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Concetti Chiave

  • Elia Wiesel, premio Nobel per la pace, parla dell'intolleranza con una profonda competenza derivante dalle sue esperienze nei lager nazisti.
  • Ogni forma di intolleranza, inclusa quella razziale, sociale e culturale, è considerata pericolosa e detestabile.
  • L'intolleranza religiosa si manifesta quando si considera la propria fede come l'unica vera e superiore rispetto ad altre religioni.
  • La fede non deve essere confusa con una verità universale; i credenti devono riconoscere che credono e non sanno.
  • Riconoscere il diritto di ogni individuo di credere in ciò che considera vero è essenziale per promuovere la tolleranza universale.

Elia Wiesel e l'intolleranza

Elia Wiesel, premio Nobel per la pace , descrive l'intolleranza con parole, così vibranti, così toccanti, che

nascono dal vero così come la sua opera narrativa e saggistica è nata dalle sue esperienze nei lager nazisti durante l'adolescenza. Chi più di lui, con maggiore e più sofferta competenza, può parlare dell'intolleranza, dei pericoli gravissimi che comporta la sua affermazione, delle conseguenze tragiche, che derivano dalle sue manifestazioni?

È evidente che ogni forma di intolleranza, sia essa razziale, sociale, culturale, sessuale ecc., è detestabile e rischiosissima per numerosissimi i motivi.

Il pericolo dell'intolleranza religiosa

Però voglio focalizzare la vostra attenzione su un particolare tipo di intolleranza, quella religiosa, della quale sono vittime quanti, ad esempio, ritengono che solamente i propri testi religiosi fondamentali (la Bibbia per gli Ebrei e i Cristiani, il Corano per i Musulmani, i Veda per gli Induisti) siano depositari della "Verità" e, a causa di ciò, li ritengono "superiori" rispetto agli altri testi fondamentali cui fanno riferimento le altre religioni. Questo è un atteggiamento decisamente intollerante; bisogna stare attenti, infatti, a non ritenere che la propria fede si identifichi con una "Verità" universale, dal momento che una cosa è un "atto di fede", un'altra è un dato di fatto.

Fede e verità universale

Ad esempio, i Cristiani affermano che la Bibbia è "Parola di Dio"; ora questa affermazione non si basa su un dato di fatto, sperimentabile, ma è dettata dalla fede, che, come

ci ricorda Agostino di Ippona (sant'Agostino) è riposta "nelle cose che non si vedono", in qualcosa, cioè, che non mostra con evidenza il suo fondamento di verità. I credenti, dunque, devono riconoscere che essi "credono", non "sanno"; che il loro "credo" è comunque un atto di fede, non è basato su una certezza; nessuno, infatti, conosce la Verità riguardo ai quesiti fondamentali che si pone l'uomo (chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, qual è il significato della morte...) e nessuno può arrogarsi il diritto di dire e proclamare il "vero" dal momento che gli uomini, per quel che riguarda i quesiti fondamentali cui abbiamo accennato, sono tutti "ignoranti" e per questo uguali nella loro "ignoranza".

Il diritto di credere

Tutti, dunque, hanno il diritto di credere ciò che a loro sembra "vero" e di lasciarlo fare anche agli altri, che hanno un "credo" diverso. Se nel mondo tutti coloro che credono riconoscessero che non fanno altro che

"credere" e non sono depositari della "Verità", allora non solo si combatterebbe l'intolleranza, ma addirittura si farebbe un primo passo verso la tolleranza universale, che consiste proprio nella libertà che tutti gli uomini, reciprocamente, devono riconoscersi di "credere" e di affermare quanto a loro sembra "vero".

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'esperienza personale di Elia Wiesel che lo rende un'autorità sull'intolleranza?
  2. Elia Wiesel, premio Nobel per la pace, trae la sua competenza sull'intolleranza dalle esperienze vissute nei lager nazisti durante la sua adolescenza, rendendolo un testimone privilegiato delle conseguenze tragiche di tale fenomeno.

  3. Qual è il pericolo specifico dell'intolleranza religiosa secondo Wiesel?
  4. Wiesel mette in guardia contro l'intolleranza religiosa, evidenziando come alcuni credenti considerino i propri testi sacri come unici depositari della "Verità", ritenendoli superiori agli altri, un atteggiamento che porta a una grave intolleranza.

  5. Come distingue Wiesel tra fede e verità universale?
  6. Wiesel sottolinea che la fede non deve essere confusa con una verità universale; i credenti devono riconoscere che ciò in cui credono è un atto di fede e non una certezza, poiché nessuno conosce la verità sui quesiti fondamentali dell'esistenza umana.

  7. Qual è la soluzione proposta da Wiesel per combattere l'intolleranza?
  8. Wiesel suggerisce che il riconoscimento reciproco del diritto di credere in diverse verità potrebbe portare a una maggiore tolleranza universale, poiché tutti dovrebbero accettare di "credere" senza arrogarsi il diritto di proclamare la "verità" assoluta.

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