Concetti Chiave

  • "A se stesso" è un canto scritto nel 1833 che fa parte del Ciclo di Aspasia, influenzato dalla delusione amorosa di Leopardi.
  • La struttura del canto prevede due strofe di cinque versi e una di sei, con una metrica che alterna endecasillabi e settenari senza uno schema definito.
  • I temi principali trattano l'abbandono delle illusioni, la vita vista come dolore e noia, e il riconoscimento della morte come unica certezza offertaci dal fato.
  • Il pessimismo cosmico leopardiano emerge nella rappresentazione della natura come matrigna, che illude gli uomini e poi li abbandona alla sofferenza.
  • Il canto utilizza figure retoriche come enjambement, metafora e sinestesia, per trasmettere un forte senso di pessimismo e mancanza di speranza.

Contesto e pubblicazione

A se stesso” è stato scritto nel settembre del 1833 a Firenze. Fa parte della raccolta dei Canti ed è uno dei cinque canti del Ciclo di Aspasia, pubblicata a Firenze nel 1835. Il Ciclo di Aspasia è ispirato dalla vicenda amorosa con Fanny Targioni Tozzetti, rivelatasi poi una delusione. Gli altri canti che lo compongono sono Il pensiero dominante, Amore e morte, Consalvo e Aspasia)

Struttura e metrica del canto

“A se stesso” è un canto che si divide in due strofe da cinque versi ciascuna e una strofa da sei versi. I sedici versi di cui è composto sono in endecasillabi (verso di undici sillabe in cui l’accento principale si trova sulla decima) e settenari (verso di sette sillabe in cui l’accento principale si trova sulla sesta) che si alternano senza una schema preciso.

Le rime presenti in questo canto sono tre:

- vv. 3-5 (sento-spento)

- vv.11-15 (dispera-impera)

- vv. 14-16 (brutto-tutto)

Leopardi in questo canto si rivolge all’io e al proprio cuore.

Temi principali del canto

Nella prima strofa invita il cuore a riposarsi per sempre abbandonando ogni illusione e speranza. Per Leopardi è morta anche l’illusione più grande che possa mai esistere: l’amore, che lui credeva eterno.

Nella strofa seguente ribadisce ancor di più che il cuore deve riposarsi affermando che tutte le emozioni sono inutili e che non esiste qualcosa o qualcuno che sia degno di amore. Secondo lui la vita consiste solo in dolore e noia e il mondo è fango.

Nell’ultima strofa scrive che l’unica cosa che il fato concede agli uomini, dopo la vita, è la morte ed è per questo motivo che incita il cuore a disprezzare se stesso, la natura che è matrigna e il potere malvagio che agisce al solo scopo di recare danno agli uomini.

Pessimismo cosmico leopardiano

Nel testo emerge il pessimismo cosmico leopardiano. Infatti la natura viene vista in modo negativo come matrigna che prima illude gli uomini che la felicità sia la condizione normale della vita e poi li abbandona alla loro infelice sorte, costituita dal dolore e dalla sofferenza.

Figure retoriche nel canto

Le figure retoriche principali che si possono trovare in questo canto sono:

- enjabementes -> ne sono presenti otto (vv. 6-7-8-9-11-12-13-14) e spezzano il ritmo del componimento

- metafora -> v.10 (fango è il mondo), Leopardi paragona il mondo al fango esprimendo che è instabile e sporco e sottolineando la caratteristica dell’essere indefinito perché il fango non è né terra né acqua

- sinestesia -> v.9 (amaro e noia), associa due termini che appartengono a due diverse sfere sensoriali

- allitterazione -> v.2 (stanco mio cor), vv. 2-3 (estremo-eterno), v.5 (che-speme-desiderio-spento), accosta parole che cominciano con lo stesso suono

- anafora -> vv. 2-3 (perì-perì), viene ripetuta la stessa parola all’inizio delle frasi

Analisi lessicale

Viene utilizzato un lessico che mette tristezza e trasmette la mancanza si speranza, in alcune parti del canto il lessico infonde un forte pessimismo. Il linguaggio usato è quindi impersonale e astratto.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il tema centrale del canto "A se stesso" di Leopardi?
  2. Il tema centrale del canto è il pessimismo e la disillusione, in particolare riguardo all'amore e alla vita, con Leopardi che invita il cuore a riposarsi abbandonando ogni illusione e speranza.

  3. Come è strutturato il canto "A se stesso"?
  4. Il canto è composto da due strofe di cinque versi e una strofa di sei versi, alternando endecasillabi e settenari senza uno schema preciso.

  5. Qual è la visione di Leopardi sulla natura nel canto?
  6. Leopardi descrive la natura come una matrigna che illude gli uomini con la promessa di felicità, per poi abbandonarli a una vita di dolore e sofferenza, evidenziando il suo pessimismo cosmico.

  7. Quali figure retoriche sono presenti nel canto e quale effetto producono?
  8. Tra le figure retoriche ci sono enjabementes, metafore, sinestesie, allitterazioni e anafore, che contribuiscono a spezzare il ritmo del componimento e a trasmettere un forte senso di tristezza e pessimismo.

Domande e risposte

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