Concetti Chiave
- Kuhn è il primo grande epistemologo post-popperista, con un focus sull'evoluzione della scienza e dei suoi metodi a partire dagli anni '60.
- Distinguendo tra scienza normale e scienza rivoluzionaria, Kuhn suggerisce che la filosofia deve analizzare e descrivere i metodi scientifici in uso.
- La scienza normale è caratterizzata da paradigmi di ricerca, mentre la scienza rivoluzionaria si attiva in risposta a anomalie che non possono essere spiegate dai paradigmi esistenti.
- Kuhn critica Popper, affermando che le anomalie non invalidano un paradigma, ma richiedono una nuova scienza capace di interpretare la realtà diversamente.
- La tesi dell'incommensurabilità sostiene che i paradigmi scientifici sono privi di punti in comune e non possono essere confrontati, suggerendo che il miglioramento avviene attraverso il consenso della comunità scientifica.
Che cos'è l'epistemologia post-popperista?
È il primo grande epistemologo e primo grande post-popperista. Siamo dagli anni ’60 in poi.
Scrive “La struttura delle rivoluzioni scientifiche”, dove dice che l’epistemologia negli anni ’60 metteva in discussione il metodo scientifico, cosa che Popper non fa (era convinto che la scienza avesse un suo metodo e che le altre non erano scienze, seppur avessero il loro senso), sostenendo che la scienza sia in continua evoluzione e con lei i suoi metodi; il compito della filosofia, sostiene, è descrivere tali metodi, visto che la scienza si sviluppa autonomamente rispetto alla scienza.
La scienza normale e rivoluzionaria
Kuhn individua due scienze con due metodi diversi:
_il procedere della scienza normale;
_il procedere della scienza rivoluzionaria.
A questo punto la filosofia deve iniziare a studiare e descrivere la scienza.
La “scienza normale” è quella costituita da dei paradigmi di ricerca; esso è fatto di alcune teorie fondamentali e altre accessorie che sviluppano il paradigma secondo delle regole operative.
Sugli sviluppi dei paradigmi non condivide molto Popper; per esempio secondo Kuhn riuscire a falsificare una teoria del paradigma non vuol dire che tutto il paradigma sia da buttare, e inoltre le anomalie in una teoria sono cose che accadono al di là delle previsioni, sono dei rompicapo: giunti a un’anomalia c’è bisogno di una “scienza rivoluzionaria” in grado di leggere la realtà in modo diverso.
L'incommensurabilità dei paradigmi
Kuhn diceva anche che esistono sempre più paradigmi senza punti in comune: non essendoci un linguaggio unico, che consente di passare da uno all’altro, non si possono mettere a confronto e ciò implica che non ne esista uno migliore di un altro (Popper si sbagliava); questa è la tesi dell’incommensurabilità (o dei paradigmi incommensurabili, cioè che non si possono mettere a confronto).
Esiste però un unico modo per cambiare un paradigma e a renderlo migliore: la teoria del consenso (persuadere i sostenitori all’interno della comunità scientifica).
Domande da interrogazione
- Qual è il principale contributo di Kuhn all'epistemologia post-popperista?
- Come distingue Kuhn tra scienza normale e scienza rivoluzionaria?
- Cosa implica la tesi dell'incommensurabilità dei paradigmi secondo Kuhn?
Kuhn, nel suo lavoro "La struttura delle rivoluzioni scientifiche", sostiene che la scienza è in continua evoluzione e che i suoi metodi cambiano nel tempo, contrariamente alla visione statica di Popper. La filosofia deve descrivere questi metodi, poiché la scienza si sviluppa autonomamente (testo).
Kuhn identifica due modalità di progresso scientifico: la scienza normale, che opera all'interno di paradigmi stabiliti, e la scienza rivoluzionaria, necessaria per affrontare anomalie che non possono essere spiegate dai paradigmi esistenti (testo).
Secondo Kuhn, i paradigmi scientifici non hanno punti in comune e non possono essere confrontati, il che significa che non esiste un paradigma migliore di un altro. L'unico modo per cambiare un paradigma è attraverso il consenso all'interno della comunità scientifica (testo).