Concetti Chiave
- Giacomo Leopardi nacque a Recanati nel 1798, in un contesto familiare difficile e in un ambiente sociale conservatore, caratterizzato da tensioni economiche e relazioni familiari complesse.
- La prima conversione di Leopardi rappresenta il passaggio dall'erudizione alla poesia, con uno studio approfondito dei poeti antichi e contemporanei, sviluppando una poetica classica-romantica.
- Il tentativo di fuga di Leopardi da Recanati si rivelò deludente, poiché non trovò l'ambiente intellettuale stimolante sperato e tornò a casa, continuando a cercare la sua identità in altre città.
- Leopardi elaborò un sistema filosofico che esplora il senso della vita, esprimendo un pensiero materialista e critico attraverso opere come lo "Zibaldone" e le "Operette morali".
- Il pessimismo cosmico di Leopardi si fonda sull'idea che la Natura sia una matrigna che nega la felicità umana, suggerendo la necessità di unirsi contro di essa piuttosto che lottare tra esseri umani.
Infanzia e ambiente familiare
Giacomo Leopardi nacque nel 1798 a Recanati che all'epoca faceva parte dello Stato della Chiesa, uno dei più razionali e conservatori. Si trovò a vivere in un ambiente gretto, chiuso, meschino. La situazione famigliare era molto difficile. Giacomo faceva parte di una famiglia nobile. Il padre era Conte Monaldo, intellettuale e scrittore. Negli anni la situazione economica della famiglia diventò sempre più critica. La madre, con cui non ebbe un bel rapporto, era una donna molto fredda ed era preoccupata di fingere che la famiglia stesse bene economicamente e per questo sottoponeva i famigliari a delle restrizioni notevoli. Leopardi aveva altri due fratelli, un maschio e una femmina, con i quali ebbe un buon rapporto. In quegli anni le famiglie nobili studiavano con dei precettori privati e così fece anche Leopardi. Ben presto però i precettori si rivelarono inutili. Leopardi studiava tantissimo perché aveva a disposizione la Biblioteca del padre che rese accessibile per chi avesse voluto sfruttarla. In questo modo Leopardi arrivò a saperne molto di più dei suoi precettori.
La prima conversione
Si tratta della fase dell'Per 'Conversione' s'intende 'passare da una situazione all'altra'. Non ha nulla a che vedere con la religione, Leopardi non era religioso. La prima conversione è quella dall'erudizione al bello. Per 'bello' s'intende la 'poesia'. Leopardi scoprì che non era necessario studiare tutto, ma che c'erano poeti fondamentali che fanno apprezzare la poesia in sé. Quindi iniziò a studiare i poeti antichi, come Omero, e arrivò fino ai poeti contemporanei. I suoi precettori non volevano che lui conoscesse gli scrittori illuministi perché venivano considerati dei giacobini, rivoluzionari e pericolosi per i giovani. Leopardi allora studiò da solo la cultura moderna. Scoprì la poetica classica romantica. Leopardi si definì u 'difensore dei classici' quindi si dichiarò 'anti-romantico'. In realtà era un poeta classico-romantico.
Tentativo di fuga e delusioni
Successivamente alla prima conversione si colloca il tentativo di fuga di Leopardi. Giacomo sentiva l'ambiente di Recanati molto meschino e ciò che gli dava più fastidio era non avere la possibilità di parlare e di confrontarsi con altri intellettuali come lui. Nel frattempo aveva iniziato a scambiarsi delle epistole con Pietro Giordani, uno scritto dell'epoca. Leopardi quindi pensò che fuori dal suo paese le cose fossero completamente diverse e cercò di scappare a Roma. Il padre inizialmente cercò di fermarlo. Leopardi nel frattempo si ammalò: aveva disturbi agli occhi e un problema alla schiena che successivamente si spostò nei polmoni e causò la sua morte. Negli anni successivi il padre decise di mandare Leopardi a Roma da un parente. Non fu particolarmente esaltata perché si rese conto che anche lì c'erano intellettuali abbastanza insignificanti, quindi tornò deluso a Recanati. A questo punto decise di rendersi indipendente e andò a Firenze dove lavorò per un'importante 'Antologia', quella di Vieusseux. A causa del suo malessere dovette licenziarsi e visse grazie ad un assegno che gli facevano arrivare mensilmente e in anonimo i suoi amici intellettuali. L'ultima fase della sua vita la passò a Napoli con l'amico Ranieri. Qui elaborò una nuova visione della vita e passò alla seconda conversione.
Il sistema filosofico di Leopardi
Segna il passaggio dal bello al vero. Il 'vero' è il 'sistema filosofico' che Leopardi elaborò e che ci permette di conoscere il suo pensiero.
Si è discusso per anni se fosse giusto considerare Leopardi un filosofo o no. Le opposizioni sono venute dalle tendenze della filosofia dei primi anni del 900. Si diceva che Leopardi non potesse essere considerato un filosofo perché il suo pensiero non era organizzato, non era organico, no era completo e nemmeno inserito all'interno di opere filosofiche. Questo NON è vero. Leopardi ha elaborato un pensiero filosofico che lui stesso chiamò 'Sistema'. Si può dire però che il suo metodo non è sistematico perché Leopardi era principalmente un letterato che si dedicava alla filosofia e si interrogava sul 'senso della vita'. Il suo pensiero possiamo ricavarlo dalle due opere in prosa: 'Zibaldone', il suo diario. Il significato del titolo è 'Brogliaccio' ovvero 'Insieme di appunti.'. è importante perché all'interno, oltre allo sfogo dell'animo, c'è anche tutto quello che Leopardi pensava di scrivere da lì in poi. Contiene idee di poetica e idee filosofiche. Un'altra opera importante è 'Operette morali', scritte dal 1828, il periodo più cupo per Leopardi perché era preso dal 'pessimismo cosmico' e pensava che questo gli impedisse di dedicarsi alla poesia. L'ultima opera importante è l' 'Epistolario', cioè lettere con l'intento di comunicare con altre persone. Quelle fondamentali sono quelle a Giordani, quelle per il padre e quelle per i fratelli.
Leopardi era ateo, quindi con lui si parla di materialismo, come per Foscolo. Nelle sue opere non c'è Dio, a c'è un sistema meccanicistico che governa il mondo. Leopardi parla della Natura, intesa come un'entità che regola il funzionamento della natura e dell'uomo. Leopardi si chiede se l'uomo è felice e risponde 'No'. Leopardi spiega che l'uomo quando nasce, fin da subito, aspira alla felicità. Questa deve essere duratura, quindi l'uomo vuole essere felice sempre, e soprattutto intensa, quindi l'uomo vuole essere tanto felice. Il problema è che non è concesso all'uomo di essere sempre felice, ma ci saranno solo momenti o fasi in cui lo sarà. Quindi Leopardi dice che l'uomo è impossibilitato a raggiungere la felicità proprio perché gli è data per pochi attimi e non per sempre come vorrebbe.
Pessimismo cosmico e natura matrigna
C'è una prima fase del pensiero di Leopardi che viene definita Ad un certo punto Leopardi si rende conto che anche gli antichi dovevano rapportarsi con il dolore, con la malattia e con la morte, quindi passò al Pessimismo cosmico.
La fase intermedia tra pessimismo storico e pessimismo cosmico è segnata dall'Ultimo canto di Saffo. Saffo si sente perseguitata dalla Natura pur avendo vissuti nei tempi antichi. Lei però attribuisce la colpa della sua infelicità al Fato che però con Leopardi diventa Natura.
Con il pessimismo cosmico Leopardi si rende conto che la Natura in realtà non è benigna, ma è 'Matrigna'. La colpa dell'infelicità, quindi, non è l'uomo, ma la Natura. Nel 'Dialogo della natura e di un islandese', ad esempio, Leopardi definisce la Natura come un'entità fredda, che mira solamente ad uno scopo, cioè quello di mandare avanti il meccanismo del mondo. L'uomo è quindi solo una delle parti di questo meccanismo. L'uomo è quindi destinato ad essere infelice sin dalla nascita. Non c'è più il concetto di 'storico' che contrapponeva la felicità degli antichi a quella dei moderni, ma adesso per Leopardi l'uomo è sempre stato infelice perché aspira a un concetti di felicità che la natura gli nega. Per questo il pessimismo di definisce 'cosmico', perché si riferisce a tutti gli esseri viventi. 'L'infelicità nasce da un'aspirazione negata'. Il contrasto tra aspirazione e realtà crea l'infelicità dell'uomo. In particolare Leopardi la definisce 'Noia' intesa come la distanza che c'è tra quello che l'uomo vorrebbe e quello che invece la vita è. Quindi se la natura avesse creato l'uomo senza un'idea di felicità, probabilmente sarebbe stato felice.
In tutto questo Leopardi non deve essere considerato un pessimista perché pur sapendo di essere destinato all'infelicità, non pensò mai al suicido. Nell'ultima fase dice che gli uomini, essendo accumunati da questo triste destino, devono unirsi tra di loro e combattere contro la Natura. Sprona gli uomini a non farsi guerre tra di loro, a non perdersi in questioni inutili, a non mettersi gli uni contro gli altri, ma unirsi con grande solidarietà contro la Natura.
Domande da interrogazione
- Qual è l'ambiente familiare in cui cresce Giacomo Leopardi?
- Cosa rappresenta la prima conversione per Leopardi?
- Qual è il significato del tentativo di fuga di Leopardi?
- Come si caratterizza il sistema filosofico di Leopardi?
- Cosa implica il pessimismo cosmico di Leopardi?
Leopardi cresce in un ambiente gretto e meschino, con una famiglia nobile in difficoltà economica, caratterizzata da un rapporto difficile con la madre e un buon legame con i suoi fratelli.
La prima conversione segna il passaggio dall'erudizione al bello, ovvero alla poesia, dove Leopardi scopre l'importanza dei poeti fondamentali e si definisce un "difensore dei classici".
Leopardi tenta di fuggire da Recanati per cercare un ambiente intellettualmente stimolante, ma si scontra con delusioni e malattie, che lo portano a rendersi indipendente e a lavorare a Firenze.
Il sistema filosofico di Leopardi, pur non essendo sistematico, esplora il "senso della vita" e si esprime attraverso opere come lo "Zibaldone" e le "Operette morali", evidenziando il suo materialismo e il pessimismo cosmico.
Il pessimismo cosmico di Leopardi suggerisce che la Natura è matrigna e che l'infelicità dell'uomo deriva dall'aspirazione a una felicità negata, spingendo gli uomini a unirsi contro la Natura piuttosto che combattere tra di loro.