Concetti Chiave
- Manzoni, nel 1843, scrisse "Storia della Colonna Infame", ispirandosi a Giuseppe Ripamonti e Pietro Verri per raccontare eventi storici legati alla peste e agli untori a Milano.
- La narrazione si concentra sul caso di Guglielmo Piazza, un commissario di sanità ingiustamente accusato di spargere una sostanza tossica, che fu torturato e condannato a morte.
- Piazza confessò sotto costrizione di aver ricevuto la sostanza da Giangiacomo Mora, anch'esso condannato, portando alla creazione della "colonna infame" come monito per altri.
- Pietro Verri criticò la brutalità dei magistrati che torturarono e uccisero Piazza e Mora, mettendo in evidenza l'assenza di prove a sostegno delle accuse basate su voci infondate.
- In "I Promessi Sposi", Manzoni non affronta direttamente la vicenda della colonna infame, ma si concentra sull'impatto della peste e sul ruolo di fra Cristoforo nel proseguimento della storia.
Manzoni e la Storia della Colonna Infame
In questo romanzo Manzoni nel 1843 basandosi sulla ricostruzione storica di Giuseppe Ripamonti e su un’altra opera di Pietro Verri che si intitola “osservazioni sulla tortura”, raccontò quello che accadde dopo la processione durante la quale vennero esposte le reliquie di san Carlo.
Manzoni nei promessi sposi parlò del lazzaretto invece nel romanzo “storia della colonna infame” continuò a parlare degli untori.
Il Caso di Guglielmo Piazza
Raccontò infatti di un commissario di sanità, che si chiamava Guglielmo Piazza, il quale di giorno passeggiava nelle vie di Milano vicino ai muri (dal momento che pioveva). Due donne lo videro e sostennero che egli aveva sparso una sostanza giallognola sui muri delle case. Pertanto il commissario venne catturato, imprigionato e torturato affinché confessasse il misfatto.
La Condanna e la Colonna Infame
Ad un certo punto gli promisero che se avesse confessato sarebbe stato liberato. Quest’ultimo infatti confessò che quella sostanza gliela aveva data un barbiere di nome Giangiacomo Mora. Entrambi vennero processati e condannati alla pena capitale, inoltre le loro case vennero completamente distrutte e al loro posto venne innalzata la cosiddetta “colonna infame” che avrebbe avuto la funzione di indicare che se qualche individuo si fosse comportato come Guglielmo Piazza e Giangiacomo Mora, avrebbe fatto la stessa fine.
Critica di Pietro Verri
Pietro Verri, fratello di Alessandro verri, probabile padre naturale di Manzoni, trattò di questi avvenimenti per dimostrare quanto fossero stati crudeli i magistrati che avevano fatto torturare e uccidere due poveri disgraziati senza verificare se i fatti si fossero svolti proprio in quel modo che era stato narrato dalle due donne. Inoltre Verri e Manzoni volevano far comprendere quanto fosse forte la suggestione diffusasi tra il popolo e di conseguenza quanto le donne avessero parlato basandosi sulle loro supposizioni senza avere delle prove certe.
La Peste nei Promessi Sposi
Nei promessi sposi Manzoni non tratta di questa vicenda perché vuol sottolineare soprattutto che dopo la processione la peste si era diffusa ulteriormente e che le condizioni del lazzaretto erano peggiorate richiedendo in tal modo l’aiuto dei frati cappuccini e in particolare di fra Cristoforo, personaggio che permette all'autore di continuare la narrazione del romanzo attraverso il futuro incontro tra Renzo e Lucia.
Domande da interrogazione
- Qual è il tema centrale del romanzo "Storia della Colonna Infame" di Manzoni?
- Come viene rappresentata la figura di Guglielmo Piazza nel romanzo?
- Qual è il significato della "colonna infame" nel contesto della storia?
Il romanzo affronta la questione della giustizia e della crudeltà dei magistrati, raccontando la storia di Guglielmo Piazza e Giangiacomo Mora, ingiustamente accusati e condannati, per evidenziare l'assenza di prove certe e la suggestione popolare (testo).
Guglielmo Piazza è descritto come un commissario di sanità innocente, catturato e torturato sulla base di accuse infondate, il che mette in luce le ingiustizie del sistema giudiziario dell'epoca (testo).
La "colonna infame" simboleggia la punizione esemplare inflitta a Piazza e Mora, servendo da monito per chiunque si comportasse in modo simile, evidenziando la brutalità e l'arbitrarietà delle condanne (testo).