Concetti Chiave
- Durante il Medioevo, il latino parlato si trasformò in diversi dialetti, evolvendo nelle lingue letterarie di nazioni come Francia, Spagna e Italia.
- Le declinazioni e i pronomi latini si semplificarono, portando all'uso di preposizioni e articoli nelle lingue neolatine, con la caduta di molte terminazioni.
- Il sistema verbale subì significative modifiche, con la perdita delle terminazioni consonantiche e l'emergere di forme perifrastiche con ausiliari.
- Il lessico si trasformò con una predominanza di vocaboli colloquiali rispetto a quelli letterari, insieme all'introduzione di termini da altre lingue come il tedesco e l'arabo.
- La sintassi divenne più semplice, con frasi meno complesse e un allontanamento dalla metrica latina a favore di un accento ritmico nella nuova lingua italiana.
Indice
Evoluzione del latino nel Medioevo
Il latino parlato, lungo tutto il Medioevo, sui trasformò in numerosi dialetti, in uso nelle varie regioni dell’Europa neolatina o Romània.
Per motivi diversi,, tra di essi ne predominarono alcuni che diventarono piano piano le lingue letterarie di quelle varie nazioni, come Francia, Spagna, Italia, ecc. in cui si smembrò l’antico impero romano.
Se confrontiamo il latino degli scrittori classici con l’italiano letterario, si nota che il mutamento, pur essendo spontaneo. Si raccoglie intorno ad alcune leggi fondamentali e al ripetersi, abbastanza regolare di certi fenomeni linguistici.
Declinazioni e pronomi nel latino
In latino, le determinazioni in consonante servivano a distinguere i casi all’interno delle declinazioni: rosam, rosae, rosas, patris, patrem, patribus, lupus, lupum, lupos. Tali determinazioni cadono e si ottiene rosa, padre, lupo.
Di conseguenza, per distinguere i vari complementi si ricorre ad un uso più ampio delle proposizioni e a volte anche dei pronomi che diventano gli articoli nelle lingue neolatine e si possono legare con le preposizioni, formando, così, le preposizioni articolate.
Esempio: il pronome latino ille/illa/illud dà origine all’articolo determinativo:
• illum, dopo la caduta della consonante finale, dà, per apocope il e, per aferesi dà lo;
• illam, per aferesi si trasforma in la,
• unus, invece, dà origine all’articolo indeterminativo
Con la caduta dei suffissi, il genere neutro scompare che confluisce nel maschile: templum (neutro) > tempio (maschile). La flessione dei sostantivi e degli aggettivi si limita soltanto a differenziare il singolare dal plurale, il maschile dal femminile. Pertanto scompare la divisione dei nomi in varie declinazioni e automaticamente scompaiono i casi (dativo, accusativo, genitivo, ablativo, vocativo) la cui funzione è demandata alle preposizioni.
Evoluzione dei verbi e vocali
Anche il verbo perde le terminazioni in consonante che in latino, in ogni tempoo, stavano ad indicare le varie persone (amabam, amabas, amabat…) e al loro posto subentrano i pronomi (io amava/amavo, tu amavi, egli amava)
Alcuni verbi che avrevano una forma propria, sono sostituitui da forme perifradstiche, cioè dagli ausiliari “essere” oppure “avere” + participio passato oppure + infinito.
Esempio: laudabo > laudare habeo > laudare ho > loderò, laudor > sono lodato
Si viene a creare il condizionale come forma propria: laudarem > laudare habuit > laudare éi > loderei
Le vocali accentate hanno avuto un comportamento diverso a seconda che, in latino, fossero brevi o lunghe. Le lunghe si sono conservate intatte, mentre le brevi hanno subito le seguenti trasformazioni:.
Esempi:
• per le vocali lungue: nīdus > nido, dōnus > dono, lūna > luna
• per le vocali brevi: păter > padre, bŏnus > buono, mŭlier > moglie
• per i dittonghi: laudo > lodo, aurum > oro, lætus > lieto
Le vocali non accentate subirono delle trasformazioni molto varie in funzione della posizione prima della sillaba tonica (vocali protoniche), della posizione dopo la sillaba tonica (postoniche) e dell’essere sillabe iniziali o finali. Ognuna di queste vocali ha avuto il proprio comportamento.
Esempi:
• securus > sicuro, venit > venne, rumorem > rumore
Anche le consonanti subirono diverse modifiche, spesso complesse:
Esempio:
• iam > già, maiorem > maggiore, sum > sono
I raddoppiamenti sono molto frequenti
Esempi:
• fabrum > fabbro, femina > femmina
Molto frequentemente si hanno sincopi (calidus > caldo), aferesi (instrumentum > strumento), apocopi (virtute > virtù)
Modifiche lessicali e influenze esterne
Nel lessico i vocaboli del linguaggio parlato prevalgono su quelli della lingua letteraria che alla fine finiscono per sostituirsi a questi ultimi.
Esempio:
• caballus si impose su equus > vacallo
• casa si impose su domus > casa
• bucca si impose su os > bocca
Tuttavia, i vocaboli della lingua letteraria, più tardi risorgono nelle forme dotte:
• equus > equino, domus > Duomo, os > espressione orale
Molte parole nuove entrarono in italiano dagli idiomi germanici (in genere riguardava la vita militare, dal francese e dal provenzale (termini riguardanti la vita cortese) e molti anche dalle lingue orientali, soprattutto dall’arabo (termini spesso riguardanti la merce il commercio)
Alcuni termini, passando in italiano cambiarono di significato.
Esempio:
• captivus, in origine, “prigioniero” > cattivo, in senso morale
• lustrare, in origine, “purificare” > lucidare
• peregrinus, in origine, “straniero” > pellegrino, in ambito religioso
Semplificazione della sintassi
Anche la sintassi subì delle modifiche a favore di una costruzione della frase dalle forme e strutture più semplici e con subordinate meno complesse. Questo avvenne soprattutto all’inizio e specialmente nella prosa.
Gradatamente fu perso il senso della quantità sillabica, per cui alla metrica latina che si basava sulla quantità fu sostituita la nuova regola italiana degli accenti, basata sull’accento ritmico, sulle rime e sul numero delle sillabe
Domande da interrogazione
- Quali sono le principali trasformazioni del latino nel Medioevo?
- Quali sono le principali trasformazioni del latino nel Medioevo?
- Come si sono evolute le declinazioni e i pronomi dal latino alle lingue neolatine?
- Come si sono evolute le declinazioni e i pronomi dal latino alle lingue neolatine?
- In che modo i verbi hanno subito modifiche nel passaggio dal latino all'italiano?
- In che modo i verbi hanno subito modifiche nel passaggio dal latino all'italiano?
- Quali influenze esterne hanno contribuito al lessico italiano?
- Quali cambiamenti lessicali si sono verificati nel passaggio dal latino all'italiano?
- Come è cambiata la sintassi nel passaggio dal latino all'italiano?
- Come è cambiata la sintassi nel passaggio dal latino all'italiano?
Durante il Medioevo, il latino parlato si trasformò in numerosi dialetti, dando origine alle lingue letterarie delle nazioni europee neolatine, come Francia, Spagna e Italia, attraverso mutamenti spontanei ma regolari (testo).
Durante il Medioevo, il latino parlato si trasformò in numerosi dialetti, dando origine alle lingue letterarie delle nazioni neolatine, come Francia, Spagna e Italia, attraverso mutamenti spontanei ma regolari (testo).
Le declinazioni in latino, che distinguevano i casi, sono scomparse, portando all'uso di preposizioni e pronomi come articoli nelle lingue neolatine, semplificando la struttura grammaticale (testo).
Le declinazioni in latino, che distinguevano i casi, sono scomparse, portando all'uso di preposizioni e pronomi come articoli nelle lingue neolatine, semplificando la struttura grammaticale (testo).
I verbi hanno perso le terminazioni in consonante e sono stati sostituiti da forme perifrastiche con ausiliari, creando nuove forme come il condizionale e semplificando la coniugazione (testo).
I verbi hanno perso le terminazioni in consonante e sono stati sostituiti da forme perifrastiche, utilizzando ausiliari come "essere" e "avere", creando nuove forme verbali come il condizionale (testo).
Il lessico italiano ha assorbito vocaboli da idiomi germanici, francesi, provenzali e arabi, con alcune parole che hanno cambiato significato nel passaggio all'italiano (testo).
I vocaboli del linguaggio parlato hanno prevalso su quelli della lingua letteraria, con termini come "caballus" che hanno sostituito "equus", mentre parole della lingua letteraria sono riemerse in forme dotte (testo).
La sintassi si è semplificata, favorendo frasi con strutture più semplici e subordinate meno complesse, e il senso della quantità sillabica è stato sostituito da regole basate sugli accenti e sul numero delle sillabe (testo).
La sintassi ha subito semplificazioni, con frasi più semplici e subordinate meno complesse, e il senso della quantità sillabica è stato sostituito da regole basate sugli accenti e sul numero delle sillabe (testo).