Concetti Chiave

  • Kant esplora la possibilità di una conoscenza pura, universale e necessaria, cercando di unire i pregi del razionalismo e dell'empirismo.
  • Nell'estetica trascendentale, identifica spazio e tempo come forme a priori dell'intuizione, fondamentali per l'esperienza del mondo fenomenico.
  • La distinzione tra fenomeno e noumeno evidenzia che il fenomeno è ciò che percepiamo, mentre il noumeno è la "cosa in sé", non conoscibile dai sensi.
  • Nella dialettica trascendentale, Kant critica le pseudoscienze, sostenendo che le idee di io, mondo e Dio sono illusioni della ragione senza fondamento nella realtà.
  • La dialettica trascendentale rifiuta le pretese della metafisica dogmatica, affermando che domande come l'immortalità dell'anima e l'esistenza di Dio non possono essere scientificamente fondate.

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Critica della ragion pura

Introduzione
Nella critica della ragion pura Kant indaga il campo della conoscenza chiedendosi come sia possibile una conoscenza pura (cioé basata sulla ragione senza che si faccia ricorso all'esperienza) universale e necessaria. Egli si trova davanti a due soluzioni precedentemente poste dal razionalismo e dall'empirismo: il primo accettava un'universalità necessaria mentre il secondo la negava. Infatti l'empirismo si basava su giudizi di carattere SINTETICO A POSTERIORI, dove il termine giudizio va inteso nel senso aristotelico del termine come quel processo grazie al quale si uniscono un soggetto ed un predicato,ed é quindi sinonimo di proposizione. Questo giudizio é per gli empiristi sintetico perché aggiunge al soggetto un concetto altro dal soggetto,ed è a posteriori perché' si verifica solo dopo l'osservazione empirica del fenomeno. Il pregio di questo tipo di giudizio è che non esula mai i limiti del fenomeno,ma non potrà' mai avere carattere universale. Il razionalismo invece si basava su un tipo di giudizio detto ANALITICO A PRIORI, dove analitico significa che la proposizione esplicava semplicemente un concetto già implicito nel soggetto senza dirne niente di nuovo. Questo tipo di discorso aveva carattere universale ma non era sempre aderente all'esperienza. Kant vuole quindi unire i pregi di questi due tipi di giudizi e si chiede se sia possibile un tipo di discorso che sia analitico a posteriori, ovvero che abbia caratteri di necessita' ed universalità'. Kant esplica come questo tipo di discorso sia possibile nella Critica della Ragion Pura,che si divide in estetica trascendentale e logica trascendentale suddivisa a sua volta in analitica e dialettica.
Estetica trascendentale
Nell'estetica trascendentale Kant analizza la conoscenza a partire dall'atto della sensazione (estetica dal termine greco che appunto significa percezione). Egli chiama la sensazione intuizione e chiama le immagini che si formano sui nostri organi di senso rappresentazioni, che indicano tutto ciò' che è presente nella mente umana. Le rappresentazioni però non sono un prodotto solo del mondo esterno o solo di quello interno, infatti l'intelletto umano non é ne' puramente creativo ne' puramente ricettivo,perché' non si limita ad elaborare i dati che riceve dall'esterno ma contiene dei principi a priori. E Kant appunto si chiede quali siano questi principi a priori,e a questo dubbio risponde con i concetti di spazio e tempo in quanto "forme del senso esterno ed interno". Spazio e tempo sono le forme a priori dell'intuizione attraverso le quali si da esperienza del mondo fenomenico. Esse operano solo in presenza del fenomeno: non sono ricavati per astrazione dalla sensazione ma ne costituiscono la condizione d'esistenza. Questo significa che il concetto di spazio é un concetto a priori che non viene ricavato dall'esperienza ma é già' presente in noi: quando ad esempio ci accorgiamo della posizione reciproca di due oggetti la condizione alla quale possiamo fare questo é il fatto che in noi sia già' presente il concetto di spazio,che quindi e' una forma a priori del senso esterno e ne é condizione di possibilità' dell'esperienza. Allo stesso modo il tempo,forma del senso interno, é un concetto che non é ricavato dopo l'osservazione di una successione di fenomeni ma è ciò' che rende possibile la rappresentazione dei fenomeni in successione. È forma del senso interno in quanto ogni rappresentazione temporalmente ordinata costituisce una modifica interna del soggetto. Kant classifica queste due forme come trascendentali. egli da a questo termine due significati correlati: trascendentale può infatti indicare non la conoscenza di un oggetto x, ma la conoscenza delle condizioni che rendono possibile la conoscenza di x, oppure, se usato come sostantivo, lo spazio stesso. Le forme di spazio e tempo hanno un carattere soggettivo e universale (nel senso che sono presenti allo stesso modo in tutti i soggetti) e rendono possibile nell'intuizione una SINTESI DI PRIMO LIVELLO DEL MOLTEPLICE. Questo perche' nella mente le forme spazio e tempo vengono aggiunte ai dati provenienti dal mondo empirico. Quindi la rappresentazione é già per Kant un atto sintetico.
Logica trascendentale
La logica trascendentale si divide in Analitica trascendentale (suddivisa ulteriormente in analitica del concetti e analitica dei principi) e dialettica trascendentale. Se nell'estetica Kant aveva spiegato come si costituisce il mondo della nostra esperienza spazio-temporale, non aveva trattato della correlazione tra le vare rappresentazioni, correlazione che forma la natura. Kant quindi va alla ricerca di quelle forme che rendono possibile la correlazione tra i dati dell'intuizione sensibile, quindi di quelle forme che rendono possibile una sintesi di secondo livello.
Analitica dei concetti
Kant parte nella sua ricerca di tali forme dal giudizio: infatti in una proposizione vengono messe in relazione due rappresentazioni e il filosofo pensa che dalla rassegna e dall'esame dei diversi tipi di giudizio si possa risalire ai corrispondenti concetti puri dell'intelletto che rendono possibile la sintesi di secondo livello. Secondo Kant infatti la vera conoscenza é data dal pensiero che connette le varie rappresentazioni mediante i giudizi che sono indispensabili per identificare una proposizione. Ad ogni categoria corrispondono quindi dei concetti puri indispensabili per identificare una proposizione. Le categorie trovate da Hume (tabella a pag. 1211) sono quattro: qualità' quantità' relazione e modalità'. La categoria della relazione corrisponde ai diversi tipi di sillogismi, di cui quello Aristotelico corrisponde solo al primo tipo di giudizio, ovvero quello categorico. La differenza tra le categorie kantiane e quelle aristoteliche sta però nel fatto che Kant applica a queste la rivoluzione scientifica, passando quindi da un valore ontologico ad uno puramente gnoseologico. Dopo aver trovato le categorie Kant asserisce l'esistenza di una fisica a priori, anche se questo non era il suo obbiettivo principale, rispondendo a Hume che aveva asserito la non esistenza di una relazione di causa- effetto di carattere universale e necessario. Per Kant infatti matematica e geometria sono due scienze che si fondano su giudizi sintetici a priori in quanto ad esempio in matematica "5+4=9" é un giudizio sintetico perché esprime un concetto, il 9, non contenuto nei soggetti 5 e 4. La matematica infatti si basa sul concetto di tempo perché il numero non è pensabile al di là della successione, che é derivata dalla forma del tempo. Allo stesso modo la geometria si fonda sul concetto di spazio. Cosa significa che Kant applica la rivoluzione copernicana in campo scientifico? Kant usa l'immagine di Copernico in ambito filosofico: se vogliamo capire i meccanismi della conoscenza dobbiamo ribaltare il tradizionale modo di considerarla: com'è accaduto per l'apparente movimento del Sole, dobbiamo fare riferimento alla Terra, al soggetto, al modo di funzionamento del suo intelletto e non alla cosa conosciuta. Se insistessimo su quest'ultimo punto di vista ci scontreremmo con lo scetticismo di David Hume che dimostrava incontrovertibilmente che la conoscenza, in specie quella scientifica, non aveva nessuna certezza. Dall'analisi della ragione, del soggetto conoscente, ne risulta che una conoscenza valida per tutti gli uomini, universale quindi, e necessaria è invece possibile poiché tutti condividono la stessa dinamica conoscitiva, rappresentata da quelle funzioni trascendentali della nostra mente che sono gli a priori: modi di funzionamento che, in quanto forme prive di contenuto, appartengono allo stesso modo a tutti, e che fanno sì che, quando si elaborano considerazioni circa un oggetto, queste costituiscono un fondamento valido per tutti. Diverse sono le implicazioni che Kant compie con questa "rivoluzione copernicana" in filosofia: per prima cosa non è più la mente che si modella sulla realtà, ma è la realtà che si modella sulle forme a priori. In altre parole è il soggetto stesso che attraverso il suo pensiero va a costruire il mondo dell'esperienza. Dopo aver indicato le varie categorie Kant ragiona su quella che viene definita la loro deduzione trascendentale. Il termine deduzione é qui inteso in un'accezione legale e risponde alla domanda "con quale diritto le categorie si possono applicare ai fenomeni?". Secondo quale principio quindi, la mente umana può attuare la sintesi di secondo livello applicando le categorie ai fenomeni e creando tra loro correlazioni? Kant sostiene che questo sia possibile grazie alla sintesi preliminare applicata dall'io penso. In altre parole, io posso applicare le categorie ai fenomeni perché questi fenomeni sono certi prima di tutto grazie al fatto che io li penso. L'io penso è quindi ciò che permette una sintesi primaria del fenomeno al quale vengono applicate le forme di spazio e tempo nella sintesi di primo livello e successivamente le categorie nella sintesi di secondo livello. L'io penso kantiano non corrisponde però al cogito cartesiano in quanto non é una sostanza ma semplicemente un'attività' trascendentale che rende possibili le due sintesi. Nel concetto dell'io penso è evidente il debito di Kant nei confronti del razionalismo.
Analitica dei principi
Dopo aver chiarito come è possibile correlare le categorie ed i fenomeni, Kant spiega in che modo concretamente le varie categorie si applichino ai fenomeni nell'analitica dei principi. Le categorie pure sono applicabili al materiale empirico grazie al concetto di tempo. Infatti il tempo é l'oggetto comune dell'immaginazione, perché é l'elemento comune a tutti gli oggetti dell'esperienza. L'immaginazione divisa da Kant in due parti, ovvero pura ed empirica. L'immaginazione empirica è ciò che evoca qualcosa in assenza dell'oggetto che era in questione nell'atto intuitivo, mentre l'immaginazione pura é ciò che ci permette di prefigurarci le figure pure in cui si fa la sintesi del fenomeno. L'immaginazione pura produce gli schemi trascendentali, che sono definiti come l'insieme delle regole necessarie alla costruzione dell'immagine di un oggetto. É lo schema che permette alla categoria di applicarsi agli oggetti dell'intuizione, e Kant deriva i vari schemi dalle varie categorie. Ad esempio lo schema per la categoria della quantità é il numero (infatti un oggetto è pensabile come una quantità solo grazie al concetto di numero, che deriva dal concetto di tempo). A questo punto viene introdotto il concetto di principio definito come regola attraverso cui applicare gli schemi. Dato che i principi sono le regole attraverso cui applicare le categorie attraverso gli schemi, Kant li deduce dalle categorie stesse. Dalla categoria della quantità fa derivare il principio degli assiomi dell'intuizione, secondo il quale tutte le intuizioni sono quantità estensive. Gli oggetti vengono quindi intesi come quantità misurabili, e perciò il primo principio permette di applicare le scienze come matematica e fisica agli oggetti della natura in quanto chiarisce che conosciamo gli oggetti quantitativamente. Il secondo principio é derivato dalle categorie della qualità e chiarisce che in ogni oggetto é possibile la misurazione delle variazioni qualitative in quanto esiste una continuità nel passaggio da un grado ad un altro. Ad esempio é possibile misurare la temperatura di un corpo perché' il secondo principio dice che c'é una gradualità nel passaggio da un grado all'altro di intensità. Perciò Kant parla dell'esistenza dell'anticipazione della percezione, perché' in forza di questo principio é possibile prevedere le caratteristiche di percezioni future. Dalla categoria della relazione Kant fa derivare il terzo principio che fissa le "analogie dell'esperienza", che sono le condizioni di possibilità delle scienze della natura. Le analogie sono infatti le regole che permettono di fissare rapporti oggettivi temporali tra fenomeni, e facendo questo rendono possibile la conoscenza scientifica. Per esempio le analogie sono ciò che ci permette di dire che dato un evento ne esiste un altro che ne é la causa e che si trova con esso in una determinata relazione temporale. Queste date relazioni temporali possono essere di tre tipi: di permanenza (secondo cui in ogni cambiamento di fenomeni permane stessa quantità di sostanza nella natura) simultaneità ( secondo cui dato che tutti i fenomeni sono percepibili simultaneamente nello spazio essi sono tra di loro in relazioni causali reciproche fra di loro e quindi ciascun fenomeno condiziona ed è condizionato dagli altri) e successione. L'analogia della successione é la più importante perché' affronta il problema della causalità già affrontato da Hume. Infatti secondo questa analogia tutti i mutamenti avvengono secondo la legge della connessione tra causa ed effetto, quindi per Kant la legge di causa- effetto non é derivata dall'esperienza di eventi in successione ma é il presupposto della costruzione di qualsiasi serie di eventi. Per quanto riguarda il concetto di causalità quindi, Kant guarda a priori le forme sostanziali del pensiero, intendendo la sostanza come un concetto puro dell'intelletto che non ha valore ontologico. Per cui i concetti della metafisica sono diventati in Kant forme trascendentali dal valore puramente gnoseologico. Giunto al termine dell'analitica Kant applica la distinzione tra fenomeno e noumeno. Il fenomeno viene definito come ciò che si manifesta ai sensi, e il noumeno come ciò che si manifesta all'intelletto. Il noumeno rappresenta "la cosa in se'" e quindi e' diverso dal fenomeno che é invece la cosa come noi la percepiamo. Kant distingue tra un'accezione negativa del noumeno (che consiste nel fatto che questo non é conoscibile dai sensi) e un'accezione positiva (che consiste nel fatto che il noumeno E' manifesto all'intelletto). Ma noi secondo il filosofo non siamo in grado di conoscere cio' che non è manifesto ai sensi perché il nostro intelletto conosce solo i fenomeni. Anche se non conoscibile il concetto di noumeno in accezione negativa é importante in quanto limite della conoscenza: il fatto che noi sappiamo che c'é un qualcosa al di là della sensibilità che non è conoscibile ma che dobbiamo sempre pensare ci insegna a circoscrivere le pretese della sensibilità e a non voler estendere il campo della conoscenza sensibile oltre il mondo del fenomeno.
Dialettica trascendentale
Nella dialettica trascendentale Kant si occupa della ragione definita come quella facoltà del pensiero che si rivolge a ciò che sta al di là dell'esperienza. La ragione dopo le due sintesi di primo e secondo livello collega i giudizi e da vita ai ragionamenti. La ragione quindi, messi in relazione causale due fenomeni tenta di risalire alla causa ultima, a ciò che è la condizione della relazione senza che sia condizionarono da altro, perciò la ragione é definita da Kant come "facoltà dell'incondizionato". Il filosofo ha preso come ispirazione per questo processo il sillogismo aristotelico secondo cui da una premessa derivano delle conseguenze, ma secondo lui la ragione é anche capace di attuare un processo inverso attraverso un movimento antisillogistico che dalle cause risale agli effetti, fallacemente pensando che alla base del ragionamento ci sia sempre una premessa che non ha bisogno di dimostrazioni. Tre sono le idee alle quali questo tentativo si appoggia: l'idea dell'io (incondizionato pensato come la totalità dei fenomeni del mondo interno) ,del mondo (inteso come totalità delle condizioni dei fenomeni) e di Dio (pensato come incondizionato che é la totalità di tutte le totalità). Queste corrispondono alle 3 diverse sostanze della metafisica classica, che per Kant sono solo "illusioni della ragione alle prese con se stessa". Infatti la ragione per sua natura tende verso l'infinito e scambia la sua necessità di pensare l'incondizionato per un conoscerlo, non rendendosi conto che ciò che cerca è la sua stessa fisiologia. Per questo Kant ha una concezione negativa della dialettica. A questo punto Kant fa una critica alle "pseudoscienze" derivate dalle 3 forme di incondizionato. Dall'io deriva la psicologia razionale che che afferma che l'anima é una sostanza incorruttibile ed identica a se stessa. Secondo Kant questo è sbagliato ed é frutto di un parasillogismo ,ovvero di un ragionamento errato che applica la categoria di sostanza all'io penso, che non e' un oggetto ma proprio la condizione di applicabilità delle categorie. Dall'idea di mondo deriva la cosmologia, che lo pensa come totalità delle condizioni dei fenomeni sbagliando come ci dimostrano le antinomie. Le antinomie sono quattro proposizioni riguardanti il mondo di cui si può dimostrare la validità ma anche la non validità.
Dall'idea di Dio deriva infine la teologia razionale, che vede l'idea di Dio come un essere perfetto e supremo che sia modello di perfezione per tutte le cose esistenti. L'illusione della ragione sta per Kant nel fatto che questa vuole far corrispondere all'idea di Dio una realtà, ma non si può far corrispondere ad un'idea astratta un ipotetico oggetto di cui non si può fare esperienza sensibile. Quindi per Kant non si può dare una conoscenza concreta di Dio. Egli vuole anche dimostrare la falsità delle dimostrazioni tradizionali dell'esistenza di Dio, che egli suddivide in prova ontologica, cosmologica e fisio-teologica. La critica alla prova ontologica ( che asseriva che dato che noi abbiamo una concezione di Dio come essere perfetto non possiamo non pensarlo senza l'attributo dell'esistenza) sta nel fatto che secondo Kant non possiamo passare da un piano logico ad uno ontologico, perché' l'esistenza è qualcosa che possiamo asserire solo dopo averne fatto esperienza. Per quanto perfetta sia un'idea di un oggetto dobbiamo sempre uscire da questa per dimostrarne l'esistenza. La critica della prova cosmologica secondo la quale Dio é causa non causata del mondo é fatta da Kant in due punti: 1- in questa dimostrazione si utilizza la categoria della causalità al di là dell'ambito dei fenomeni e ciò non ha senso 2- una volta arrivati a dire che dio e' la causa di tutto per dimostrarne l'esistenza si deve far ricorso alla prova ontologica. Nella critica alla prova fisio-teologica rimanda alle altre due critiche, infatti attacca l'idea pensa a Dio osservando la bellezza nel mondo ma ancora una volta l'idea di Dio è ben diversa dalla sua esistenza la cui realtà oggettiva non ha alcun corrispondente nel mondo empirico.
In conclusione la dialettica trascendentale nega le pretese conoscitive della metafisica dogmatica dimostrando che le domande sull’immortalità dell'anima e sull'esistenza di Dio non hanno risposta scientificamente fondata perché' non trovano fondamento nel perimetro dell'esperienza. Una metafisica come scienza potrà aversi solo come indagine sulle modalità di costituzione del mondo dell'esperienza e come critica dei limiti della conoscenza.

Domande da interrogazione

  1. Qual è l'obiettivo principale della "Critica della ragion pura" di Kant?
  2. Kant indaga come sia possibile una conoscenza pura, universale e necessaria, cercando di unire i pregi del razionalismo e dell'empirismo, proponendo un tipo di discorso che sia analitico a posteriori.

  3. Come definisce Kant le forme a priori della conoscenza?
  4. Kant identifica spazio e tempo come forme a priori dell'intuizione, che non derivano dall'esperienza ma sono già presenti nella mente umana, rendendo possibile l'esperienza del mondo fenomenico.

  5. Qual è la distinzione tra fenomeno e noumeno secondo Kant?
  6. Il fenomeno è ciò che si manifesta ai sensi, mentre il noumeno rappresenta "la cosa in sé", che non è conoscibile dai sensi ma è un limite della conoscenza, evidenziando ciò che va oltre l'esperienza.

  7. In che modo Kant critica le "pseudoscienze" nella dialettica trascendentale?
  8. Kant critica le pseudoscienze come la psicologia razionale, la cosmologia e la teologia razionale, sostenendo che le idee di io, mondo e Dio sono illusioni della ragione che non possono corrispondere a realtà conoscibili.

  9. Qual è la conclusione della dialettica trascendentale riguardo alla metafisica?
  10. La dialettica trascendentale nega le pretese conoscitive della metafisica dogmatica, affermando che domande come l'immortalità dell'anima e l'esistenza di Dio non hanno fondamento scientifico e devono rimanere al di fuori del perimetro dell'esperienza.

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