Concetti Chiave
- L'affresco di Milano, commissionato da Ludovico il Moro, è situato nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie, un luogo di rinnovamento architettonico voluto dalla famiglia Sforza.
- Leonardo da Vinci dipinge l'Ultima Cena su una parete del refettorio, innovando l'iconografia tradizionale ponendo Giuda tra gli apostoli e rappresentando il momento dell'annuncio del tradimento.
- Le reazioni emotive degli apostoli sono evidenziate da Leonardo, che li raggruppa in quattro gruppi e distingue ciascun personaggio per la propria risposta all'annuncio di Cristo.
- La figura di Cristo è rappresentata calma e distante, mentre gli apostoli mostrano agitazione, sottolineando la sua divinità in contrasto con la condizione umana.
- Il dipinto soffre di forte degrado a causa della tecnica mista utilizzata da Leonardo, che ha portato a deterioramenti rapidi, contrariamente alla stabilità dell'affresco tradizionale.
L'affresco di Milano
Questo affresco viene realizzato a Milano, per volere di Ludovico il Moro, all’interno del refettorio del convento di Santa Maria delle grazie, grande convento milanese, che la famiglia sforza e in particolare Ludovico frequentava abitualmente, tanto che la sua chiesa aveva assunto il carattere di cappella palatina. Per volontà del principe essa viene interessata da una serie di interventi di rinnovamento, tra cui un intervento del Bramante, che modifica la parte tergale della chiesa.
L'incarico di Leonardo
A Leonardo invece viene assegnato questo incarico: un’intera parete del refettorio viene dipinta rappresentando l’ultima cena. La stanza del refettorio è una grande aula rettangolare completamente spoglia, secondo la tradizione conventuale monastica e una delle due pareti corte viene utilizzata da Leonardo per realizzare l’ultima cena, tema che era molto diffuso nel corso del 1400, come testimoniano altre due opere, di due artisti fiorentini della metà del 1400: Andrea del Castagno e Domenico Ghirlandaio.
Iconografia dell'ultima cena
L’iconografia, così come si era strutturata prevedeva una grande tavolata, in cui tutti gli apostoli con al centro il cristo si disponevano su un unico lato, e isolato dalla parte opposta Giuda, come se si volesse mettere in evidenza la figura del traditore. Ma soprattutto questi due dipinti rappresentavano il momento dell’eucarestia, in cui Cristo spezza il pane. Questa rappresentazione è però inverosimile dal punto di vista storico, perché è strano che Giuda sia lì da solo. Allo stesso tempo dal punto di vista storico l’importanza dell’ultima cena è legata all’annuncio del tradimento di cristo e al conseguente inizio della passione. Pertanto anche in questo caso Leonardo affronta il tema rinnovandolo dal punto di vista iconografico: colloca Giuda tra gli altri apostoli e sceglie di descrivere il momento dell’annuncio del tradimento di Cristo in quanto storicamente rilevante, mentre i suoi predecessori avevano rappresentato una sorta di quotidianità che poco aveva a che fare storicamente con l’ultima cena.
Reazioni emotive degli apostoli
Il risultato che ne deriva è la reazione emotiva da parte degli apostoli. Essi sono grossomodo raggruppati in quattro gruppi di tre apostoli ciascuno. Quello che però ricerca Leonardo è la caratterizzazione di ciascun apostolo, che si distingue dagli altri per una diversa reazione emotiva. La storia viene quindi rappresentata come una relazione di causa ed effetto, così come solitamente si interpretano i fatti storici. Anche da questo punto di vista quindi Leonardo ha un approccio scientifico, perché anche nei confronti della storia l’indagine e la volontà di rinnovare iconograficamente non nascono da un’esigenza estetica, ma da un’esigenza che implica la comprensione della verità storica.
Cristo e la sua calma
Tra l’altro egli distingue chiaramente la figura di Cristo da tutti gli altri apostoli con una diversa reazione emotiva. Cristo è rappresentato calmo, con le mani appoggiate sul tavolo, in opposizione invece all’agitazione degli apostoli. Questo viene fatto per sottolineare la distanza che c’è tra Cristo e la sua connotazione divina e invece la condizione umana, che si abbandona allo stupore e all’emozione nel sentire l’annuncio del tradimento. Cristo viene rappresentato come colui che si eleva dalla condizione umana, che nonostante la consapevolezza del suo destino rimane calmo. La sua figura è pressoché priva di aureola ed è solo una delle tre finestre poste alle sue spalle, quella centrale più ampia, che lo identifica mettendolo in risalto. Giuda ha un’espressione ancora diversa da quella degli altri apostoli, quasi come se si stesse girando di scatto nervosamente, sorpreso dall’annuncio appena ascoltato.
Prospettiva e degrado
Dal punto di vista descrittivo il dipinto si avvale della prospettiva lineare, che è come se fosse la naturale prosecuzione dell’aula del refettorio in cui è inserito, con le pareti che convergono, gli arazzi sulle pareti, il soffitto a cassettoni e le tre aperture sullo sfondo.
Altra caratteristica in questo caso tecnica è il forte livello di degrado che esso ha subito nel corso degli anni. Il restauro si è limitato a pulire i depositi di sporco che si sono accumulati negli anni, eliminando alcuni ritocchi che erano stati fatti da precedenti restauri. Questa degradazione è dovuta al fatto che Leonardo era un pittore molto lento e sembra che non fosse mai del tutto soddisfatto di ciò che stava producendo. Ritoccava e modificava spesso i dipinti e questa è una delle ragioni per cui ne ha realizzati così pochi e per cui non si è affidato in questo caso alla tecnica dell’affresco.
Problemi della tecnica mista
La pittura a fresco implica infatti che il colore si stenda sull’intonachino ancora fresco e prevede le cosiddette giornate: non è possibile realizzare un affresco di queste dimensioni in pochi giorni, per cui ogni giornata corrisponde ad una porzione. Poi nella giornata successiva si stende l’intonachino su un’altra porzione e di procede con la stesura del colore. Questa tecnica però è molto rigida, perché una volta steso il colore non si può ritoccare, a meno di rimuovere l’intonaco e ricominciare da capo, a differenza della pittura a secco, in cui si stende il colore su una superficie asciutta e si può continuare ad aggiungere mani di colore sul colore già steso. Nell’affresco questo non è possibile, perciò Leonardo si inventa una tecnica mista che si presume volesse imitare la tecnica degli affreschi romani in cui i colore veniva fissato sfruttando il calore. Questa tecnica però non funziona e l’affresco inizia a deteriorarsi pochi anni dopo la sua conclusione. Ci sono testimonianze che documentano questa cosa, in particolare dei francesi che giungono a Milano nel 1500 e denunciano lo stato di inizio di ammaloramento del colore. Negli anni poi si deteriora progressivamente. Questo è un aspetto di interesse per comprendere anche come operava Leonardo.
Domande da interrogazione
- Qual è il contesto storico e architettonico in cui è stato realizzato l'affresco dell'Ultima Cena?
- Come si differenzia l'interpretazione di Leonardo dell'Ultima Cena rispetto ai suoi predecessori?
- Qual è l'approccio di Leonardo nella rappresentazione delle emozioni degli apostoli?
- In che modo Leonardo rappresenta la figura di Cristo nell'affresco?
- Quali sono i problemi tecnici legati alla realizzazione dell'affresco e il suo degrado?
L'affresco è stato commissionato da Ludovico il Moro per il refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano, un luogo frequentato dalla famiglia Sforza, che subì vari interventi di rinnovamento, incluso quello del Bramante.
Leonardo colloca Giuda tra gli apostoli e rappresenta il momento dell'annuncio del tradimento, rinnovando l'iconografia tradizionale che isolava Giuda, e ponendo l'accento sull'importanza storica del tradimento di Cristo.
Leonardo raggruppa gli apostoli in quattro gruppi di tre, caratterizzando ciascuno con reazioni emotive diverse, creando una narrazione di causa ed effetto che riflette un approccio scientifico alla storia.
Cristo è rappresentato calmo e distante dagli apostoli, sottolineando la sua natura divina, mentre gli apostoli mostrano agitazione, evidenziando il contrasto tra la sua consapevolezza del destino e la reazione umana al tradimento.
Leonardo utilizzò una tecnica mista che non si rivelò efficace, portando a un rapido deterioramento dell'opera, documentato già nel 1500, a causa della sua lentezza e insoddisfazione nel processo creativo.