Concetti Chiave
- La critica di Leopardi alle Operette Morali si basa su un dialogo tra Tristano e un amico, che mette in discussione l'infelicità umana e la filosofia contemporanea.
- Tristano sostiene che la sofferenza umana è un'esperienza universale, ironizzando sulla limitazione del pensiero filosofico e sull'antropocentrismo.
- Il poeta critica la cultura del XIX secolo, ritenendo che gli esseri umani siano illusi dalla ricerca della felicità, mentre la natura resta indifferente alle loro sofferenze.
- Tristano esprime un desiderio di morte liberatrice, preferendo la morte alla vita infelice, evidenziando il suo eroismo di fronte al destino.
- L'ironia di Leopardi serve a ribaltare le critiche, mostrando come la consapevolezza della sofferenza possa condurre a una "filosofia dolorosa".
Critiche alle Operette Morali
Questo dialogo venne scritto nel 1832 come risposta di protesta alle critiche che vennero rivolte all’ autore sull’edizione milanese (1827) delle Operette Morali. Tristano, che può essere considerato l’alter-ego di Leopardi come lo è Jacopo Ortis di Foscolo, si incontra con un amico e dialogano sul suo nuovo libro, le Operette Morali appunto, e sulla filosofia contemporanea.
Qual è l'universalità della sofferenza umana?
L’amico chiede a Tristano il motivo per cui nella sua opera l’uomo è descritto come infelice, trovandolo fin troppo disperato, e quest’ultimo risponde “ io aveva quella pazzia in capo. E n'era tanto persuaso che tutt'altro mi sarei aspettato, fuorché sentirmi volgere in dubbio le osservazioni ch'io faceva in quel proposito, parendomi che la coscienza d'ogni lettore dovesse rendere prontissima testimonianza a ciascuna di esse”, riprendendo il concetto leopardiano di universalità della sofferenza umana. Cercando di celare l’indignazione, data dalle critiche aspre ricevute, per la limitazione del suo pensiero filosofico, sarcasticamente afferma di aver cambiato la propria idea al riguardo, dicendo che “la vita non è infelice, e che se a me pareva tale, doveva essere effetto d'infermità, o d'altra miseria mia particolare”, come se andare contro il concetto di antropocentrismo, secondo cui l’uomo è il centro del mondo, dunque superiore ad ogni altro essere e felicissimo, fosse un’ azione grave da giustificare.
Ironia contro la cultura contemporanea
Successivamente però ride del genere umano innamorato della vita, poiché è da stolti “il voler lasciarsi ingannare e deludere come sciocchi, ed oltre ai mali che si soffrono, essere quasi lo scherno della natura e del destino”, evidenziando il concetto di Natura matrigna, indifferente al genere umano, che lo fa soffrire facendolo ardere di un desiderio di felicità che non può esaudire. Difatti Tristano/ Leopardi, piuttosto che essere oggetto di scherno da parte della natura, preferisce soffrire per una “filosofia dolorosa”, cioè la verità, la consapevolezza che l’uomo è costretto all’infelicità. Questa infelicità, secondo il poeta, viene nascosta all’uomo da una “delle grandi scoperte del secolo decimonono”, la felicità della vita. Una chiara replica ironica contro la cultura sua contemporanea.
Desiderio di morte liberatrice
Conclude dicendo che, pur essendo convinto che tutti gli uomini sono felici, lui è infelicissimo e preferirebbe la morte, una morte liberatrice, a qualsiasi altra cosa, la brama > (Fubini), in un esasperante paradosso. Nell'ultima parte l'atteggiamento eroico di Tristano/Leopardi che non si sottomette al destino infelice, ma piuttosto desidera la morte, viene esaltato dalle sue parole finali del dialogo “Questo e il solo benefizio che può riconciliarmi al destino. Se mi fosse proposta da un lato la fortuna e la fama di Cesare o di Alessandro netta da ogni macchia, dall'altro di morir oggi, e che dovessi scegliere, io direi, morir oggi, e non vorrei tempo a risolvermi”.
Domande da interrogazione
- Qual è il motivo della rappresentazione dell'infelicità umana nelle Operette Morali?
- Come si manifesta l'ironia di Leopardi nei confronti della cultura contemporanea?
- Qual è il paradosso del desiderio di morte liberatrice espresso da Tristano?
- In che modo Leopardi giustifica il suo rifiuto dell'antropocentrismo?
Tristano, l'alter-ego di Leopardi, spiega che la sua visione dell'infelicità è universale e non personale, affermando che la coscienza di ogni lettore dovrebbe riconoscere questa verità, nonostante le critiche ricevute (1832).
Leopardi, attraverso Tristano, deride l'umanità che si illude di essere felice, evidenziando la Natura matrigna che infligge sofferenza, e critica la falsa concezione di felicità che nasconde la verità dell'infelicità umana.
Tristano afferma di preferire la morte a qualsiasi forma di felicità, sottolineando la sua infelicità estrema e il desiderio di liberazione, esprimendo un atteggiamento eroico di fronte al destino avverso.
Leopardi, attraverso il dialogo di Tristano, critica l'idea che l'uomo sia il centro del mondo e superiore a tutto, sostenendo che questa visione è una limitazione del pensiero filosofico e una negazione della sofferenza universale.