Concetti Chiave
- L'inconscio collettivo, secondo Jung, è distinto dall'inconscio personale e contiene immagini e archetipi comuni a tutta l'umanità.
- Gli archetipi rappresentano forze primordiali che influenzano le esperienze umane, manifestandosi in sogni e fantasie.
- Gli archetipi hanno un potere che può esagerare emozioni e comportamenti, creando bisogno di divinità e simboli mitici nella vita umana.
- La ragione è solo una delle funzioni mentali e coesiste con l'irrazionale, che è parte integrante dell'inconscio collettivo.
- È fondamentale riconoscere e dissociarsi dall'inconscio collettivo, piuttosto che tentare di eliminarlo, per una comprensione più profonda della psiche.
L'inconscio collettivo secondo Jung
Per Jung, oltre all’inconscio personale vi è un inconscio collettivo. Ciò è dimostrato dal fatto che dall’inconscio affiorano immagini e rappresentazioni non riconducibili alla dimensione personale cioè a esperienze passate del soggetto, e che hanno la caratteristica di assomigliare a idee, miti e riti primitivi: per comprenderle, l’analista deve rifarsi sia alle mitologie sia alle religioni. Dobbiamo distinguere un Inconscio Personale e un Inconscio Impersonale o super personale. Noi designiamo quest’ultimo anche come Inconscio Collettivo, appunto perché esso è distaccato da ciò che è personale ed è comune a tutti quanti perché i suoi contenuti si possono trovare ovunque, ciò che, naturalmente, non è il caso dei contenuti personali. Vi si trovano le immagini primigenie, gli archetipi, che sono le forme di rappresentazione più antiche e più generali dell’umanità. Esse sono tanto sentimento come pensiero; esse posseggono addirittura qualcosa come una vita propria indipendente. Costituiscono il tesoro nascosto al quale l’umanità ha perennemente attinto, da quale ha tratto alla luce i suoi dèi e i suoi demoni e tutte quelle immagini e grandiose idee senza le quali l’uomo cessa di essere uomo.
Il ruolo degli archetipi
L’archetipo è una specie di disposizione pronta a riprodurre sempre le stesse rappresentazioni mitiche o simili. Gli archetipi sono, come sembra, non soltanto impressioni di esperienze tipiche costantemente ripetute, ma, nel contempo, essi si comportano empiricamente come forze o tendenze verso la ripetizione delle medesime esperienze. Ogni volta che un archetipo appare nel sogno, nella fantasia o nella vita esso reca con sé una speciale influenza o una forza per mezzo della quale agisce luminosamente, vale a dire che affascina o spinge ad agire.
Qui si dimostra l’effetto caratteristico dell’archetipo: esso afferra la psiche con una specie di potenza primordiale e la costringe ad oltrepassare i limiti dell’animo umano. Esso provoca e causa esagerazione, prosopopea, schiavitù della volontà, delusione ed emotività sia nel bene che nel male. Ecco la ragione per la quale gli uomini hanno sempre avuto bisogno di demoni e non hanno mai potuto vivere senza dèi, eccezion fatta per alcuni esemplari particolarmente intelligenti dell’«homo occidentalis» di ieri e dell’altro ieri, superuomini il cui «Dio è morto», ragione per la quale divennero dèi loro stessi.
Inoltre, una dimostrazione sarebbe anche superflua perché l’idea di un essere strapotente e divino è presente dovunque, se non consciamente, almeno inconsciamente, perché essa è un archetipo. Per questo è più saggio riconoscere consciamente l’idea di Dio, poiché, altrimenti, è semplicemente qualcosa d’altro che diventerebbe dio e, di regola, qualcosa di molto insufficiente e sciocco come lo potrebbe inventare una coscienza «illuminata».
L'irrazionale e la ragione
Per quanto bella e perfetta l’uomo possa trovare la sua ragione, altrettanto certo egli può essere che essa non è altro che una sola delle possibili funzioni mentali e che essa coincide solo con il lato a lei corrispondente dei fenomeni cosmici. Intorno ad essa, da tutte le parti, sta l’irrazionale, ciò che non si accorda con la ragione. E questo irrazionale è anch’esso una funzione psicologica, appunto l’Inconscio Collettivo, mentre la ragione è essenzialmente legata al Conscio. Non ci si deve, cioè, identificare con la ragione stessa perché l’uomo non è soltanto ragionevole e non può esserlo e non lo sarà mai. L’irrazionale non deve e non può essere sterminato. Gli dèi non possono e non devono morire. Bisogna dissociarsi dall’Inconscio, non però rimovendolo, bensì ponendolo visibile davanti a sé come qualcosa di distinto da lui.
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza tra inconscio personale e inconscio collettivo secondo Jung?
- Cosa sono gli archetipi e quale ruolo svolgono nella psiche umana?
- Perché gli uomini hanno sempre avuto bisogno di dèi e demoni?
- Qual è il rapporto tra ragione e irrazionale secondo Jung?
- Come si deve relazionare l'individuo con l'inconscio collettivo?
Secondo Jung, l'inconscio personale è legato alle esperienze individuali, mentre l'inconscio collettivo è impersonale e comune a tutti, contenente archetipi e immagini primigenie che trascendono l'esperienza personale (testo).
Gli archetipi sono disposizioni pronte a riprodurre rappresentazioni mitiche e influenzano la psiche con una potenza primordiale, spingendo l'individuo a oltrepassare i limiti dell'animo umano (testo).
Gli uomini necessitano di dèi e demoni per dare senso alla loro esistenza; l'archetipo di un essere divino è presente in ogni cultura, e riconoscerlo consapevolmente è più saggio che lasciarlo in balia di interpretazioni insufficienti (testo).
Jung sostiene che la ragione è solo una delle funzioni mentali e che l'irrazionale, rappresentato dall'inconscio collettivo, è altrettanto importante; non si deve identificare esclusivamente con la ragione, poiché l'irrazionale è parte integrante della psiche (testo).
L'individuo deve dissociarsi dall'inconscio collettivo, rendendolo visibile e distinto da sé, piuttosto che tentare di eliminarlo, poiché l'irrazionale è una componente fondamentale dell'esperienza umana (testo).