Poeti metafisici – 600
Poesia che può essere perché c’è stato un mondo che ha messo tutto in relazione con tutto. I poeti metafisici sono poeti del 600, sfruttano moltissimo la metafora, portano alle estreme conseguenze la metafora da avere un altro termine per questa metafora esasperata che è il “concetto”, metafora moltiplicata. I poeti metafisici sono la naturale conseguenza di quel mondo che ha conosciuto per somiglianze. Possono trattare di argomento religioso o di argomenti terreni, amore per l’amata e a volte Dio e l’amata si trovano nella stessa poesia.
Il XVII secolo, 600, è caratterizzato da grandi sconvolgimenti a livello politico: grandi cambiamenti, agitazioni a livello religioso. Regnano in questo secolo James I, dinastia Stuart. Regna fino al 1625. Con lui inizia la dinastia Stuart continua con Charles I. Egli – politica assolutistica, idea molto antica che il potere monarchico fosse potere venuto da Dio, avesse diretta discendenza da Dio. Potere era quasi predestinato, intoccabile.
Charles I riprende l’idea di James I ma con Charles I diventa politica ancora più assolutista: mostra un sentimento antiparlamentare, lui è abbastanza contro il parlamento che pure aveva accompagnato il re e ovviamente ciò ha delle ripercussioni. Lui apre un conflitto col parlamento che presto diventerà conflitto religioso. Si arriverà alle guerre civili inglesi. Da una parte abbiamo il re e da un'altra quelli che appoggiano la politica assolutista, da un altro abbiamo il parlamento quelli che sostengono il parlamento che si ribella.
Questo conflitto si fa anche religioso perché le due fazioni diventano fazioni a livello religioso: Charles I, chiesa anglicana tiepida perché Charles sposa una cattolica. La religione di Charles I, che lo porta a sposare una cattolica, produce un rafforzamento del movimento dei puritani. I puritani, quelli che vogliono una chiesa anglicana ancora più lontana dalla chiesa cattolica, vogliono una rottura più netta con la chiesa cattolica, dal punto di vista politico si uniscono a quelle forze che sostengono il parlamento contro il re fino a arrivare allo scontro diretto.
Guidati da Oliver e poi il figlio Richard Cromwell, porteranno l’Inghilterra al periodo del Commonwealth e del protettorato. Ci saranno guerre civili che porteranno i puritani al potere fino a che il re viene decapitato nel 1649. Così il parlamento ha il potere e riconoscerà nel 1653 Oliver Cromwell come suo Lord Protector. Cromwell 1653-1658, poi figlio fino al 1659. Finisce epoca del protettorato.
Periodo di guerre civili, c’è solo il parlamento poi il protettorato col parlamento. E 1660: figlio di Charles I riesce a ritornare sul trono e a restaurare la monarchia. Nel 1660, parte la Restoration.
Il dibattito religioso e la chiesa anglicana
Accanto a quel subbuglio politico, corrisponde anche un andirivieni nel dibattito religioso: la chiesa anglicana viene dal 1534: Act of Supremacy di Henry VIII che separa chiesa e si nomina capo supremo. Riconoscersi capo della chiesa di Inghilterra, significa che non basta solo quell’atto ma significa che questa chiesa si dovrà dare delle regole che siano più propriamente inglesi.
I riformisti della chiesa anglicana chiedono e promuovono e si adoperano affinché questa chiesa si dia una liturgia tutta in inglese. Anche la Bibbia era stata fino a quel momento letta in latino. Adesso si chiede una liturgia più vicina al popolo. La traduzione inglese non deve venire dal latino. La Bibbia deve essere in inglese ma non tradotta dal latino, bisognava tradurre dal greco per bypassare definitivamente il latino e rompere tutti i ponti con la chiesa cattolica di Roma.
Poi grande produzione favorita anche dalla stampa, dalla possibilità di mettere in circolazione i testi prodotti, ci sono più traduzioni della bibbia in inglese dal greco 1539 – The Great Bible. Henry VIII chiede che siano stampate copie di quella bibbia da poter distribuire a tutte le parrocchie. Tra il 1538 e il 1541, ben 9000 copie sono state stampate e distribuite. Elizabeth autorizza la cosiddetta Bishop Bible e anche James I ha la sua Bibbia nel 1611. James I lasciò l‘indicazione che la bibbia fosse nella traduzione conservatrice, che si rifà al testo greco e che non sia troppo.
Anche il dibattito religioso è importante.
Questo dibattito ha un peso importante nella poesia metafisica. Questi autori vivono in quel secolo lì e vivono il dissidio di doversi schierare o con il re o con i puritani-parlamento. Non si poteva rimanere neutrali.
Evoluzione della visione del mondo nel 600
C’è una evoluzione nel 600 da visione del mondo elisabettiana pseudo-scientifica a una visione del mondo che è più razionale, basata sull’osservazione, sulla sperimentazione, ci si avvicina alla realtà con meno filtri. Bacon, Hobbes, Descartes. L’idea è quella di arrivare alla verità delle cose come Francis Bacon scrive in uno dei suoi saggi, dai saggi del 1597, scrive per dare il senso dell’importanza della verità: ‘bisogna ricercare la verità, investigazione che permette di scoprire la verità, credere alla verità’. Questo ruotare intorno alla verità è il bene supremo della natura umana e degli uomini.
Questo passaggio alla scienza, a un metodo empirico nella scienza accade nel XVII secolo ma non è mai un passaggio netto. Motivo per cui se pensiamo al 600 come un secolo che si apre al metodo empirico, dobbiamo pensare al 600 come a un secolo dove c’è ancora di tanto quasi-magico, astrologia ancora importante per molti, Tycho Brahe, la chimica ha ancora degli aspetti semi-magici, Paracelsus. Per dire come doveva essere produrre poesia nel 600. Non ci stupiamo che emerge la poesia metafisica a un certo punto.
William Drummond, poeta, nel 1623: osservando la situazione del momento, parla di un caos, di una confusione, della impossibilità di capirci alcunché in un’epoca che mischia ancora superstizione e scienza. Così scrive: le scienze che mescolano ancora tanto e tanto sono opinioni e neanche opinioni, errori che lasciano l’immaginazione in mille labirinti. Ma in questa situazione, come possiamo comprendere, capire la verità di quello che sappiamo a confronto con tutto quello che ancora non sappiamo. Possiamo discernere la giusta verità da cogliere?
Lezione 8
Divisione politica e religiosa. Si crea opposizione tra quelli che sono per la monarchia e abbracciano il credo della chiesa anglicana e i protestanti che sono per il parlamento e sono per i puritani. Vogliono una chiesa ancora più lontana dalla chiesa di Roma. I poeti metafisici si muovono in questo contesto.
I poeti metafisici maggiori più popolari, ordine per data di nascita:
- John Donne è il primo poeta metafisico, è da lui che si fa scaturire la poesia metafisica, gli altri poeti guardano a lui e riprendono alcuni modi di fare poesia.
- George Herbert.
- Richard Crashaw.
- Abraham Cowley.
- Henry Vaughan.
- Andrew Marvell.
- Thomas Traherne.
Definizione di poeti metafisici
Da dove viene questa definizione di poeti metafisici? Definizione ancora adottata oggi ma è una definizione che a rigore non è neanche appropriata. Metaphysical poets: definizione che viene già adottata all’epoca dei poeti metafisici stessi da William Drummond, un loro contemporaneo, poeta e scrittore di prosa che vede la stranezza del loro modo di fare poesia come una cosa metafisica. Stanno lì a cercare di trasmettere idee nuove, che vanno al di là di quello che conosciamo già.
Metafisica viene da Aristotele e poi la troviamo anche in altri filosofi più vicini. È una definizione che ha in sé già una critica: questa critica viene consolidata più di un secolo dopo, nel 700, da Samuel Johnson, Dr Johnson, il quale utilizza proprio l’espressione “metaphysical poets” rifacendosi all’espressione di Drummond; lui legittima la definizione tanto che poi anche nei secoli successivi, ci riferiamo a questo gruppo di poeti come poeti metafisici.
È una definizione di convenienza. Quando diciamo gruppo di poeti, questa definizione è una definizione che abbiamo dato noi dopo. Questi poeti non si riconoscono come un gruppo, non avviano un movimento. Però a leggere le loro poesie individuiamo caratteristiche ricorrenti. Ma poeti possono essere diversi l’uno dall’altro anche a partire dagli argomenti delle poesie stesse.
La poesia metafisica è poesia religiosa, di devozione, poesia che parla dell’amore verso Dio o invoca l’amore di Dio, questo per George Herbert, ma anche poesia di un amore terreno, Andrew Marvell. Ci si rivolge per alcuni di questi poeti all’amata, se ne esaltano le bellezze fisiche o si invita l’amata a gioire delle gioie di questa terra, amore terreno.
Caratteristiche principali della poesia metafisica
L’Oxford Reference, nella sua brevità riassume bene le caratteristiche principali della poesia metafisica: i metafisici sono:
- 1- Uso delle metafore, uso nuovo nel senso che i poeti metafisici ricercano metafore non già usate, non comuni, metafore che possano sorprendere l’orecchio/occhio del lettore. Metafore che si chiamano per questo concetti anche per la loro complessità. Il concetto è la metafora che, alimentandosi di sé stessa, produce nuove metafore. Una metafora che si sviluppa in crescendo a offrire associazioni sempre nuove, sempre più originali, sempre più scioccanti per il lettore della poesia. Questo è un aspetto. Il concetto è una metafora portata alle estreme conseguenze, eccessiva.
- 2- Nella poesia metafisica c’è sempre argomentazione: la poesia metafisica, anche quando tratta di amore, Dio, amata-momento in cui si sta trattando di sentimenti, si dovrebbe mettere da parte la ragione, la forza argomentativa, la poesia metafisica ne fa punto di forza l’abilità di argomentare, di mostrare con un processo logico, raziocinante che quello che si sta dicendo ha un suo fondo di verità. La verità della poesia metafisica passa attraverso il raziocinio. La poesia metafisica unisce la sfera intellettuale, umana con il sentire umano.
Questi sono i due aspetti della poesia metafisica.
Metafora e concetto
Definizione di metafora da Abrams: termine, espressione che normalmente viene utilizzata in un certo ambito semantico che viene però nella metafora applicato a tutt’altro ambito. Questa applicazione a un ambito diverso avviene senza che si stabilisca però somiglianza, senza che si passi attraverso la comparazione. La comparazione è una figura più tranquilla della similitudine. Similitudine passa attraverso il “come”.
Concetto: metafora più elaborata. Il concetto è una metafora ancora più elaborata, sofisticata, ci colpisce come potrebbe non colpire una metafora già sentita in precedenza: la metafora deve colpirci, fissarsi nella nostra mente. L’associazione deve essere tra due ambiti il più lontano possibile tra loro. La caratteristica del concetto, oltre all’originalità, è che è spesso complesso, logicamente complesso. Il concetto a volte prende anche il tempo dell’argomentazione per concludersi.
Il concetto può essere elaborato in due modi: o perché è originale. Es. John Donne: in una sua poesia paragona due amanti alle gambe di un compasso. Si è così vicini quando si è una coppia che anche quando si sta lontani l’uno dall’altro, si è comunque vicini, indissolubili. Nella lontananza si è legati. Questi poeti guardano al contesto culturale, si lasciano affascinare anche e soprattutto dalle scienze, dall’astronomia, da strumenti che diventano più comuni. Immagine insolita.
Concetto può significare anche una metafora che non si ferma al primo paragone, la metafora che cresce su sé stessa, una sequenza di metafore si dice concetto. Esempio da Richard Crashaw da “Saint Mary Magdalene”, sta descrivendo la Maddalena che piange sul corpo di Cristo. Ecco le metafore che si fanno concetto. Non basta aver definito gli occhi piangenti “two faithful fountains” ma associa il movimento del soggetto al pianto e fare in modo che sia il pianto stesso a essere soggetto in movimento. Si mette da parte Maria Maddalena e a spostarsi è il pianto che si fa movimento.
Definisce quegli occhi “portable and compendious oceans” quantifica quello che non può essere quantificato: il dolore di Maria Maddalena, che però è materializzato, sono le lacrime e, se è materia, deve essere la più grande possibile, oceani compendious - che contengono tutto, immensi ma che sono anche portable.
Wit e arguzia
Un altro termine che associamo sempre alla poesia metafisica è wit. È una poesia witty: spiritosa. Ma il wit dei metafisici è spirito nel senso di arguzia, un’abilità anche in quel mettere insieme spazi molto lontani, nel creare associazioni inaudite: c’è un’arguzia che è una caratteristica di questi poeti.
Samuel Johnson è critico nei confronti dei poeti metafisici ma dedica qualcuna delle sue “Vite di poeti del passato”. Lui non apprezza la poesia metafisica, riconosce nel wit una specie di discordia concors: concordia di mondi discordanti. Questa combinazione può anche essere una scoperta di somiglianze occulte. Qui Johnson riconosce e individua un aspetto della poesia metafisica: la poesia metafisica è poesia del suo tempo, ha origine in quella cultura che aveva individuato somiglianze nell’universo tra microcosmo e macrocosmo, corpo umano e astri.
Quel sapere lì è il sapere dal quale ha origine la poesia metafisica. Anche se la poesia dà anche voce alle scienze che stanno diventando più scientifiche e si basano sull’osservazione. Johnson individua quella scoperta di somiglianze occulte quasi a dire anche: “riconosco in qualche modo che quello che la letteratura produce attraverso le metafore, le somiglianze, poi la letteratura stessa non dice ‘quelle somiglianze le ho inventate io’ ma è come se le considerasse scoperte di qualcosa che è già la fuori.” Scoperta di somiglianze occulte: scopro qualcosa che è già là fuori, era occulto ma non immediatamente visibile e la poesia vuole persuadere che quelle somiglianze esistano veramente.
Esempio di wit in John Donne
Esempio di wit dei metafisici in J. Donne, Of the progress of the soul, 1612. “Il suo sangue puro ed eloquente si esprimeva nelle sue guance e in modo così chiaro che si sarebbe detto che il suo corpo parlasse”. Si sta dicendo qui che il sangue parla ma poi c’è la logica complessa: so distinctly wrought. Proprio a partire da quello speaking blood, si osserva un fenomeno: una donna che arrossisce. Le guance rosse. Timidezza.
Stiamo anche associando certe caratteristiche alla donna perché è più facile dirlo di una donna, più frequente in letteratura, e quelle caratteristiche possono essere anche trasmesse come positive o negative? Potremmo dire che la descrizione di una donna in questo modo, sta dando una descrizione non solo esteriore ma anche di come la donna è. Caratteristica positiva o negativa? Positiva. Purezza del sangue, purezza d’animo.
Eloquenza: di chi è estroverso ma è associata paradossalmente a colei che si sta descrivendo come timida, silenziosa salvo che un’altra parte di lei parla per lei. Chi è timido lascia parlare in corpo. Chi è timido non è vero che sta in silenzio: rossore. Riuscire a mettere dentro immagini tali da trovare contraddizioni e da far sviluppare il discorso in una maniera logica in situazioni che sono apparentemente contraddittorie: eloquenza-timidezza.
Porta immagine anche ideologicamente carica. Ma qui stiamo associando la sfera del linguaggio, la comunicazione alla ragazza timida e l’abbiamo fatta diventare base per un’altra immagine inaspettata che mette insieme reami che invece sono solitamente separati.
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