Concetti Chiave
- Durante la prima guerra mondiale, alcuni socialisti rivoluzionari sostennero l'interventismo, vedendo nella guerra un'opportunità per accelerare la rivoluzione socialista.
- Benito Mussolini, inizialmente pacifista, cambiò posizione dopo aver ricevuto un'offerta dal governo francese per sostenere l'entrata dell'Italia in guerra, fondando poi "Il popolo d'Italia".
- Tra gli interventisti, uomini di sinistra come Gaetano Salvemini ritenevano fondamentale combattere l'Austria-Ungheria per completare l'unificazione italiana e conquistare Trento e Trieste.
- I futuristi, guidati da Marinetti, consideravano la guerra come "la sola igiene del mondo", un mezzo per ridurre la popolazione in eccesso, in un contesto di miglioramento delle condizioni di vita.
- Nonostante le manifestazioni interventiste, la maggior parte della popolazione italiana e dei parlamentari era neutralista, con alcuni gruppi più piccoli che sostenevano l'interventismo, supportati anche da figure politiche influenti.
Socialisti rivoluzionari e interventismo
Ci fu una parte dei socialisti rivoluzionari che durante la prima guerra mondiale aderì a posizioni di tipo interventista, perché secondo loro la guerra poteva funzionare da acceleratore della storia e quindi favorire una rivoluzione di tipo socialista, cioè la guerra rappresentava il punto massimo di crisi del sistema capitalistico, ne metteva in evidenza tutte le contraddizioni e dunque secondo questi rivoluzionari avrebbe favorito il primo passo verso la rivoluzione socialista.
Mussolini e il cambio di posizione
Tra questi ricordiamo Benito Mussolini: egli faceva parte dell’ala massimalista, ed era anche il direttore del quotidiano “Avanti”. Fino allo scoppio della guerra si era attestato su posizioni pacifiste, aveva infatti partecipato a una serie di manifestazioni di tipo pacifista, sia in occasione della guerra in Libia, che prima dello scoppio della guerra mondiale.
Dopo lo scoppio della guerra però Mussolini cambiò improvvisamente idea perché fu contattato dal governo francese che gli offrì del denaro per sostenere l’ingresso dell’Italia in guerra accanto alla Francia.
Quando Mussolini iniziò a propagandare le sue posizioni di tipo interventista, fu naturalmente espulso dal partito socialista, fu costretto a lasciare la direzione dell’Avanti e fondò un proprio giornale, chiamato “Il popolo d’Italia” e lo fondò proprio con i soldi che aveva avuto dal governo francese.
Interventisti di sinistra e destra
Inoltre, tra gli interventisti ricordiamo anche alcuni uomini appartenenti al ramo della sinistra (Gaetano Salvemini) che ritenevano necessario per il completamento dell’unificazione italiana, combattere contro l’Austria-Ungheria per la conquista di Trento e Trieste.
Futuristi e la guerra come igiene
La maggior parte degli interventisti faceva parte di movimenti di destra, come i nazionalisti e i futuristi. I nazionalisti, guidati da Enrico Corradini, ritenevano, come i futuristi, che la guerra fosse un evento naturale e che servisse non solo a portare l’Italia a far parte delle grandi potenze, ma, secondo loro, la guerra aveva anche una funzione sociale, tanto è vero che il poeta futurista Filippo Tommaso Marinetti, scrisse il manifesto dei futuristi nel 1909.
In questo manifesto si poteva capire la posizione dei futuristi nei confronti della guerra. La guerra veniva definita “la sola igiene del mondo”, perché nei tempi passati a togliere di mezzo una parte della popolazione ci pensavano le grandi pandemie o epidemie, invece all’inizio del 900 la qualità della vita, l’economia e la tecnologia erano migliorate, per cui non c’erano più tante persone che morivano a causa delle carestie, quindi per far diminuire la popolazione nel mondo c’era bisogno della guerra, che diventava dunque lo strumento per eliminare la popolazione in eccesso.
Questo fu ripreso da molti intellettuali, non solo futuristi ma anche nazionalisti, tra cui Giovanni Papini, che su una rivista che raccoglieva interventi degli intellettuali di estrema destra, scrisse una pagina intitolata “amiamo la guerra”.
Manifestazioni interventiste e neutralismo
Gabriele D’Annunzio era un interventista che non si limitava ad affermare le proprie posizioni, ma divenne l’animatore di una serie di manifestazioni di piazza che infervorarono le pizze italiane nel maggio 1915 (poco prima dell’ingresso dell’Italia in guerra, l’Italia entrò infatti in guerra contro la triplice Alleanza il 24 maggio del 1915). Queste manifestazioni le chiamò “le radiose giornate di maggio”.
In realtà, la maggior parte della popolazione e la maggior parte dei deputati all'interno del parlamento era su posizioni neutraliste, vi erano però gruppi più piccoli che riuscivano a farsi sentire grazie a queste manifestazioni. Il problema era che tra gli interventisti c’erano anche il re e Salandra (che era infatti a capo del governo italiano).
Domande da interrogazione
- Quali erano le motivazioni degli socialisti rivoluzionari per sostenere l'interventismo durante la Prima Guerra Mondiale?
- Come cambiò la posizione di Benito Mussolini riguardo alla guerra?
- Chi erano alcuni degli interventisti di sinistra e quali erano le loro motivazioni?
- Qual era la visione dei futuristi riguardo alla guerra?
- Quale fu l'impatto delle manifestazioni interventiste guidate da Gabriele D’Annunzio?
Gli socialisti rivoluzionari credevano che la guerra potesse accelerare la storia e favorire una rivoluzione socialista, evidenziando le contraddizioni del sistema capitalistico (testo).
Mussolini, inizialmente pacifista, cambiò idea dopo essere stato contattato dal governo francese, che gli offrì denaro per sostenere l'ingresso dell'Italia in guerra, portandolo a fondare il giornale "Il popolo d’Italia" (testo).
Tra gli interventisti di sinistra c'era Gaetano Salvemini, che sosteneva la necessità di combattere contro l'Austria-Ungheria per completare l'unificazione italiana, in particolare per la conquista di Trento e Trieste (testo).
I futuristi, come Filippo Tommaso Marinetti, consideravano la guerra "la sola igiene del mondo", ritenendo che fosse necessaria per ridurre la popolazione in eccesso, in un contesto di miglioramento della qualità della vita e della tecnologia (testo).
D’Annunzio animò manifestazioni di piazza nel maggio 1915, note come "le radiose giornate di maggio", che contribuirono a far sentire le posizioni interventiste, nonostante la maggior parte della popolazione fosse neutralista (testo).