Approccio metodologico con Catherine Belsey
Il saggio di Catherine Belsey
Parliamo di contesti. 3 aspetti:
La lingua di Shakespeare
1- La lingua di Shakespeare, l’inglese della prima modernità, il Modern English, che viene dall’inglese di Chaucer, è in evoluzione. Quali sono le caratteristiche di questa lingua e che uso ne fa? Il linguaggio di Shakespeare con le metafore, vocaboli, sinonimi etc… (David Crystal – autore in Proquest e Russ McDonald). (Noi dobbiamo studiare o l’uno o l’altro). Lingua che è stata definita da Derek Attridge come linguaggio peculiare. L’interpretazione dell’uso letterario della lingua che fa emergere la poetica dell’incomprensibilità (Stephen Orgel).
Teatro e monarchia
2- Come il teatro, questa forma di intrattenimento così diffusa a Londra nel 500 e nel primo 600, come si relaziona con la monarchia dell’epoca. Come i re vedono il teatro e come lo vedono i governanti di Londra perché il teatro si sviluppa a Londra, è sostenuto dai reali ma vediamo se è sempre così. Quali sono i punti di contatto tra teatro e potere e religione. La Gran Bretagna vive a partire da Henry The VIII la stagione della riforma, della controriforma, conosce la separazione con “The act of supremacy di Henry The VIII", conosce la scissione dalla chiesa cattolica di Roma. Vediamo come la religione come si pone nei confronti del teatro.
Episteme della similitudine
3- Quello che questo mondo sa. Il modo di conoscere di questa epoca. Con Julia Briggs parleremo di un’episteme della similitudine (da Michel Foucault).
Parliamo della lingua che si utilizza
A partire dal testo di David Crystal. Egli ha un capitolo “think on my words” in Shakespearean Vocabulary, 2008. Qui David Crystal guarda alla lingua inglese di questa epoca e si concentra sul vocabolario, sui termini, non si ferma tanto sulla sintassi. I suoi esempi sono da S prevalentemente e la sua domanda è: come possiamo avvicinarsi a testi di S senza temerli troppo? Il suo saggio procede a far vedere come quello che può sembrare difficile nell’avvicinarsi a S in realtà non lo è se si prende il giusto punto di vista. Partendo dalla considerazione che questa è una lingua difficile o almeno noi la immaginiamo così, diamo per buona questa affermazione ma proviamo a vedere quali sono tra le parole difficili, quelle che si possono definire facili. Ci sono nell’early modern English “easy words”, parole facili tra quelle che potremmo pensare come difficili.
Dal Titus Andronicus, scritta alla fine del 500, “My teares will choake me, if I ope my mouth”. “Teares” simile a “tears”. Dice così per manifestare il dolore. “Choake”, “Ope”. David Crystal dice che “ope” è una parola che definirebbe “easy word”. Di facile comprensione perché il contesto permette di comprendere perfettamente tutto il verso nel suo contesto. Egli si sta rivolgendo a lettori madrelingua inglesi. La difficoltà di avvicinarsi a S è anche per i native speakers.
Ricavare dal contesto il significato di un termine
Secondo esempio da Love’s labour’s lost. “faire ladies..“Maskt”: masked: participio passato. La parola in questione che lui discute è “maskt”: è un'altra delle easy words. Si comprende che è il contrario di “unmasked”. Dovrebbe essere unmasked che utilizziamo come l’opposto del verbo mask-unmasked. Qui il prefisso è “dis”. È vero che non esiste in inglese contemporaneo “dismasked” tuttavia conosciamo questo prefisso “dis” e sappiamo che significa “il contrario” posto davanti a un verbo perché conosciamo termini come “disconnect”, “dishearten”. Con una conoscenza che viene un po' dal testo di S e un po' da quello che sappiamo noi dell’inglese presente, possiamo risalire al significato di “dismaskt”.
Crystal parla di termini che a volte S ha dovuto inventare perché il teatro di S è scritto in versi e allora c’è la limitazione (metrical constraints): esigenza di dover entrare nella lunghezza e nel ritmo del verso. Il suo esempio è da “Henry the Fourth”: “i can call spirits from the vastie deepe”. “Vastie deepe”: altro modo usato per dire “dalle profondità del mare”. Questa diversità di espressione piuttosto che “vast sea” utilizzata da S x rientrare nel verso ma anche da come quel “vastie deepe” fa ricordare un “vast sea”.
Poi ci sono effettivamente termini che si possono definire difficult, false friends. Queste parole sono difficili non tanto perché sono diverse nello spelling rispetto a come le scriveremmo noi oggi anzi preservano lo stesso spelling ma sono diverse nel significato che a quell’epoca si attribuiva a quel termine. “naughty: wicked - maligno” oggi significa cattivo - heavy: sorrowful - triste.
Gli aspetti della lingua di Shakespeare
“L’instabilità del linguaggio dell’Early modern – fine 500 e primi 600.” La lingua in questo periodo è una lingua ancora in divenire, è estremamente instabile. Il luogo più facile che ci fa vedere questa instabilità è lo spelling e la punteggiatura. La stessa parola poteva essere scritta in modo diverso ma significava la stessa cosa o uno stesso spelling poteva significare cose diverse. C’è la difficoltà di intendere anche per i contemporanei. La punteggiatura anche sembrava non ben stabilizzata.
Una scrittura che non è stabilizzata permette di giocare moltissimo con i doppi sensi: puns. Piacciono molto a S. La lingua inglese per S sembra non essere sufficiente a rendere quello che lui vuole rendere. Troviamo moltissimi neologismi (coinages). Tre aspetti che possono essere collegati all’instabilità e all...
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