Concetti Chiave
- Le leggi di Augusto per moralizzare la vita familiare, in particolare quella sull’adulterio, furono poco applicate, come suggerito dal poeta Giovenale.
- La tradizione romana considerava l’adulterio una questione privata, ostacolando l'intervento dello Stato nelle questioni familiari.
- Augusto era consapevole della resistenza popolare e rispondeva alla richiesta del Senato di intervenire che era compito dei cittadini educare le proprie mogli.
- Il comportamento personale di Augusto contraddiceva le leggi che promulgava, suscitando scandali, tra cui quello legato a sua figlia Giulia.
- Augusto affrontava pressioni opposte: da un lato, chi chiedeva leggi più rigide, dall'altro, chi rifiutava l'ingerenza statale nella vita privata.
Le leggi di Augusto
Le leggi fatte approvare da Augusto per moralizzare la vita familiare furono effettivamente applicate? In particolare, fu veramente applicata la legge sull’adulterio? Il poeta Giovenale pensava che così non fosse. In un suo celebre verso, infatti, leggiamo una domanda chiaramente retorica: “Dove sei Lex Iulia, stai forse dormendo?”. E probabilmente, su questo punto Giovenale aveva ragione. Le fonti, infatti, fanno pochissimi riferimenti ai processi per adulterio.
La tradizione romana
Le adultere, dunque, non venivano punite nelle forme del processo criminale voluto da Augusto. In parte, forse, la tradizione secolare, secondo cui l’adulterio era una questione privata, era troppo forte perché i Romani accettassero un’intrusione dello Stato nelle loro questioni familiari. Se è vero quanto riferisce Dione Cassio, del resto, lo stesso Augusto ne era consapevole. Quando il Senato, preoccupato per il dilagante malcostume, gli chiese di intervenire con maggior decisione, egli ripose: “Date voi stessi alle vostre mogli i consigli e gli ordini che ritenete necessari: così io faccio con la mia”.
La posizione di Augusto
Ls posizione di Augusto certamente non era facile. Il suo comportamento personale non corrispondeva, infatti, ai dettami delle sue leggi (lo si accusava di avere avuto numerose relazioni extraconiugali) e persino le inclinazioni adulterine di sua figlia Giulia gli creavano un estremo imbarazzo, tanto da costringerlo a esiliare la donna, trentasettenne, sull’isola di Pandataria (odierna Ventotene; nello scandalo forse coinvolto il poeta Ovidio). Egli doveva inoltre fare i conti, da un lato, con coloro che ritenevano le sue leggi insufficienti e, dall’altro, con il fronte, ben più numeroso, di quelli che viceversa non accettavano che lo Stato stabilisse le regole della loro vita privata.
Domande da interrogazione
- Le leggi di Augusto sull'adulterio furono realmente applicate?
- Qual era la percezione romana riguardo all'adulterio e all'intervento dello Stato?
- Come si conciliava il comportamento personale di Augusto con le leggi che promulgava?
Le leggi di Augusto, in particolare quella sull'adulterio, non furono effettivamente applicate, come suggerisce il poeta Giovenale con la sua retorica domanda: “Dove sei Lex Iulia, stai forse dormendo?”. Le fonti storiche mostrano pochi riferimenti a processi per adulterio, indicando una scarsa applicazione delle leggi.
La tradizione romana considerava l'adulterio una questione privata, rendendo difficile l'accettazione di un intervento statale nelle questioni familiari. Augusto stesso riconosceva questa resistenza, suggerendo al Senato di dare consigli alle proprie mogli piuttosto che intervenire direttamente.
Augusto si trovava in una posizione complessa, poiché il suo comportamento personale, caratterizzato da relazioni extraconiugali, contraddiceva le leggi da lui promulgate. Inoltre, l'adulterio della sua stessa figlia Giulia gli creava imbarazzo, costringendolo a esiliarla, evidenziando la tensione tra le sue leggi e la realtà della sua vita privata.