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Concetti Chiave

  • All'indomani della prima guerra mondiale, in Italia emergono il Partito popolare italiano e il Partito socialista italiano, entrambi con organizzazioni solide e ben strutturate.
  • Il Partito popolare italiano, fondato nel 1919 da Don Luigi Sturzo, raccoglie sostenitori della democrazia cristiana e cattolici moderati, con visioni diverse sulle tematiche sociali.
  • Il Partito socialista italiano, rinnovato e influenzato dalla rivoluzione bolscevica, adotta risoluzioni chiave che includono l'uso della violenza per raggiungere i propri obiettivi.
  • Il programma 'massimalista' del Psi si propone di realizzare una rivoluzione sovietica, sollevando dubbi sulla lealtà del partito verso le istituzioni italiane.
  • Dopo le elezioni del 1919, i governi liberali affrontano instabilità politica, incapaci di formare una maggioranza solida e costretti a gestire conflitti socio-politici significativi.

Quali sono le formazioni politiche post-guerra?

All'indomani della prima guerra mondiale in Italia si sviluppano altri due formazioni politiche una appena nata e una da tempo faceva parte del panorama politico italiano e mostrano di possedere organizzazioni solide e ben strutturate (dimostrato soprattutto nelle elezioni del 1919).

Partito popolare italiano

La prima formazione è il Partito popolare italiano (Ppi), partito cattolico fondato nella gennaio del 1919 e guidato da un sacerdote, Don Luigi Sturzo. La composizione del Ppi è variegata nel senso che vi aderiscono tanto i sostenitori della "democrazia cristiana" cioè coloro che ritengono che il primo degli obiettivi che i cattolici devono realizzare sia una nuova politica sociale, quanto i cattolici moderati che si pongono in linea di continuità con l'esperienza del cattolicesimo intransigente prebellico e sono scarsamente sensibili alle tematiche relative al miglioramento delle condizioni dei lavoratori dell'industria o dei contadini piccoli proprietari o dei braccianti agricoli.

Partito socialista italiano

L'altra formazione politica dotata di un'ottima struttura organizzativa e il Partito socialista Italiano (Psi). Non è un nuovo partito in quanto esiste già dal 1892. Comunque è un partito enormemente rinnovato negli orientamenti del suo gruppo dirigente, e tra tutti i partiti socialisti europei è quello che ha raccolto più direttamente e con maggiore convinzione il messaggio che viene dalla Russia bolscevica. Nel suo XVI Congresso Nazionale che si era tenuta a Bologna tra l'8 e il 9 ottobre 1919, i delegati hanno trovato quattro importanti risoluzione:

a) la Rivoluzione sovietica viene dichiarata il modello di azione del partito socialista Italiano,

b) di conseguenza il partito decide di aderire all'Internazionale comunista (o Terza internazionale),

c) si riconosce che il partito può ricorrere alla violenza se ciò è necessario per il conseguimento dei suoi fini (ovvero può usare il metodo del terrore per portare a termine i suoi scopi),

d) tra questi fini c'è la demolizione dello Stato borghese, la realizzazione della dittatura del proletariato e la costruzione di un "nuovo ordine comunista".

Programma massimalista e elezioni

Questo programma detto 'massimalista' va ovviamente al di là delle posizioni più estremiste assunte dei socialisti italiani prima della Grande Guerra. Ora i socialisti partecipano alle elezioni del novembre del 1919 con la dichiarata intenzione di compiere al più presto possibile una rivoluzione sovietica. Per questo motivo il loro grado di lealtà nei confronti delle istituzioni del Regno d'Italia appare dubbio a tutta quella opinione pubblica che non condivide il loro programma.

Governi liberali e instabilità

Visto che le cose stavano così, si capisce come i risultati elettorali che segnano una dura sconfitta dell'area liberale aprano scenari politici complessi. Il tracollo dei liberali non li mette più in grado di formare una maggioranza capace di sorreggere autonomamente un governo. Tanto il governo in carica all'epoca delle elezioni guidato da Francesco Saverio Nitti quando il governo successivo guidato da Giovanni Giolitti (in carica dal giugno 1920 al giugno 1921), sono composti prevalentemente da liberali di vario orientamento con una presenza di alcuni ministri del Partito popolare che garantisce un sostegno esterno alla maggioranza liberale. Per la prima volta il patto Gentiloni nel primo dopoguerra diventa un fattore più o meno permanente nel quadro politico italiano. Inoltre nonostante l'appoggio esterno i governi liberali non hanno una maggioranza solida che li sostenga in Parlamento, sono dei governi politicamente fragili e si trovano a dover gestire dei conflitti socio-politici di enorme gravità.

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Domande da interrogazione

  1. Quali sono le principali formazioni politiche emerse in Italia dopo la Prima Guerra Mondiale?
  2. Dopo la Prima Guerra Mondiale, in Italia si sviluppano due formazioni politiche significative: il Partito popolare italiano (Ppi), fondato nel 1919 e guidato da Don Luigi Sturzo, e il Partito socialista italiano (Psi), esistente dal 1892 ma rinnovato nei suoi orientamenti.

  3. Qual è l'orientamento del Partito popolare italiano?
  4. Il Partito popolare italiano è un partito cattolico che raccoglie sia sostenitori della "democrazia cristiana" sia cattolici moderati, con obiettivi che spaziano dalla nuova politica sociale al mantenimento di posizioni tradizionali, mostrando una scarsa sensibilità verso le problematiche dei lavoratori.

  5. Come si è evoluto il Partito socialista italiano dopo la guerra?
  6. Il Partito socialista italiano ha subito un rinnovamento significativo, adottando il modello della Rivoluzione sovietica e decidendo di aderire all'Internazionale comunista, con l'intenzione di perseguire obiettivi radicali come la demolizione dello Stato borghese e la dittatura del proletariato.

  7. Qual è il significato del programma massimalista del Psi?
  8. Il programma massimalista del Psi, presentato nelle elezioni del novembre 1919, esprime l'intenzione di realizzare una rivoluzione sovietica, suscitando dubbi sulla lealtà del partito verso le istituzioni del Regno d'Italia tra l'opinione pubblica.

  9. Quali difficoltà hanno affrontato i governi liberali dopo le elezioni del 1919?
  10. I governi liberali, a seguito della sconfitta elettorale, si sono trovati in una posizione di instabilità, incapaci di formare una maggioranza solida e costretti a gestire gravi conflitti socio-politici, nonostante il sostegno esterno del Partito popolare.

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