Concetti Chiave
- Nel 1503, Leonardo fu incaricato di dipingere la Battaglia di Anghiari a Palazzo Vecchio, per esaltare la vittoria fiorentina contro i milanesi.
- Leonardo iniziò il lavoro nel 1504 utilizzando una tecnica pittorica sperimentale, ma abbandonò l'opera l'anno successivo a causa di problemi tecnici.
- Il dipinto rappresenta la Lotta per lo Stendardo, con Giampaolo Orsini e Niccolò Piccinino coinvolti in un violento scontro.
- Le armature zoomorfe e le pose dinamiche dei combattenti animano la scena, evidenziando la complessità del disegno e della rappresentazione del combattimento.
- L'opera è considerata una delle massime espressioni della creatività del Rinascimento, nonostante non sia stata completata.
Leonardo e la battaglia di Anghiari
Nel 1503, poco dopo il ritorno a Firenze, Leonardo fu designato dalla Repubblica fiorentina per dipingere su una delle pareti della Sala del Gran Consiglio in Palazzo Vecchio, un episodio della battaglia di Anghiari, combattuta dall'esercito fiorentino guidato da Giampaolo Orsini, e da quelle milanesi intorno alla metà del 1400. Nello stesso periodo Michelangelo fu designato per dipingere nello stesso posto un episodio della battaglia di Càscina, combattuta dai fiorentini contro i Pisani, nella metà del 1300 (quest'ultimo dipinto però non venne mai cominciato). Entrambe le battaglie furono vinte dai fiorentini, quindi, è chiaro che vennero scelte per esaltare le qualità e i pregi di Firenze.
Tecniche pittoriche sperimentali
Cominciò a dipingere nel 1504, prima ancora di aver concluso il cartone. A causa di motivi tecnici, di sbagli nella scelta dei materiali, proprio come avvenne nel Cenacolo, Leonardo dipinse utilizzando una tecnica pittorica sperimentale, cosa che lo obbligò ad abbandonare alla fine dell'anno successivo l'opera, senza riuscire a terminarla. Un anno dopo tornò a Milano.
Descrizione della lotta per lo stendardo
L'episodio rappresentato nel dipinto è quello della Lotta per lo Stendardo, di cui ci sono arrivati numerosi schizzi, disegni preparatori e molte copie di altri artisti di quel periodo. Viene rappresentata una lotta violenta. Procedendo da destra verso sinistra troviamo: Giampaolo Orsini, capo delle truppe fiorentine, più o meno in centro abbiamo l'alleato Ludovico Scarampi, a capo delle truppe pontificie, che lotta contro Niccolò Piccinino, capitano di ventura al comando dei milanesi, e infine il figlio Francesco all'estrema sinistra. Orsini si scaglia contro Piccinino e cerca di toglierli di mano lo Stendardo.
Piccinino agita con forza la spada e con l'altra mano tiene l'asta, che viene trattenuta con entrambe le mani dal figlio Francesco, che si trova in posa torsionale e ha i muscoli del viso contratti in una smorfia, mentre digrigna i denti. Leonardo dipinge delle armature zoomorfe, infatti l'elmo e lo spallaccio sono in forma di conchiglia e la testa d'ariete sulla corazza di Francesco. Ciò non fa altro che animare il combattimento ancora di più, dove i cavalli che si scagliano l'uno contro l'altro sembrano tutt’uno con i cavalieri, mentre calpestano i caduti. Ai loro piedi poi vi sono dei combattenti che rotolano per terra senza però smettere di lottare. Nonostante la sua complessità, per quanto riguarda il disegno di corpi e volumi compatti, e una spaventosa ma allo stesso tempo clamorosa rappresentazione di un episodio di guerra, quest'opera è tra le massime espressioni della creatività del Rinascimento.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato storico della battaglia di Anghiari per Firenze?
- Quali difficoltà ha affrontato Leonardo nella realizzazione del dipinto?
- Chi sono i protagonisti rappresentati nella Lotta per lo Stendardo?
- In che modo Leonardo ha innovato nella rappresentazione dei combattenti?
La battaglia di Anghiari, rappresentata da Leonardo, è stata scelta per esaltare le qualità e i pregi di Firenze, poiché l'esercito fiorentino, guidato da Giampaolo Orsini, vinse l'episodio contro le forze milanesi.
Leonardo ha utilizzato una tecnica pittorica sperimentale e, a causa di problemi tecnici e scelte materiali errate, non riuscì a completare l'opera, abbandonandola alla fine del 1505.
Nel dipinto si trovano Giampaolo Orsini, Ludovico Scarampi e Niccolò Piccinino, con il figlio Francesco che partecipa attivamente alla lotta, evidenziando la violenza e la drammaticità della scena.
Leonardo ha creato armature zoomorfe e ha animato il combattimento con dettagli come i cavalli che si scagliano e i combattenti a terra, rendendo l'opera una delle massime espressioni della creatività del Rinascimento.