Concetti Chiave

  • Italo Svevo, pseudonimo di Aron Schmitz, nacque a Trieste nel 1861 e si dedicò alla scrittura dopo un'iniziale carriera imprenditoriale.
  • Le sue opere riflettono l'influenza di pensatori come Schopenhauer, Nietzsche e Darwin, trattando temi di pessimismo e conflitti di classe.
  • Il protagonista dei suoi romanzi è spesso un "inetto", incapace di affrontare la vita, come rispecchiato nei personaggi di "Una vita", "Senilità" e "La coscienza di Zeno".
  • In "La coscienza di Zeno", Svevo utilizza una narrazione non lineare e una forma di diario che esplora le complessità psicologiche del protagonista.
  • Svevo ha scritto anche articoli e commedie, ma le sue opere principali rimangono i romanzi, che evidenziano la sua critica alla società e alla psiche umana.

redir: https://www.skuola.net/appunti-italiano/novecento/900-autori-opere/svevo-italo-vita-opere.html

ITALO SVEVO
Aron Schmitz (Italo Svevo è uno pseudonimo), nacque a Trieste nel 1861 da una famiglia borghese. Il padre era un commerciante di vetrami, e per questo venne indirizzato agli studi di commerciante in Germania, ma la sua vera vocazione era quella di scrittore. Successivamente Svevo conobbe la declassazione a causa del fallimento dell’industria del padre. Alla morte della madre, egli sposò poi la cugina Livia Veneziani, che oltre a placare il suo animo rendendolo un padre sereno, innalzò anche la sua condizione sociale, da piccolo borghese, divenne dirigente dell’industria di famiglia, lasciando l’attività letteraria, e guardandola come qualcosa di dannoso, e ridicolo. Però, comunque gli interessi culturali permangono, pian piano riaffiora il bisogno di scrivere, prende lezioni da James Joyce, e con Freud conosce la psicoanalisi. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale egli riprende a scrivere, poiché la fabbrica di vernici fu requisita dalle autorità austriache. Quando scrisse il suo terzo romanzo: La coscienza di Zeno, non ebbe molto successo così lo mandò all’amico Joyce che lo portò al successo in Francia. Solo in Italia rimase intorno a lui un’atmosfera di diffidenza, l’unica eccezione fu costituita da Montale che gli dedicò un saggio riconoscendo la sua grandezza. Progettò un quarto romanzo sempre con protagonista Zeno, di cui scrisse ampi frammenti e morì in seguito a un incidente d’auto. Egli non è un intellettuale alla maniera tradizionale perché nasce in ambiente triestino, una città in cui convergono tre civiltà, italiana, tedesca e slava, un crogiolo di culture, infatti il suo stesso nome rimanda alla cultura italiana e quello tedesca. Poi pur non essendo religioso, era di famiglia israelitica, di radici ebraiche, e non è un letterato puro, ossia la sua attività principale non è la letteratura, egli è un borghese imprenditoriale.

LA CULTURA DI SVEVO
Sul piano filosofico Svevo subì l’influenza di Schopenhauer, il pensatore che affermava un pessimismo radicale, indicando come unica via di salvezza dal dolore la contemplazione e la rinuncia, poi subì anche l’influenza di Nietzsche, che crede che il soggetto sia una pluralità di stati in fluido divenire, e di Darwin, selezione naturale e lotta per la vita. Ma in realtà egli utilizzava questi maestri in modo critico mentre simpatizzò per il socialismo Marxista, infatti egli trasse la chiara percezione dei conflitti di classe che percorrono la società moderna e la consapevolezza del fatto che tutti i fenomeni sono condizionati dalla realtà delle classi. Ma del Marxismo rifiuta il lento processo di collettivizzazione, e le proposte politiche in generale, poiché egli ha un’utopia, saltare le tappe intermedie. Problematico fu anche il rapporto con la psicoanalisi, la apprezza perché tratta delle ambivalenze della psiche ma non la apprezza come terapia che pretende di portare alla salute un malato di nevrosi.
Sul piano letterario egli stesso nel Profilo autobiografico chiarisce di esser stato influenzato da romanzieri francesi come Balzac, Flaubert che in Madame Bovary rappresenta la miseria della coscienza piccolo borghese. Infatti si parla di bovarismo dei personaggi sveviani, ossia sono degli eroi sognatori che evadono dalla misera vita quotidiana in una realtà alternativa. Subisce anche l’influenza del naturalismo di Zola, e di Bourget con il romanzo psicologico, Turgheneiv che presenta personaggi inetti, Dostoievskij che coglie impulsi della psiche segreti, umoristi inglesi come Swift, Dickens..

IL PRIMO ROMANZO: UNA VITA
Avrebbe voluto intitolare il suo primo romanzo “Un inetto”, ma fu sconsigliato dall’editore Vram. È la storia di un giovane, Alfonso Nitti, che abbandona il paese e la madre per lavorare a Trieste alla banca Maller poiché la morte del padre ha lasciato la famiglia in ristrettezze. Ma il lavoro gli appare mortificante ed evade costruendosi sogni da megalomane e vagheggiando gloria letteraria, egli poi conosce il padrone della banca, e qui conosce Macario, un giovane brillante e sicuro di sé, e seduce la sua figlia, Annetta nonostante non la ami. Se la sposa egli risolverebbe tutti i suoi problemi ma invece preso dalla paura fugge, dicendo che la madre è malata, in effetti trova la madre ammalata al suo ritorno, e alla sua morte torna a Trieste. La figlia di Macario però ha sposato Maller, e Alfonso si sente tradito, offeso, cerca la morte come via di scampo. I modelli letterari ripresi sono il romanzo della scalata sociale, in cui un giovane ambizioso si propone di conquistare il successo, e il romanzo di formazione, in cui si assiste alla formazione del giovane. Alfonso è un nuovo tipo di personaggio, l’inetto, che ritornerà in altre forme nei libri successivi di Svevo, è incapace alla vita, un piccolo borghese declassato e paralizzato dalla sua diversità, sentita come inferiorità, quindi ha bisogno di crearsi una realtà compensatoria, egli crede di godere di privilegi spirituali, si costruisce di sé un’immagine consolatoria. Alcuni suoi antagonisti sono: Maller, il padrone, che sembra essere un Padre possente e terribile; Il rivale, ossia Macario, brillante, disinvolto, il contrario di Alfonso.
La narrazione è in terza persona ma non troviamo informazioni su personaggi, fatti.. il narratore infatti è vicino alla teoria dell’impersonalità, il punto di vista rappresentato infatti è quello del protagonista. Nel romanzo la coscienza assume la forma di un labirinto della psiche, in cui si intrecciano sogni, autoinganni, giustificazioni..

SENILITÀ
Senilità è il secondo romanzo di Svevo, vede come protagonista Emilio Brentani, che lavora in una società di assicurazioni a Trieste e ha una reputazione per un romanzo pubblicato anni prima. Egli ha sempre evitato pericoli e piaceri appoggiandosi alla sorella Amalia e all’amico Balli, scultore. Egli a un certo punto si sente insoddisfatto della sua vita e si propone di divertirsi senza impegno con una ragazza, Angiolina, ma se ne innamora e la idealizza come una donna angelicata. Egli cade in preda alla gelosia quando scopre che Angiolina ha molti amanti, e si innamora dell’amico Balli, giovane forte e sicuro di sé. Anche la sorella Amalia si innamora di Balli, e soccombe alla polmonite quando Emilio fa allontanare Balli da casa sua. Emilio lascia la sorella morente per recarsi ad un appuntamento in cui lascerà Angiolina, ma dopo aver scoperto un suo ulteriore tradimento si rinchiude nel guscio della sua >, guardando alla sua avventura come un > guarda alla sua >. Il romanzo, a differenza del primo non rispecchia un quadro sociale, infatti i fatti esteriori non hanno importanza, ciò che è meglio descritto è l’aspetto psicologico del protagonista, egli è un debole, un inetto che ha paura di affrontare la realtà, ha paura della donna, perciò la idealizza nella sua mente, questo caratterizza la sua immaturità psicologica, che egli maschera fingendo di essere una figura virile, forte e sicura di sé, prendendo esempio dall’amico Balli, ma in realtà egli non riesce a coincidere con tale figura. Dopotutto, anche Balli nasconde una sua debolezza.
Emilio Brentari personifica l’intellettuale piccolo borghese di fine Ottocento, egli ha un certo patrimonio -letterario, fondato su una cultura umanistica, -filosofico, fondato sul positivismo perché cerca di studiare freddamente Angiolina, sul pessimismo di Schopenhauer e sul superuomo di Nietzsche poiché egli si sente un uomo superiore, -politico, fondato sul socialismo. Ma comunque egli riduce tutti questi suoi principi a falsi stereotipi, professa ideologie che non porta a termine, per esempio anziché studiare Angiolina da scienziato, si rivela un romantico sentimentale. Quindi Emilio ha una falsa coscienza, ma si costruisce tale coscienza, tale maschera, per creare un’immagine di sé più consolante. L’impostazione narrativa di Svevo si articola in tre principali punti che vogliono criticare il protagonista:
• Il narratore interviene per smentire ciò che ha detto Emilio, con commenti spesso secchi e taglienti.
• Talvolta dinanzi alle sue menzogne non interviene direttamente ma lascia che realtà oggettiva si opponga a tali menzogne, con una certa ironia.
• Infine, Svevo utilizza, per Emilio, un linguaggio stereotipato come le idee del protagonista, zeppo di espressioni enfatiche, melodrammatiche e banali.

LA COSCIENZA DI ZENO
Il terzo romanzo di Svevo appare 25 anni dopo Senilità, quindi appare diverso nella forma, anche perché vi è stata la prima guerra mondiale, le avanguardie, l’affacciarsi della psicoanalisi e della teoria della relatività, da tutto ciò egli viene influenzato. Infatti vediamo un nuovo impianto narrativo, la voce non è più in terza persona, sembra una confessione autobiografica che il protagonista Zeno Cosini scrive su invito del suo psicoanalista, il dottor S., ma Zeno si sottrae poi alla cura e il dottore si vendica pubblicando questo manoscritto, alla fine ritroviamo una sorta di diario di Zeno, in cui spiega il suo abbandono della terapia. Anche il tempo muta, Svevo lo chiama >, poiché non vi è un tempo lineare, cronologico, gli avvenimenti non si susseguono secondo una logica, ma il passato di Zeno riaffiora e si intreccia continuamente con il presente, così la narrazione non appare scorrevole ma spezzata. Gli argomenti dei capitoli sono: il vizio del fumo, la morte del padre, la storia del proprio matrimonio e il rapporto con l’amante..
Zeno è un inetto come Alfonso ed Emilio, anche se non appartiene più alla piccola borghesia ma alla ricca borghesia commerciale, nella vita giovanile egli conduce una vita oziosa, ha una relazione difficile con il padre infatti alla sua morte il padre gli da uno schiaffo, e Zeno non fa altro che costruirsi giustificazioni per non sentirsi in colpa per la morte del padre. Va subito alla ricerca di una nuova figura forte e sicura di sé, un Antagonista come Maller o Balli, e la trova in Malfenti. Propone il matrimonio alla figlia di Malfenti, la più bella, Ada, ma lo rifiuta perché fidanzata con Guido, un altro Antagonista sicuro di sé, all’altra figlia Alberta che lo rifiuta, e allora si propone alla più brutta, Augusta, in realtà il suo inconscio sceglie per lui perché lei si rivela dolce e affettuosa come egli desiderava, ma in realtà Zeno scrive anche dei suoi sensi di colpa per il rapporto con l’amante. Egli scrive comunque di essersi allontanato dalla terapia perché lo psicoanalista lo accusa di complesso edipico, ma lui risulta essere guarito soprattutto dopo che la guerra gli favorisce alcune speculazioni commerciali che lo portano ad essere un abile uomo d’affari, ma in realtà sappiamo che egli non è guarito.
Il narratore dunque è interno, la sua opinione è inattendibile, ma colma di autoinganni, menzogne determinati da processi inconsapevoli dell’inconscio, per cui la coscienza di Zeno potrebbe essere chiamata l’incoscienza di Zeno. Inoltre, a differenza degli altri due romanzi, Zeno non è solo oggetto di critica ma anche soggetto, egli critica tutto ciò che gli è intorno, dato che lui è caratterizzato da una malattia, critica tutti gli altri “sani e normali”, questo perché egli ha un disperato bisogno di essere normale, vorrebbe essere un buon padre di famiglia, un abile uomo d’affari, ma non riesce. La sua visione della vita è straniata, fa apparire “malati” coloro che invece sono “sani”, elimina le gerarchie.. Qui Svevo cambia la sua concezione dell’inetto, poiché non è pienamente sviluppato, egli può svilupparsi in tante forme, in questo è superiore agli altri sani che sono già formati, quindi Svevo non ha un atteggiamento critico ma più aperto, inoltre non ci sono punti di riferimento fissi, poiché la realtà è aperta e ambigua.

I RACCONTI E LE COMMEDIE
Ai tre romanzi di Svevo si accompagnano articoli, saggi, pagine di diario, che non furono raccolti organicamente. Solo tre fra essi furono pubblicati dall’autore: “Una lotta” sull’”Indipendente”, poi sempre sull’”Indipendente” pubblica sotto lo pseudonimo di Samigli “L’assassinio di via Belpoggio”, che anticipa temi dei romanzi a venire, e vi è un’analisi dei processi psicologici innescati da un omicidio. Sulla rivista “Critica sociale” pubblica “Tribù”. Sono rimasti anche frammenti di un quarto romanzo, che come definisce egli stesso è una continuazione di Zeno. Non sono legati tra loro da una trama ma sono tutti discordanti, e presentano i nuovi membri della famiglia, mentre Zeno è di nuovo un narratore inattendibile. Inoltre la passione per il teatro accompagnò tutto la vita di Svevo, infatti scrisse delle commedie, e ce ne sono rimaste solo 13.

IL RITRATTO DELL’INETTO – lettura
Appartiene al secondo romanzo “Senilità”, sono le prime pagine in cui si può cogliere la fisionomia del protagonista grazie anche agli interventi del narratore, è evidente che egli mente in due casi: nasconde ad Angiolina il fatto che per lui la ragazza non potrà essere più di un >, e mente anche a se stesso, dicendo di non voler instaurare un legame serio a causa della famiglia e della carriera. Ma egli non ha famiglia, non ha moglie né figli, bensì una sorella, e egli non ha una vera e propria carriera ma solo un >. Quindi Emilio ha paura di affrontare la vita, rinuncia a vivere e si chiude nel nido familiare, è questo il concetto di Senilità. Ma comunque d’altro canto egli sente il bisogno di vivere e di provare piaceri, uscire dal nido, conoscendo Angiolina. Angiolina è trasfigurata dallo stesso Emilio in simbolo, ella è emblema della vita della giovinezza e della salute, lui è emblema della senilità e mortificazione vitale, quindi vi è questa contrapposizione malattia-salute. Già in queste prime pagine vediamo che il narratore non si eclissa ma interviene a commentare e a smascherare le sue menzogne, come per esempio smonta l’alibi della famiglia e della carriera.

LA MORTE DEL PADRE – lettura
Appartiene alla “Coscienza di Zeno”, sono passi del capitolo della morte del padre, un tema centrale nel romanzo, poiché la relazione con il padre è importante per gli inetti di Svevo, essi diventano infatti inetti proprio perché non riescono ad identificarsi nella figura virile e paterna. Nel primo passo vi è un ritratto del padre, e il rapporto tra loro sembra corrosivo, cattivo, e Zeno vuole inconsciamente essere proprio un inetto per contrapporsi al padre borghese e sicuro di sé. Così ha questi impulsi aggressivi, che scatena soprattutto in occasione della malattia del padre, che lo fa apparire debole e indifeso, Zeno così prova dolore ma allo stesso tempo desidera la sua morte, e quando il padre inconsciamente sente quest’odio che Zeno prova nei suoi confronti gli dà uno schiaffo, e muore. Zeno allora incomincia a sentirsi in colpa, e insiste infatti nella descrizione del padre: > il corpo >, le mani >, lo fa apparire terrificante per giustificare i suoi sentimenti. Subito poi cambia atteggiamento, e per esorcizzare la figura paterna ne erige un’altra consolante, il padre >.

> - lettura
Appartiene alla “Coscienza di Zeno”, qui, Guido Speier, cognato di Zeno, sposo di Ada, fallisce nella sua impresa commerciale e Zeno si offre di fornire una redazione del bilancio, che da un lato sembra apparire un segno di affetto verso Guido, ma dall’altro sembra essere dettato dall’intento di ferire Giulio, facendogli accorgere che non è altro che un fallito. Ne scaturisce la domanda inquietante > che affligge Zeno per tutto il libro, sempre tormentato dal senso di colpa, che cerca di autogiustificarsi. Così Zeno afferma che >, con questo egli immagina un osservatore che, come lui, guardi alla vita da una prospettiva straniata, e la definisce originale nel senso che la definisce assurda, un qualcosa che non ha senso, come per esempio i corpi celesti, sono >. Egli ha una visione pessimistica della vita, come quella leopardiana, ma comunque Svevo a differenza di Leopardi non propone un tono tragico, angosciato, ma ironico e di distacco.

Domande da interrogazione

  1. Qual è la vera vocazione di Italo Svevo, nonostante il suo percorso formativo?
  2. Italo Svevo, nato Aron Schmitz, era destinato a diventare un commerciante, ma la sua vera vocazione era quella di scrittore, come evidenziato nel testo.

  3. Come influenzano le sue esperienze personali la scrittura di Svevo?
  4. Le esperienze di declassazione sociale e la morte della madre influenzano profondamente Svevo, portandolo a riprendere la scrittura e a esplorare temi di crisi esistenziale nei suoi romanzi.

  5. Qual è il significato del termine "inetto" nei romanzi di Svevo?
  6. Il termine "inetto" descrive personaggi come Alfonso e Zeno, che sono incapaci di affrontare la vita e si rifugiano in realtà compensatorie, evidenziando la loro inferiorità percepita.

  7. In che modo Svevo utilizza la psicoanalisi nei suoi romanzi?
  8. Svevo si avvicina alla psicoanalisi per esplorare le ambivalenze della psiche, ma rifiuta l'idea che possa curare le nevrosi, come si evince dalla complessità dei suoi personaggi.

  9. Qual è la differenza principale tra "Senilità" e "La coscienza di Zeno"?
  10. Mentre "Senilità" si concentra sull'aspetto psicologico del protagonista Emilio, "La coscienza di Zeno" presenta una narrazione più complessa e frammentata, influenzata dalla psicoanalisi e dalla prima guerra mondiale.

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