Concetti Chiave

  • L'ipoglicemia è definita da valori di glicemia inferiori a 55 mg/dl negli adulti e 25 mg/dl nei neonati, con diverse classificazioni basate sulla gravità.
  • La triade di Whipple è fondamentale per la diagnosi dell'ipoglicemia e include sintomi, riscontro biochimico e reversibilità dopo assunzione di glucosio.
  • I sintomi dell'ipoglicemia possono derivare da attivazione adrenergica, come tachicardia e sudorazione, o da neuroglicopenia, come confusione e convulsioni.
  • La soglia glicemica per i sintomi varia tra individui, con manifestazioni che possono iniziare a 75 mg/dl e gravi conseguenze a valori inferiori a 30 mg/dl.
  • Diversi fattori come età, comorbidità e velocità del calo glicemico influenzano la gravità dell'ipoglicemia e la percezione dei sintomi.

Definizione e classificazione dell'ipoglicemia

Si parla di ipoglicemia quando la glicemia nell’adulto è

L’ipoglicemia può essere classificata in:

Ipoglicemia biochimica lieve-moderata con valori di glicemia di 55-70 mg/dl;

Ipoglicemia biochimica severa

Ipoglicemia clinicamente severa: si ha la necessità di assistenza da parte di un’altra persona per poter superare la crisi ipoglicemica, a causa del deficit cognitivo dato proprio dalla carenza di glucosio. Questa condizione non dipende tanto dal valore assoluto della glicemia, ma dalla rapidità con cui questo è raggiunto, ad esempio può verificarsi in un paziente diabetico con glicemia basale di 200 mg/dl che bruscamente cala a 100 mg/dl, valore che in un paziente sano non provocherebbe alcuna crisi ipoglicemica.

Diagnosi e triade di Whipple

Diagnosi

La triade di Whipple, utilizzata per la diagnostica dell’ipoglicemia, comprende:

1) Segni e sintomi di ipoglicemia che si dividono in quelli di attivazione adrenergica e in neuroglicopenia

2) Riscontro biochimico di ipoglicemia

3) Reversibilità della sintomatologia dopo assunzione di glucosio (o saccarosio)

Sintomi e segni dell'ipoglicemia

Sintomi e segni:

Da attivazione adrenergica

- cardiopalmo (tachicardia)

- sudorazione profusa

- tremori

- ansia

- fame imperiosa

Da neuroglicopenia (sofferenza delle cellule del SNC)

- astenia

- rallentamento ideo-motorio

- visione offuscata

- cefalea

- confusione mentale

- sonnolenza

- convulsioni

Nei casi più gravi si può avere perdita di coscienza; è necessaria dunque la presenza di un altro individuo che possa intervenire per correggere la glicemia del paziente.

Rapporto tra ipoglicemia e sintomi

Rapporto fra l’entità dell’ipoglicemia e i segni/sintomi clinici

Non tutti i soggetti hanno la stessa soglia glicemica per la manifestazione dei sintomi dell’ipoglicemia. Normalmente, intorno a valori di glicemia pari a:

• 75 mg/dl si hanno alterazioni ai test psicometrici;

• 70 mg/dl iniziano meccanismi di controregolazione con il rilascio di ormoni iperglicemizzanti;

• 60 mg/dl si hanno sintomi da attivazione adrenergica quali cardiopalmo (tachicardia), tremore, sudorazione profusa, ansia, fame improvvisa;

• 50 mg/dl si hanno sintomi di neuroglicopenia, tra cui astenia, confusione mentale, rallentamento ideo-motorio, visione offuscata, cefalea;

• 40 mg/dl si ha letargia;

• 30 mg/dl si possono avere le convulsioni;

• coma, danno cerebrale permanente e morte.

I pazienti diabetici possono avere episodi di ipoglicemia a causa della terapia antidiabetica che seguono.

Fattori che influenzano il quadro clinico

Fattori che condizionano il quadro clinico nell’ipoglicemia

I fattori che condizionano il quadro clinico nell’ipoglicemia sono:

• Livello glicemico raggiunto;

Rapidità del calo glicemico pur mantenendosi al di sopra del valore soglia. Pazienti abituati a valori più alti possono riferire sintomatologia con valori verso i 120-130 mg/dl;

Entità del calo glicemico;

Età del paziente;

• Eventuali comorbidità;

• Efficienza della risposta controregolatoria;

• Tempestività e capacità di gestire il problema;

• Percezione della glicemia (awareness). Hypoglycemia unawareness indica la mancata percezione della condizione di ipoglicemia; perciò, i soggetti affetti da tale condizione, hanno un maggior rischio di arrivare a ipoglicemie severe fino anche alla morte.

La percezione e la disfunzione cognitiva sono dipendenti dall’età:

- in una persona giovane i sintomi compaiono quando è attorno a 55- 60 mg/dL, ma i tempi di reazione vengono mantenuti; quindi, la capacità di reagire ad alcuni test anche quando la glicemia molto bassa è conservata;

- nell'anziano invece i sintomi compaiono solo quando la glicemia è estremamente bassa e il tempo di reazione è intaccato per valori di glicemia che sono più alti rispetto al giovane. Il soggetto anziano è quindi più esposto al danno da ipoglicemia; non si accorge che sta arrivando e non è così abile nel gestirla.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la definizione di ipoglicemia e quali sono i valori soglia per adulti e neonati?
  2. L'ipoglicemia è definita quando la glicemia nell’adulto è inferiore a 55 mg/dl e nel neonato a meno di 25 mg/dl.

  3. Come si classifica l'ipoglicemia?
  4. L'ipoglicemia si classifica in tre categorie: lieve-moderata (55-70 mg/dl), severa (< 55 mg/dl) e clinicamente severa, che richiede assistenza a causa di deficit cognitivi.

  5. Quali sono i componenti della triade di Whipple per la diagnosi dell'ipoglicemia?
  6. La triade di Whipple comprende segni e sintomi di ipoglicemia, riscontro biochimico di ipoglicemia e reversibilità della sintomatologia dopo assunzione di glucosio.

  7. Qual è il rapporto tra il livello di glicemia e i sintomi clinici dell'ipoglicemia?
  8. I sintomi dell'ipoglicemia variano in base al livello di glicemia, con alterazioni psicometriche a 75 mg/dl e sintomi gravi come coma a valori inferiori a 20 mg/dl.

  9. Quali fattori influenzano il quadro clinico dell'ipoglicemia?
  10. I fattori includono il livello glicemico raggiunto, la rapidità del calo glicemico, l'età del paziente, comorbidità e la capacità di percezione della glicemia, con un rischio maggiore di ipoglicemie severe negli anziani.

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