana di scienze della natura, fisica, e dello spirito, storia, che non sono riducibili l'un l'altro e sono distinte.

Perché la fisica spiega eventi universali, la storia eventi individuali, cercando cause specifiche per eventi specifici: lo scoppio della Grande Guerra è motivato dalle sue ragioni, che non spiegano generalmente come nascono tutte le guerre.

In più H. afferma: essere esatti nella storia come in fisica vuol dire non essere esatti; se esistono tante scienze con tanti metodi, il rigore di una non può valere nell'altra, manifesto antiriduzionista.

Modo d'essere e atteggiamento scientifico

Modo d'essere: espressione della linea aristotelica antiriduzionista. La scienza, ossia il rapportarsi al mondo, è uno dei tanti possibili atteggiamenti dell'uomo. Ci si rapporta sempre all'ente: compare il linguaggio della fenomenologia, lasciare alla cosa la prima e l'ultima parola.

Tale atteggiamento è definito da H. teoretico-contemplativo. Nel domandare mi sottometto all'ente stesso, delimitato in particolare in modo da manifestarsi, altra parola che rinvia alla fenomenologia.

L'uomo è ente fra gli altri, tanto è vero che lo possiamo trattare come tale. Quando H. affronta il problema della scienza, non lo affronta con metodo o struttura ma dal punto di vista della questione, usando un atteggiamento scientifico: quale ente può assumere atteggiamento per indicare altri enti, che li lascia essere quello che sono e nella misura in cui sono.

Tale passo è stato letto in due sensi diversi: in Essere e tempo ci sono due paragrafi, nel 43 H. afferma che prima di Newton non c'erano i pianeti: i pianeti sono tali per merito di Newton.

Lettura idealistica o realistica, in senso molto forte o banalizzante. Se si legge in senso idealistico, si legge il passo come lo leggerebbe Berkeley: essere = essere percepito, oggetto di una teoria; senza una teoria le cose non sarebbero tali ma non è essa che produce le cose, casomai tende a indicarle.

I pianeti c'erano ma non nel senso di Newton, il cielo di prima non è lo stesso di quello newtoniano; la sua teoria ha cambiato il nostro modo di vedere il mondo. In Essere e tempo H. è oscillante tra questi punti di vista, domandandosi cosa ci sia di giusto o sbagliato tra entrambi. Il mondo non è dato dalle teorie.

Molte letture di H. lo hanno spinto verso l'idealismo, come se dicesse effettivamente che prima di Newton non ci fossero i pianeti.

L'ente e il niente

Ciò da cui ogni atteggiamento assume la propria direzione è l'ente stesso e nient'altro [...] ma nel parlare di scienza l'uomo parla di altro [...] unicamente l'ente e al di là di esso Niente.

Il Niente non è qui sostantivato, e quindi mi chiedo per cosa sta questo niente. Che ne è di questo “Niente”? Come lo stiamo usando? È una domanda urgente. Carnap usa la n minuscola.

Se dico di non volermi occupare del niente ammetto che esso esiste, il non voglio implica l'ammissione implicita di qualcosa che c'è. Per la scienza il niente è mostruosità e fantasticheria.

Cos'è il Niente?

Pensare il niente = non pensare o pensare niente = pensare qualcosa. Il niente o lo pensiamo e lo oggettiviamo e quindi ci sfugge poiché ente; oppure non lo pensiamo e quindi non pensiamo.

La domanda “che cos'è” è quella domanda che fa qualcosa, qualcosa che è. In H. troviamo la riflessione su tale domanda nelle sue lezioni e sulla sua essenza, ponendosi un problema metafisico determinato senza risponderlo subito.

Non è un problema metafisico determinato, in più se non sai cos'è la metafisica come puoi indicare qualcosa come metafisicamente tale? È un problema socratico-platonico.

Conseguenza della domanda sembra essere una evidente violazione della logica e del suo principio di non contraddizione. Già la domanda “cos'è il Niente?” ci mette in questa situazione ma anche la risposta ha lo stesso effetto: “Il niente è...”. Prima ancora di dire qualcosa sul Niente la domanda sul Niente diventa un controsenso.

“Ne consegue che ogni risposta è per principio impossibile, perché articolata nella forma secondo cui il Niente è questo o quello. Rispetto al niente domanda e risposta sono un controsenso (Wiedersinn)”.

Impossibilità fisica e impossibilità logica

Differenza tra impossibilità fisica e impossibilità logica.

Possiamo confonderle perché usiamo lo stesso aggettivo “impossibile”. Una fisica è ciò che è impossibile dato il mondo così com'è o in alcuni ambiti è ciò che non si può fare dato come stanno le cose: è impossibile attraversare l'Atlantico a nuoto, data la nostra capacità fisica. Non è contraddittorio, è possibile ma non fisicamente.

Una logica invece indica che ciò che è impossibile nulla indica che è logicamente impossibile. Domandarsi il Nulla in senso fisico non è una domanda, poiché la filosofia per secoli non ha dato risposta.

Il pensiero è sempre intenzionale, pensiero di qualcosa che è. Il Niente non-è, quindi il pensare il Niente è il non pensare. Il Niente non si può pensare, si costruisce sempre un contesto per poter usare questa parola, ma non si arriva all'essenza: “non c'è niente nel frigorifero”; si parla del frigo e non del niente che è contenuto.

L'intenzionalità del pensiero è tale se si può pensare di qualcosa.

Il posto della logica

...siamo già arrivati alla fine del domandare del niente, partendo dal presupposto che in ogni domanda la “logica” sia istanza suprema, mentre pensiero e mente siano gli estremi. La domanda sul Niente si può togliere ancor prima di essere posta.

“Logica” = tra virgolette, non si parla della parola, ma della cosiddetta logica, scomponendola e creando una disequazione tra logica matematica e aristotelica e intesa nel senso originario dei greci. Nella parola risuona il Logos perso in essa ma da cui deriva.

Si è illogici a porre la domanda sul Niente dal punto di vista della logica tra virgolette, che pensa di essere più saggio tra tutti. H. dice che è vero, usando la risposta del controsenso.

Per cogliere il Niente occorre quindi rivolgerci all'intelletto, che opererebbe logicamente. Il pensiero è inteso come intelletto governato dalla logica, luogo dove si può cogliere il niente. L'intelletto così inteso non può cogliere il Niente, è ancora un controsenso.

Logica formale, non e negazione

La logica formale come incontra la negazione? Come un operatore logico, come il non. Se P è una proposizione, l'operatore logico non-P indica il contrario. Entrambi sono impossibili nel concetto di verità nella non-contraddizione.

Tutto ciò è espresso da H. nella formula che per la “logica” ciò che viene per primo è il NON. Incontriamo il problema del Niente perché incontriamo il problema del NON.

La domanda è: non è forse possibile pensare che la negazione venga prima del non? Ma ovviamente essa non è operazione di negazione della logica.

Viene prima il NON o la negazione? = viene prima la logica o l'esperienza? = se dobbiamo scoprire il niente dobbiamo rivolgerci all'intelletto? No. Se l'intelletto è tutto il discorso è finito. Se invece c'è un'altra via, incontrando il niente nell'esperienza, il discorso non è chiuso. In H. il non e la negazione sono la logica.

P. 44: l'esperienza del niente precede il non e la negazione della logica. C'è logica perché c'è il Niente, ora H. deve cambiare orizzonte e dire che il Niente è incontrabile dall'uomo in qualche modo.

E questa è una mossa fenomenologica: se non ci è in qualche modo dato. Se non ci fosse dato quello che avremmo sarebbe solo la logica, che rappresenta una non-via, una strada chiusa.

Non ci sarebbe però logica senza angoscia. Il NON diventa espediente sintattico a cui non corrisponde niente. Se il NON ha significato, tale significato non è dato dalla logica ma da un'esperienza tipo l'angoscia.

Esperienza del genere ci dà un valore metafisico, senza angoscia non ci sarebbe metafisica: vengono rovesciate le ripartizioni della filosofia tradizionale, conoscere, agire, sentire. Per H. il sentire viene prima del conoscere.

Carnap e la metafisica

Carnap: la metafisica è stato il modo in cui gli uomini hanno espresso il sentimento della vita, come arte o letteratura. Non dobbiamo guardare ad essa per spiegare il mondo, ma come guardiamo l'arte, espressione di un dato sentimento di vita, solo che l'arte è migliore della metafisica, poiché la metafisica ci dà espressione illusoria che possiamo imparare qualcosa.

I metafisici sono pertanto artisti mancati. Carnap loda Nietzsche, perché egli l'aveva già teorizzato, passando dalla metafisica alla poesia con lo Zarathustra. N. sarebbe stato il metafisico più coerente, avendo riconosciuto che la metafisica non ha nulla a che fare con la conoscenza.

Perché secondo Carnap è qualcosa di soggettivo, studiabile tramite scienze come la psicologia. Parla di noi e non della

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Alessio28 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Perissinotto Luigi.
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