Concetti Chiave
- "L'infinito" di Leopardi è un idillo composto da endecasillabi sciolti, caratterizzato da enjambement che creano un senso di vuoto e dramma interiore.
- Il poeta riflette sull'infinito partendo da un momento quotidiano, descrivendo la siepe che limita la sua visione e stimola la sua immaginazione verso spazi vasti e silenziosi.
- Leopardi vive un dramma esistenziale, oscillando tra il desiderio di eternità e la paura di perdersi in un' immensità che non riesce a comprendere.
- L'ossimoro "naufragar me dolce" esprime il contrasto tra il desiderio di esplorare l'infinito e la paura di essere sopraffatti da esso.
- Il poeta, influenzato dalla cultura illuminista, rifiuta l'idea che l'uomo possa essere limitato solo alla ragione, sentendo un forte richiamo verso ciò che va oltre la sua comprensione.
Analisi delle figure retoriche
“L'infinito” è un idillo (un piccolo componimento) composto da endecasillabi sciolti, cioè non raggruppati in strofe. All'interno di questo testo notiamo la presenza di numerosi ejembement:v.v.2/3: da tanta parte /dell'ultimo orizzonte; v.v.13/14:questa/immensità. Questa figura retorica crea una spaccatura all'interno della frase quasi a creare un senso di vuoto, come se volesse esprimere la fatica, il dramma che avvolge il poeta. Notiamo anche, la presenza continua di aggettivi dimostrativi:v.1 quest'ermo colle,v.2 questa siepe,v5di là da quella (siepe). Il fatto che la siepe da “questa” diventa “quella”, indica che in un primo momento il poeta la sente vicina, poi è come se la sentisse più lontana, come se fosse un trampolino di lancio a guardare molto più lontano, e immaginare così l'immensità. Poi si nota anche la presenza di alcune allitterazioni come:v.1 v.2 v.3: colle; parte; esclude; v.4 v.5 v.6: interminanti; sovrumani; e così via.
Interessante è l'accostamento delle parole “naufragar...dolce”, si tratta di un ossimoro; il poeta ha accostato queste due parole contrastanti per esprimere la siepe che gli impedisce di vedere davanti a sé.
Quali sono le riflessioni del poeta sull'infinito?
Il poeta prende spunto da un'occasione quotidiana per immergersi in una riflessione profonda; su un colle solitario, cui è molto affezionato, di fronte alla “cara siepe” che gli impedisce di vedere il panorama, si immagina l'infinito: “interminati spazi, sovrumani silenzi e profondissima quiete”. Tutte queste cose affascinano il poeta ma allo stesso tempo lo inquietano (“per poco il cor non si spaura”). Sentendo il suono del vento tra le foglie, il poeta torna con la mente al presente e lo paragona a quel senso di immensità che si era immaginato (“io quello infinito silenzio a questa voce vo comparando”).
Il dramma esistenziale di Leopardi
Il poeta sente di essere continuamente attirato da qualcosa che vada oltre il l'immediato e il sensibile (“e mi sovvien l'eterno”), ma allo stesso tempo non si sente pienamente a suo agio, si sente infatti “annegare”(“tra questa immensità s'annega il pensier mio”). Capisce di essere fatto per qualcosa di eterno, di infinito, ma allo stesso tempo ne ha paura, si sente travolto. È un dramma che caratterizza la vita di Leopardi da sempre: lui, immerso nella cultura illuminista, non riesce ad arrendersi e ad accettare quello che sostiene il pensiero dominante del suo tempo, cioè che l'uomo è fatto solo per ciò che può comprendere con la sua ragione. Ma per Leopardi non è così: non riesce a censurare un desiderio di infinito e di eternità che non si può misurare con la ragione. Ma allo stesso tempo Leopardi non riesce ad esser fino in fondo sereno, tanto che la poesia si conclude con un contrasto espresso tramite l'ossimoro:”naufragar me dolce”. Per Leopardi l'uomo è fatto per questa immensità, la desidera (per questo è “dolce”), ma allo stesso tempo prova paura, perchè è qualcosa che non può misurare lui, è qualcosa di molto più grande in cui l'uomo rischia di perdersi come in un naufragio.
Domande da interrogazione
- Qual è la struttura formale de "L'infinito" di Leopardi?
- Come si manifesta il contrasto tra vicinanza e lontananza nella poesia?
- Quali emozioni prova il poeta di fronte all'infinito?
- Qual è il dramma esistenziale che vive Leopardi?
- Come si esprime il concetto di "naufragio" nella poesia di Leopardi?
"L'infinito" è un idillo composto da endecasillabi sciolti, caratterizzato da enjambement e da un uso significativo di aggettivi dimostrativi, che riflettono il dramma interiore del poeta.
Il poeta percepisce inizialmente la siepe come vicina, ma poi la descrive come lontana, simboleggiando un trampolino per immaginare l'immensità oltre il limite visivo.
Il poeta è affascinato dall'infinito, ma anche inquieto, come evidenziato dalla sua riflessione sul “silenzio” e il “suono del vento”, che lo riportano al presente.
Leopardi si sente attratto dall'infinito e dall'eterno, ma allo stesso tempo è sopraffatto dalla paura di ciò che non può comprendere, vivendo un conflitto tra desiderio e angoscia.
L'ossimoro “naufragar me dolce” rappresenta il desiderio dell'uomo di perdersi nell'immensità, che è al contempo affascinante e spaventosa, simboleggiando il conflitto tra attrazione e paura.