La guerra del Peloponneso
L'importanza della guerra è legata alla potenza del racconto con cui ci è stato tramandato; ovvero le storie di Tucidide. Riusciamo a raccontare con precisione la guerra del Peloponneso come oggetto storico conoscibile da una pluralità di fonti perché negli otto libri di Tucidide c'è una quantità di informazioni tale che nessun’altro riuscirebbe ad arrivare. Tucidide ci racconta la guerra anno per anno, stagione per stagione. La guerra del Peloponneso viene descritta da Tucidide come una delle guerre più importanti di tutte. Inoltre in quella guerra sono avvenuti degli eventi che non la rendono diversa in quanto non sono solo una serie di battaglie, ma una guerra molto complessa. Studiando questa guerra si studia la tipologia di guerra.
Premesse
La situazione instabile tra Atene e Sparta maturerà nella pentacontetia. Nel 5º e nel 4º secolo vediamo la massima espansione della democrazia ateniese e in questo periodo abbiamo il massimo ritrovamento di iscrizioni. Nel 3º secolo, a causa del deficit democratico, crollano le pubblicazioni delle iscrizioni ad Atene. Una delle iscrizioni ateniesi più importanti è la legge contro la tirannide in cui viene legalizzato l'omicidio di chiunque volesse sovvertire la democrazia. Un’altra era quella dei tributi che utilizzavano un sistema di conto fatto con le lettere. Nel 428 viene scritto un decreto contro la città di Metone che non voleva pagare i tributi. Insieme alle iscrizioni c'erano anche dei bassorilievi. Nella legge dei tributi il bassorilievo rappresentava la città di Atene stringere una forma di amicizia con Metone instaurando però un’alleanza asimmetrica. Nel 432 Atene ha un estremo bisogno di alleati e si alleerà con Samo andando su un'alleanza non più asimmetrica ma simmetrica. Nello stesso anno, come segno di unificazione, adotta l’alphabet Ionico invece di quello precedente ateniese.
Cause della guerra
Tucidide afferma che la guerra del Peloponneso è iniziata per determinati motivi che analizzerà. Uno di questi era l’espansione sempre più grande di Atene e Sparta ormai diventati troppo potenti. Il loro accrescimento ormai non poteva venire senza danneggiarsi a vicenda. Scoppierà per tre motivi:
- Il primo riguardava la città di Corcira davanti alle Epiro. In una colonia fondata da Corcira chiamata Epidamno avviene una guerra civile tra oligarchici e democratici che vedrà la vittoria democratica. I perdenti oligarchici vengono condannati all'esilio. Questi ultimi si rivolgono agli Illiri mentre gli abitanti ancora presenti ad Epidamno chiederanno l'aiuto di Corcira. Corcira non li aiuterà, pertanto, si rivolgeranno alla madre patria di Corcira, Corinto, la quale invia una guarnigione di coloni in aiuto dei democratici di Epidamno. Corcira così ordinerà ad Epidamno di sciogliere il consiglio dei Corinzi e di mandarli in esilio ma, Epidamno rifiuterà e verrà assediata da Corcira. Pertanto, Corinto invierà la sua flotta di guerra. Nel 435 l'esercito di Corcira avrà successo contro la flotta di Corinto mentre l'anno successivo nel 434 Corinto organizzerà una spedizione ancora più grande contro Corcira; che temendo questo potentissimo attacco da Corinto chiederà aiuto ad Atene. Quest'ultima non sa se intervenire perché se fosse intervenuta avrebbe violato le cause del Trattato di pace con Sparta che prevedeva che nessuno dovesse entrare nell'area d’ingerenza dell'altro. Corcira però non faceva parte della Lega Peloponnesiaca e quindi questo era un presupposto per far intervenire Atene. Gli ateniesi decidono di creare un trattato di alleanza difensiva, dove Atene si sarebbe promessa di intervenire nel caso Corcira fosse stata attaccata. Corinto attaccherà Corcira con ben 150 navi e Atene in difesa invierà solo 10 navi. Nel 433 c'è una prima battaglia nella quale i Corinzi sconfiggono la flotta corcirese, ma Atene si frappone tra la flotta Corinzia e la città di Corcira impedendo così lo sbarco dei soldati corinzi. D'ora in poi chi rischia di soccombere nel mondo occidentale vede nella lega Delio attica un possibile difensore.
- La seconda crisi è relativa a Potidea, un’isola calcidica. Potidea era una città legata a Corinto che era entrata all'interno della Lega delioattica. Per questo motivo Atene chiederà a Potidea di interrompere i suoi legami con Corinto. Potidea, spinta da Corinto, si ribella ad Atene, ottenendo dalla Lega peloponnesiaca aiuto in caso di attacco da parte di Atene. Nel 432 Atene manda una massiccia spedizione che assedia la città di Potidea con 5000 opliti e 70 navi da guerra. Nel 430 Potidea cadrà e ritornerà sotto il dominio ateniese.
- Il terzo elemento di crisi riguardava la città di Megara. Megara era integrata nella Lega Peloponnesiaca ed era stretta alleata di Corinto. I dissidi tra Corinto e Atene scateneranno una reazione ateniese che si scaglierà contro Megara. Atene farà uno dei primi embarghi della storia: ordina a tutte le città alleate di non commerciare più con Megara. Atene sceglie come bersaglio Megara perché era sul Golfo Saronico ed era al porto che dava più fastidio al Pireo. Dal porto di Megara partivano tutte le merci, i vestiti e il raccolto di tutto il Peloponneso. Atene voleva quindi bloccare l'economia del Peloponneso non bloccando il porto di Megara, ma impedendo alla Lega delio attica di commerciare con il Peloponneso.
La guerra del Peloponneso
La guerra del Peloponneso nasce in aria Beotica con un attacco da parte della Lega Beotica ai danni di Platea, storica alleata di Atene. Intanto i Corinzi, nei consigli della Lega del Peloponneso, avevano più volte richiesto a Sparta l'intervento militare e sarà proprio questo conflitto a convincere Sparta a scendere in battaglia. Dalla parte di Sparta si schiererà anche il santuario di Delfi che proclama l'inevitabilità della guerra. Argo e la regione della Caia invece non si schierano.
Fasi della guerra
La guerra del Peloponneso si racconta in tre fasi che corrispondono ai tempi di composizione dell'opera Tucididea. La fase Archidamica prende il nome da Archidamo, re di Sparta. Inizia nel 431 con l'episodio di Platea e finisce nel 421; 10 anni dopo la pace di Nicia. La seconda fase inizia con la spedizione in Sicilia. La terza fase o fase Deceleica prendeva il nome della fortezza di Decelea occupata dall'esercito spartano in Attica e dura dal 414 fino al 404 con la caduta di Atene.
La fase Archidamica
La prima fase inizia nel 431 con i Tebani che attaccano Platea. Questa prima fase ha come protagonista Pericle che decide di urbanizzare l’Attica permettendo agli abitanti delle campagne di entrare in città abbandonando le zone rurali. Atene intanto prende il controllo del Golfo Saronico e della città di Egina sterminando la popolazione e colonizzandola con abitanti ateniesi. La flotta ateniese stava seminando il panico nelle coste peloponnesiache facendo rapide incursioni ai villaggi della costa. Lo scoppio della peste in quegli anni demoralizza la popolazione ateniese, inoltre Pericle aveva promesso alla popolazione che la guerra sarebbe finita in breve. Il popolo chiederà l'espulsione di Pericle dagli strateghi di Atene, ma alle elezioni nel 429 vincerà comunque però pochi mesi dopo morirà di peste.
Dalla morte di Pericle per Tucidide parte la fase dei demagoghi, termine che si riferiva ad un determinato tipo di leader politico che cercava di compiacere il popolo. Il primo demagogo che emerge di cui ci parla Tucidide è Cleone. Sull’isola di Lesbo si stava scatenando una rivolta a cui Atene decide di intervenire per rafforzare il controllo sulle altre alleate. In un dialogo in assemblea tra Cleone e Diodoto, quest’ultimo chiede alla popolazione ateniese di usare la clemenza; a questo punto l'assemblea è indecisa. Intanto il popolo di Mitilene chiede aiuto a Sparta. La tesi di Diodoto prevale, ma vengono comunque mandate le navi militari che vengono fermate poco prima di attaccare.
Intanto Atene che sviluppava i suoi rapporti con l'occidente viene chiamata dagli alleati occidentali a intervenire sugli stretti in Sicilia. Lo scontro era tra la Dorica Siracusa e le alleate ateniesi in Sicilia. Atene manderà una prima spedizione di cui dopo un po' di tempo non ha più notizie. La flotta comandata da Demostene nella zona di Pireo viene bloccata da una tempesta che lo obbliga ad attraccare nel Golfo di Pilo. Mentre le navi greche attraccano, la flotta peloponnesiaca arriva pensando di bloccare la flotta di Demostene nel Golfo. Mentre stanno aspettando, la flotta spartana viene attaccata alle spalle da una parte della flotta di Demostene rimasta indietro. Sconfitta parte della flotta, Demostene comunque non riesce a catturare gli spartiati rimasti. Pertanto in un consiglio un oratore dice a Cleone di comandare lui stesso una flotta. Con l'arrivo di Cleone gli spartiati si arrendono e vengono catturati. Intanto Brasida, un generale spartano, porterà la guerra a nord creando problemi all'area Pracica. Attaccando la città che Atene sentiva più sua: Anfiboli. Brasida, conquistando Anfiboli, utilizza uno slogan di libertà presentando Sparta come la liberatrice dalla tirannica Atene. Nel 421 viene stipulata una pace tra Atene e Sparta: la pace di Nicia, una pace che doveva durare 50 anni.
Seconda fase della guerra del Peloponneso
I demagoghi – instabilità interna ad Atene: Con la pace di Nicia si innestano due dinamiche. Una è quella di politica interna Ateniese. Abbiamo visto, la morte di Pericle, l’inizio di quell’esperienza politica che Tucidide chiama l’Atene dei demagoghi con l’emergere in primo luogo della figura di Cleone. Cleone dobbiamo immaginarlo come un piccolo “industriale” dell’epoca, che ha iniziato con un piccolo laboratorio, approfittato di questo momento espansivo dell’economia ateniese ed è diventato un importante soggetto economico di Atene. È significativo che ognuno di questi demagoghi viene chiamato con il proprio mestiere. Quindi abbiamo il successore di Cleone, Iperbolo che è il fabbricante di lucerne, che sarà il demagogo, il quale prende il posto di Cleone. Dopo abbiamo Androcle, di lui non sappiamo il mestiere, lo sappiamo, però, di un altro demagogo del suo tempo, cioè Misicle che era un allevatore di pecore. Dopo ci sarà Cleofonte, il quarto demagogo e capo demagogo dell’epoca di Cleone, Iperbolo, Androcle e Cleofonte, che prenderà la posizione di leader della demagogia e che sarà un fabbricante di lire, lo strumento musicale. Questi sono i leader della democrazia.
Il popolo tende sempre a far prevalere come capo uno di loro che poi sarà quello che andrà a scontrarsi con i leader aristocratici, i quali a loro volta in questa epoca si contendono i favori del popolo. Così da una parte abbiamo questi leader: Cleone, Iperbolo, Androcle, Cleofonte, dall’altra gli Aristocratici, come Alcibiade, Nicia, che salgono sulla scena politica, incarnando lo stesso ruolo, cioè gli interpreti dei desideri, degli obbiettivi, delle volontà del popolo. Ecco una forte inclinazione ad essere accondiscendenti rispetto al popolo per averne l’appoggio politico. Questo ruolo di leader politico ha proprio un termine che è prostates, capo prostates, “colui che sta davanti”, che non è una vera e propria carica istituzionale, ma è un ruolo politico che compare in questi anni che le fonti contemporanee e il teatro per primo li indicano come, questo tipo di demagogo/capo politico, come prostate tu demu. C’è una bellissima commedia La pace di Aristofane, che segna nel 421 la celebrazione della pace di Nicia, viene proprio rappresentata mentre si sta stipulando al pace di Nicia, fa vedere che viene liberata Pace che era stata rinchiusa in una caverna, ed entrano in scena le divinità, Ermes ed altri, e quando queste figure compaiono e tornano ad Atene, la prima cosa che chiedono è - Chi è il prostates tu demu? -, cioè vengono a sapere che è morto Cleone e gli chiedono di conseguenza chi è il prostates tu demu, e gli altri rispondono – Iperbolo – e scoppiano tutti dal ridere, cioè insomma è successo l’incredibile, che un fabbricante di lucerne è diventato il prostates tu demu e il popolo subito li assicura – No, no state tranquillo abbiamo scelto lui solo perché non c’era nessun altro da scegliere, appena ne troviamo un altro lo cambiamo.
Insomma Cleone viene raffigurato come un cane rabbioso, non come Pericle che viene raffigurato tutto raffinato nei loro discorsi, cosa un po’ vera un po’ no, perché questi demagoghi grazie ai loro soldi avevano anche potuto studiare, ma si sono formati dopo per diventare dei bravi politici spesso passando attraverso il diritto. Tutti questi però sono i poneroi, che si contrappongono ai crestoi, cioè coloro che sono utilissimi, che sono la vecchia aristocrazia che vengono da buona famiglia. Mentre di questi non si sa nemmeno chi siano i genitori. La famiglia aristocratica sa dire chi erano i propri antenati, la famiglia umile no che al massimo si ricorda i propri nonni. Presenta questa profonda spaccatura sociale che non compare solo ora per la prima volta, ma per la prima volta la possiamo osservare dagli anni venti perché dal 425 abbiamo le commedie di Aristofane che di questo parlano. Poi le nuvole contro Socrate, poi la pace in cui si discute e si scherza intorno a questa pace stipulata da Nicia intorno al 421. E questo è il lato interno, in cui subentrerà questa figura dirompente di Alcibiade. Alcibiade arriva nella generazione della rivoluzione che vuole mandare tutto all’aria che trova il proprio leader in questo giovane, bello, affascinante, che conquista la città, il quale piace a tutti ed è un grande seduttore nella vita politica della città, altamente persuasivo, che è cresciuto alla scuola di Socrate.
Instabilità esterna: coinvolge principalmente la lega Peloponnesiaca che dopo la pace di Nicia è fortemente instabile, ha una forte contestazione interna tra le città della lega, che non riconoscono questa forte leadership di Sparta espressa dalla pace, essendo una pace tra Atene e Sparta, poiché Sparta aveva dato per scontato che facendo la pace tutte le altre polis si sarebbero adattate, ma nessuno dei suoi alleati in realtà vuole firmare quella pace. A questo punto è la grande occasione per Argo, la quale non ha aderito alla lega Peloponnesiaca, per riprendersi un ruolo antico, cioè essere loro a capo del Peloponneso e non Sparta. Quindi fa crescere e cavalca questa insoddisfazione e diverse zone del Peloponneso iniziano ad aderirvi: la zona dell’arcadia, la zona di Mantinea che è al zona centrale, la zona degli Elei, dell’Elide che è la zona di Olimpia che si avvicinano ad Argo, ma si avvicina ad Argo soprattutto Corinto. Corinto già nel 442 quando Sparta non voleva fare la guerra, ma Corinto la voleva fare, aveva fatto capire a Sparta che se ne sarebbe andata dall’alleanza, ed ora ci prova seriamente. Ma, quando Corinto si accorge che l’altra parte dell’alleanza della zona di Megara, Tegea e della Beozia, non vogliono rinunciare all’alleanza, allora Corinto fa marcia indietro lasciando la nuova possibile alleanza con Argo, riaccordandosi con Sparta. Argo però non fa più marcia indietro, Argo, gli Elei, i Mantinesi fanno un'alleanza con Atene. Dentro Atene questa alleanza è fortemente voluta da Alcibiade, il quale si era fortemente opposto alla pace di Nicia, ma si era anche fortemente offeso perché ha stipulare quella pace non era stato mandato lui. Per questo Alcibiade si oppone a Nicia e guida questa rivolta di Mantinesi, Elei e Argivi contro Sparta, facendo saltare l’accordo con la motivazione tecnica che Anfipoli, che sarebbe dovuta tornare ad Atene, era rimasta libera, anche se Sparta dice che non ne ha colpa in quanto sono gli Anfipolitani che non vogliono tornare nell’alleanza di Atene e che non possono obbligarli in quanto, in oltre, Sparta gli aveva promesso l’autonomia e quindi non poteva regalarli ad un altro, la pace di Nicia non era stata sottoscritta da Anfipoli e quindi Anfipoli non entra nella lega Delio-attica. Nel frattempo Atene aveva restituito gli spartani catturati.
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