Concetti Chiave
- Marx distingue tra società precapitalistiche, dove il focus è sullo scambio di merci, e società capitalistiche, dove l'obiettivo è l'accumulo di denaro tramite investimenti.
- Il capitalista acquista forza lavoro per generare plusvalore, essenziale per aumentare il capitale, spostando l'attenzione dal prodotto finale al profitto.
- Il plusvalore si divide in assoluto, ottenuto aumentando le ore di lavoro, e relativo, derivante dall'aumento della produzione a parità di tempo attraverso innovazioni tecnologiche.
- Il sistema capitalistico presenta un paradosso: maggiori investimenti per aumentare il plusvalore possono portare a una diminuzione del saggio di profitto.
- L'aumento del plusvalore relativo provoca crisi di sovrapproduzione, con un'offerta che supera la domanda, come evidenziato dalla crisi del 1929.
Differenze tra società precapitalistiche e capitalistiche
Marx analizza la differenza tra le società precapitalistiche e la società capitalistica. Una società precapitalistica può essere rappresentata dal punto di vista matematico con il rapporto mdm (merce, denaro, merce), questo perché nella società precapitalistica gli uomini anzitutto hanno bisogno di merci, le producono e poi utilizzano il denaro per scambiare le merci, quindi l’obiettivo principale degli uomini all’interno di una società precapitalistica, è quello di produrre delle merci e di scambiarle. Invece, nella società capitalistica, il processo di produzione parte dal capitalista che ha del denaro da investire, quindi il capitalista investe il denaro, e con questo denaro acquista delle merci che gli consentono di guadagnare più denaro, quindi il rapporto nella società capitalistica può essere rappresentato con la formula: dmd’. Qual è la merce che consente al capitalista di aumentare il proprio capitale (cioè di passare da D a D’)? Anzitutto, nella società capitalistica l’obiettivo non sono più le merci ma il denaro, quindi il guadagno del capitalista. La merce che consente al capitalista di aumentare il proprio capitale sono i lavoratori, quindi la forza lavoro: il capitalista acquista la forza lavoro, la quale ha il pregio di riuscire a creare valore attraverso il lavoro, quindi di aumentare la ricchezza del capitalista.
Il ruolo del plusvalore nel capitalismo
Il capitalista guadagna dunque grazie al plus lavoro (l’operaio viene impiegato nella giornata lavorativa, un tot numero di ore, ma la maggior parte del tempo di lavoro va a costituire invece il lavoro per il guadagno del capitalista. Quindi dal plus lavoro dipende il plus valore; quest’ultimo può essere di due tipi: -plusvalore assoluto, quando il capitalista va ad aumentare le ore di lavoro dell’operaio, perché naturalmente se si aggiunge un’ora in più e si lascia il salario invariato, quell’ora in più andrà ad aumentare il valore. Però il plusvalore assoluto è limitato, perché la giornata lavorativa non può essere allungata più di tanto, sia perché le ore in una giornata sono 24 e quindi si dovrà anche dormire e mangiare, sia perché più si aumentano le ore, più diminuisce l’efficienza dell’operaio, per via della stanchezza. Quindi, il plusvalore assoluto non è il modo più adatto ad aumentare il profitto, al contrario del plusvalore relativo. Il plusvalore relativo invece si ha quando a parità di tempo, aumenta la produzione (collegamento con Henry Ford: grazie all’introduzione dei macchinari e della catena di montaggio, aveva aumentato la produzione a parità di tempo, quindi in 12 ore, prima dell’introduzione della catena di montaggio, l’operaio produceva un’automobile, dopo l’introduzione ne produce invece 8, ciò significa che il plusvalore aumenta in maniera esponenziale, perché poi con l’affermarsi di nuove tecniche di produzione e di nuove invenzioni, si produce sempre di più, i salari degli operai rimangono sempre gli stessi, ad aumentare di parecchio è invece proprio il guadagno del capitalista). Marx sottolinea però il fatto che il plusvalore, sia quello assoluto che quello relativo, non corrisponde al profitto, questo perché il capitalista ha comunque delle spese, quindi per poter capire qual è il profitto del capitalista si deve calcolare il saggio di profitto, che si calcola:
Plusvalore/capitale costante +capitale variabile. Il capitale variabile è dato da tutte quelle spese e che sono costanti nel tempo (salario operaio), mentre il capitale costante rappresenta quelle spese che vengono fatte dal capitalista una sola volta (spesa della fabbrica, macchinari), che poi servono per tutta la produzione successiva. In base a questo rapporto, più aumentano le spese del capitalista (investimenti in termini di ricerca scientifica), al fine di aumentare il plusvalore relativo, più diminuisce il profitto. Si ha dunque un paradosso. Questo è uno dei punti deboli del sistema capitalistico, in quanto rappresenta la caduta tendenziale del saggio di profitto.
Problemi del sistema capitalistico
Secondo Marx questo è proprio un problema del sistema capitalistico perché non costituisce un incentivo per l'investimento dell’imprenditore, perché naturalmente più investe, più il profitto diminuisce. (si tratta di un calcolo abbastanza strano perché se si investe in tecnologie, aumenta comunque il plusvalore relativo). L’altro problema del sistema capitalistico è che aumentando il plusvalore relativo si aumenta il numero di merci in circolazione (questo perché il plusvalore relativo si basa proprio sull’aumento della produzione a parità di tempo), ciò comporta delle cicliche crisi di sovrapproduzione: le industrie producono più di quanto la popolazione possa acquistare, ossia l’offerta eccede rispetto alla domanda, quindi le merci rimangono invendute. Questa legge tendenziale ha effettivamente anticipato ciò che accadrà nella storia, ossia nel 1929 quando ci sarà una pesantissima crisi di sovrapproduzione, che partirà dagli Stati Uniti e che colpirà tutto il mondo.
(Marx aveva già capito che ci sarebbe stato questo problema, ma una cosa non poteva assolutamente prevedere: il modo in cui il capitalismo avanzato ha superato questo problema, cioè attraverso merci deperibili, questo perché al tempo di Marx le merci erano costituite da beni durevoli, ad esempio le auto di Henry Ford si compravano una sola volta e duravano tutta la vita, oggi invece il mercato ci fa comprare sempre più automobili, per via del fattore inquinamento, inoltre poi le auto moderne si rompono con più facilità).
Domande da interrogazione
- Qual è la principale differenza tra le società precapitalistiche e quelle capitalistiche secondo Marx?
- Come si genera il plusvalore nel sistema capitalistico?
- Qual è il paradosso del saggio di profitto nel capitalismo?
- Quali sono le conseguenze dell'aumento del plusvalore relativo nel capitalismo?
- Come ha previsto Marx l'evoluzione del capitalismo rispetto alle crisi di sovrapproduzione?
Marx evidenzia che nelle società precapitalistiche il rapporto è mdm (merce, denaro, merce), dove il focus è sulla produzione e scambio di merci. Nelle società capitalistiche, invece, il rapporto è dmd’ (denaro, merce, denaro), con l'obiettivo principale di accumulare denaro attraverso l'investimento e l'acquisto della forza lavoro.
Il plusvalore si genera attraverso il plus lavoro, dove l'operaio lavora più ore di quelle per cui è pagato. Marx distingue tra plusvalore assoluto, ottenuto aumentando le ore di lavoro, e plusvalore relativo, che si ottiene aumentando la produzione a parità di tempo, come dimostrato dall'introduzione della catena di montaggio.
Marx sottolinea che, aumentando le spese per investimenti e ricerca, il saggio di profitto tende a diminuire, creando un paradosso: più un capitalista investe, meno profitto ottiene, il che rappresenta una debolezza intrinseca del sistema capitalistico.
L'aumento del plusvalore relativo porta a una maggiore produzione di merci, che può superare la domanda del mercato, causando crisi cicliche di sovrapproduzione, come quella del 1929, dove l'offerta eccede la domanda e le merci rimangono invendute.
Marx ha anticipato che il capitalismo avrebbe affrontato crisi di sovrapproduzione, ma non poteva prevedere come il sistema avrebbe superato tali crisi, ad esempio attraverso la produzione di merci deperibili, che incentivano un consumo continuo e rinnovato.